Crea sito

FORUM

Per gentile concessione del Prof. Dott. Claudio COMANDINI da dibattito su LINKEDIN

 Claudio Comandini • Gli egizi hanno trasmesso conoscenze ai greci e agli ebrei, ma è solo dalla decifrazione della stele di Rosetta (1822) che conosciamo direttamente le loro fonti.
Nei tre millenni di storia egizia la monolicità sociale si accompagna a diversi cambiamenti di potere. La figura regale è comunque sempre al centro di ogni cosa: il paese è sua proprietà, le raffigurazioni lo esaltano come unico vincitore delle guerre, gestisce i commerci concepiti come scambio di doni, ha carattere divino e la religione è suo affare personale, di cui delega alcuni compiti a sacerdoti che agiscono in suo nome.
La religione non si basa sulla rivelazione ma sui culti, nei quali agiscono una pluralità di credenze locali che danno origine ad una complessa relazione tra divinità, concepite come immanenti al mondo naturale; similmente, diverse verità limitate e a volte in contraddizione possono coesistere.

In questa pluralità di divinità è testimoniata anche anche una tendenza alla fusione delle diverse entità in una sola (teocrasia). Uno dei suoi momenti più tipici è nella riforma di Amenofi IV (1361-1340 ca.), promotore del culto solare di Aton, che comunque non conduce alla negazione delle altre divinità.
La questione riguarda il tema decisivo della formazione dei monoteismi. Gli storici delle religioni l'hanno connessa a quanto in Babilonia secoli prima era stato compiuto con l'esaltazione della figura di Marduk; Freud in "L'uomo Mosè e la religione monoteistica" (1939) la studia mettendo la figura del faraone in relazione con il racconto di Mosè per indagare incrinature dei racconti biblici e traumi della storia.

Maria Pace nell'articolo proposto alla discussione ricostruisce la genalogia degli dei egizi e ne afferma il sostanziale monoteismo, introducendo anche alle sue diverse forme attuali, tutte derivate dalla figura di Abramo.
In altri suoi articoli, collega il culto dei morti alle concezioni della natura umana ( http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=834&Tabella=Articolo&goback=.gde_4880518_member_278021986# !) e demistifica la bufala della "maledizione" di Thut-ank-Ammon http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=500&Tabella=Articolo&goback=.gmp_4880518.gde_4880518_member_5793240299044089860# !)

L'influenza degli antichi egizi è stata enorme e in numerosi aspetti tutta da comprendere. E cosa possono ancora insegnare a noi uomini del nostro tempo?

 Claudio Comandini • Prima di essere decifrati, i geroglifici diedero luogo a diversi tentativi di interpretazione. Tra questi, meritano menzione per la loro particolarità quelli di William Warburton ("Divine legation of Moses" 1737-42), vescovo, avvocato ed erudito inglese, secondo il quale la scrittura geroglifica nacque per esigenze razionali presso tutti i popoli prima di ogni letteratura e sapienza. Dai geroglifici egiziani derivarono le scritture alfabetiche, e tuttavia gli egizi continuarono a utilizzare gli antichi caratteri, attribuendo loro un significato sacro.
Warburton, empirista e illuminista, tematizza il ruolo di metafora, poesia e immaginazione, aprendo al contempo a considerazioni sulla storia affini a quelle di Vico. Curiosamente, giunge a queste conclusioni per salvaguardare i testi sacri dall'accostamento alle leggende dei diversi popoli. Politicamente è conservatore e contrasta ogni liberalismo, e da convinto apologista anglicano vuole la chiesa fortemente unita allo stato.
Tuttavia, pur contestando l'origine divina del linguaggio e ponendola nelle selvagge condizioni di vita degli uomini primitivi, associa il geroglifico all'interpretazione dei sogni e al culto degli animali. La sua teoria è sulla scorta di Artemidoro, la cui "Onirocritica" (200 d.C. circa) proponeva interpretazioni razionali dei sogni basate sull'idea stoica della "simpatia" universale.

Il simbolismo geroglifico si lega a quello onirico e la scienza dei sogni era una scienza dei segni, come esemplifica l'episodio biblico del sogno del faraone spiegato da Giuseppe. Un'osservazione di Derrida, il filosofo che ha più insistito sul carattere "altro" della scrittura, riporta questa idea su un registro diverso ("La scrittura e la differenza" 1967):
"Il codice geroglifico valeva di per sé, come 'Traumbuch' [libro dei sogni]. Preteso dono di Dio, costituito dalla verità della storia, era diventato il fondamento comune a cui attingeva il discorso onirico: lo sfondo e la sua messa in scena.
Dato che il sogno era costruito come una scrittura, i tipi di trasposizione onirica corrispondevano a condensazioni e a spostamenti già praticati e registrati nel sistema dei geroglifici. Il sogno farebbe uso sono di elementi compresi nel tesoro geroglifico, un po' come una parola scritta potrebbe attingere ad una lingua scritta."
Antonio Verri, curatore e prefattore della prima edizione italiana del testo di Warburton ("Scrittura e civiltà", Longo editore, Ravenna 1986) precisa quindi che struttura psichica e geroglifica avrebbero comune origine in un culto attribuito non tanto agli animali, quanto alla loro immagine dipinta, e quindi alla scrittura stessa.
Anche oggi, suoni e figure alla base della comunicazione umana rappresentano un enigma.