Crea sito
MAAT  - La Signora della Sacra Piuma ( la Dea della Giustizia)

La religione nell'Antico Egitto

      • LA GENESI
      • POLITEISTI o MONOTEISTI?
      • DIVINITA' FEMMINILI
      • DIVINITA' MASCHILI
      • LA TRIADE... ossia Sacra Famiglia
      • L'OCCHIO DIVINO
      • FIOR DI LOTO
      • GLI EGIZI ... adoravano davvero gli animali?
      • IL DILUVIO UNIVERSALE
      • LA FENICE
      • MAGIA E RELIGIONE
      • INNO ad ATON
      • COSMOLOGIA E "DOTTRINA DEL LOGOS"

      KA - BA ... La complessa religiosità degli Antichi Egizi

      Era convinzione di questo straordinario popolo, che l’esistenza umana attraversasse tre momenti, tutti e tre fondamentali, misteriosi e complessi:
      - la vita terrena
      - la morte
      - la vita ultraterrena
      Già cinque secoli prima di Cristo, lo storico Erodoto scriveva:
      “Gli Antichi Egizi erano un popolo che praticava il Culto dei Morti, ma amava intensamente la vita.”
      Sembra una contraddizione,  ma non lo è!

      - La Vita terrena, dicevano gli Antichi Egizi, era un dono che gli Dei facevano alla creatura umana per consentirle di prepararsi alla vita ultraterrena: l’Eternità e l’Immortalità.
      Questo popolo fu ossessionato dall’idea di Immortalità: per essa, eresse opere colossali come La Sfinge e le Piramidi, innalzò Templi e Santuari che  sfidano ancora oggi il Tempo.

      - La Morte, per il popolo nilotico, costituiva un passaggio tra la prima fase e la seconda e non era vissuta  con l’ossessione dei giorni nostri. Poteva essere traumatica, certo, e certamente era rifuggita, ma, al contempo, accettata con fatalità e pragmatismo.

      - La vita ultraterrena, ossia la Vita Eterna, desiderata ed agognata da tutti, non era, però, appannaggio dell’intera umanità, poiché bisognava meritarsela. Per comprendere appieno la profondità di questo pensiero filosofico, basta leggere qualcuna di quelle Massime Sapienziali che invitavano a vivere una vita terrena onesta e operosa e generosa:
      “L’uomo litigioso causa disordini.”
      “Non essere malvagio: la bontà genera simpatia.” oppure:
      “Onora una vita di lavoro: l’uomo che non ha nulla diviene desideroso dell’altrui proprietà.”
      “Agisci rettamente durante il tuo soggiorno terreno.”
      E ancora:
      “Aiuta le vedove e coloro che sono in lacrime.”

      Per consentire tutto questo, dicevano gli Antichi Egizi, Dio aveva dotato la creatura umana di una complessa natura e di un certo numero di… per comodità le chiameremo entità, termine da cui esoterici e pseudo-studiosi, hanno sempre attinto a piene mani per le loro bizzarre dottrine, teorie e affermazioni.
      Sette. Erano sette, queste entità, ognuna con un compito ben specifico.
      - Djet: il corpo, deputato ad operare durante la vita terrena. Viveva fisicamente le esperienze di vita, come amare, lavorare, essere la salute o sopportare la malattia,  ecc.
      - Ka: chiamato anche “Doppio”. Copia esatta del djet, era fisicamente inconsistente, trasparente ed evanescente; corrispondeva a quello che noi, gente moderna, chiamiamo Spirito o Fantasma.
      Era raffigurato con due braccia sollevate verso l’alto ed era quella, fra tutte le entità del defunto, che aveva il compito di intraprendere il viaggio nell’Oltretomba per sottoporsi al Giudizio di Osiride.
      - Ba: un po’ difficile, definire questa entità. Di sicuro era qualcosa di speciale, che solo la creatura umana possedeva e che la differenziava all’animale (senza anima).
      Alla sottoscritta piace definirla la parte divina che è in ogni essere umano: l’Anima, che Dio trasfuse all’uomo quando lo creo, soffiandogli attraverso le narici. (concetto ripreso successivamente dalla cultura ebraica: basta leggere la Bibbia e la Creazione dell’uomo)
      Il Ba è raffigurato come un uccello (quasi sempre un airone) con testa umana, forse a causa della presenza dei numerosi stormi d’uccelli che stazionavano sulle cime dei monti delle necropoli.
      - Ib: il cuore, sede della coscienza e del carattere di ogni individuo.

      - Shut: l’Ombra. Copia in negativo del djet, alla morte dell’individuo, l’Ombra si staccava dal corpo e vagava inquieta nell’attesa del Giudizio di Osiride. Accadeva anche che lo seguisse nell’Aldilà.

      - Ren: il Nome. Era così importante, questa entità, da negare l’esistenza a chi non lo possedeva o non lo possedeva più. Basti pensare al deplorevole uso di cancellare da Templi e Monumenti, il nome di alcuni Faraoni scomodi, come il celeberrimo Akhenaton, al solo scopo di cancellarne la memoria.
      - Akh: chiamato anche il Glorioso o il Luminoso.


      Cosa accadeva ad una persona appena defunta?
      Ecco il rituale cui era sottoposta e il mito, a cui il popolo egizio si aggrappava.
      Convinto?... Immagino di sì!... Almeno quella parte del popolo tenuto nell’ignoranza!
      Subito dopo il decesso, i Sacerdoti funerari prelevavano il cadavere e lo trasportavano alla Casa dell’Imbalsamazione per prepararlo “fisicamente” all’Immortalità.
      Settanta o anche ottanta giorni, durava il processo di conservazione del corpo, ma qui, bisogna fare una distinzione fra Imbalsamazione e Mummificazione.
      La seconda era un “processo naturale” di conservazione del corpo e lo si praticò, all’incirca, fino alla IV o V Dinastia (epoca di Giza, Sakkara, ecc). Non occorreva intervenire sul corpo, poiché bastavano clima secco e temperature elevate.
      La prima era, invece, un “processo artificiale”. Il  corpo veniva svuotato degli organi molli (fegato, stomaco, intestino e polmone, i quali venivano conservati in appositi contenitori,  conosciuti con il nome di vasi canopi) e il vuoto era riempito con paglia, resine, balsami; poiché non si praticava ancora la sutura delle ferite,  queste tendevano ad aprirsi. Per ovviare all’inconveniente, il cadavere veniva avvolto in bende tenute insieme da una colla, scura e densa. Ancora oggi non se ne conosce bene il composto, che  qualcuno chiamò (in egiziano): mummif (bitume), da cui la

       

       

       



       

      parola  mummia.

      Seguiva una cerimonia funebre officiata, alla presenza di amici e parenti, da Sacerdoti funerari, tra cui il sacerdote-sem, riconoscibile (in pitture parietali o papiri) dalla pelle di leopardo sulle spalle e il chery-webb, Sacerdote –lettore,riconoscibile dalla lunga stola bianca adagiata su una spalle.
      Prima di calare il sarcofago nella tomba,  si metteva in atto un complesso rituale conosciuto come “Il rito dell’apertura della Bocca”, che avrebbe restituito i sensi al defunto e gli avrebbe consentito una vita  “normale”..

      Cosa accadeva, nel frattempo alle altre entità?
      Il Ba, l’Anima, usciva dalle narici e con forma di uccello con testa umana, volava sulle montagne della necropoli. Qui restava in attesa di congiungersi alle altre entità, dopo il Giudizio di Osiride. 
      Anche la Shut, separata dal corpo, restava in attesa e in caso di Giudizio sfavorevole, si aggirava di notte, arrecando ovunque terrore e danno. Qualche volta riusciva a seguire il Ka nel suo peregrinare lungo le vie dell’Oltretomba e, se il Giudizio di Osiride fosse stato sfavorevole, non c’era scampo neppure per essa.
      -L’Ib, il Cuore, doveva raggiungere il Tribunale di Osiride per essere giudicato. Messo su uno dei piattelli della Sacra Bilancia di Maat, Dea della Verità e della Giustizia, doveva pesare non più della Sacra Piuma, che la Dea si staccava dal capo e poneva sull’altro piattello.

       


       


      Ma… torniamo al Ka, lo Spirito. Era il solo (a parte il Cuore) fra tutte le entità del defunto, a mettersi in viaggio attraverso le oscure ed insidiose vie della Duat, l’Oltretomba egizia. Doveva affrontare creature spaventose come il serpente Apep,(meglio conosciuto con il nome di Apofi), il leone Akhet, il coccodrillo Shui e molte altre ancora; doveva percorrere fiumi dalle acque impetuose, laghi di fuoco, montagne di ghiaccio e… (chi più ne ha, più ne metta).
      In questa impresa, però, non era né solo né sprovveduto:  Divinità funerarie erano pronte ad aiutarlo e, naturalmente, la  Magia... la magia, ancella della Religione o, più esattamente, sua comprimaria: il defunto, infatti, aveva a sua disposizione He-kau, formule magiche per affrontare pericoli e annientare nemici. Erano, per lo più, scritte su scarabei di pietra turchese; in alcune tombe ne sono stati trovati fino a novanta esemplari.
      Giunto alla Sala del Tribunale, lo aspettavano Osiride e la Corte dei Quarantadue Spiriti, ognuno dei quali rappresentava un peccato: invidia, inganno, appropriazione indebita, ecc.)
      Formule magiche, naturalmente, lo aiutavano a superare le difficoltà… D’altronde, bastava essere innocente di almeno Sette dei Quarantadue Peccati per scongiurare la fine.
      Una fine davvero orrenda, quella riservata ai peccatori: le fauci di Ammit la Bestia, un ibrido con testa di ippopotamo, corpo di leone e coda di coccodrillo.
      Il Ka che fosse riuscito a superare il Giudizio, poteva fare due cose (e di solito le faceva entrambe): restare nell’Oltretomba e soggiornare negli Hotep Jaru, il Paradiso egizio, come  Spirito, oppure tornare nella hut-ka, la tomba, dove lo aspettava il corpo imbalsamato e dove poteva congiungersi alle altre entità e vivere fisicamente in quella dimora.
      Era quello, infatti, lo scopo della preservazione del corpo fisico: dare un supporto allo Spirito e permettere al defunto la sua Vita Eterna.

      E l’Akh, il Luminoso?
      All’interno della tomba poteva accadere uno strano fenomeno: dopo un po’, il corpo di un defunto innocente e virtuoso cominciava ad emanare luce. Meno erano i peccati, più intensa si faceva la luce: un modo poetico, forse, degli Antichi Egizi, di spiegarsi il fenomeno dei fuochi
       

      Cosmologia e "Dottrina del Logos"

      ANTICO EGITTO – COSMOLOGIA e “Dottrina del Logos”

       

      Per Genesi, in ogni cultura, si intende il complesso dei miti sulle origini dell’Universo e il tentativo di spiegare come LUCE e FORMA siano scaturite o emerse dal Liquido Caos che gli Antichi Egizi chiamavano NUN.

      Caos Liquido, Acque Primeve, Abisso, Caos Primordiale…. o come lo si vuol chiamare, il NUN  era sconfinato e senza forma, privo di dimensione e di direzione.
      “Era” e basta.
      Il NUN, però, non era il Nulla, poiché sarà da esso che l’Universo avrà origine.


      In verità, gli Antichi Egizi consideravano troppo misteriosa la Cosmogonia, ossia “l’inizio delle cose”, per attribuirle un canone fisso o un unico mito, come avverrà successivamente per la Genesi  ebraica o addirittura quasi quattromila anni dopo per quella greco-romana.
      Gli Antichi Egizi non fissarono mai un unico mito; così, se ad Eliopoli era RA il Dio-Creatore, ad Hermopoli era THOT ed a Memfi era PTHA.

      Gli elementi necessari alla Creazione per emergere dal NUN sono: Luce – Vita – Terra – Intelletto e i miti della cosmologia cambieranno ogni volta che sarà messo in rilievo uno di questi elementi, secondo le varie culture locali.
      I miti riguardano:
      - la comparsa della LUCE, che coincide con l’Alba Primeva e il primo sorgere del Sole.   
      - la creazione della VITA
      - l’emersione della prima TERRA, (Tumulo Primevo)
      - l’istituzione dell’INTELLETTO


      Mentre alla base della Teologia Eliopolitana (vedi gli articoli: “La Genesi Egizia” e “La Fenice”), ci sono soprattutto i primi tre elementi, l’ultimo costituisce il fondamento della Teologia Memfitica, conosciuta anche come “Dottrina del Logos”.

      Ad Eliopoli il mito fondamentale è quello di Atum-Ra Dio-Autocreatore, che all’interno del NUN procrea (masturbandosi) la prima coppia, che a loro volta genereranno (sessualmente) una seconda coppia.
      A Memfi, all’interno del NUN troviamo Ptha-Taten
      Dio-Autocreatore che crea  la VITA attraverso :
      - la LINGUA  (PAROLA o LOGOS)
      - il CUORE  (INTELLETTO)

      (nota: per gli Antichi Egizi il Cuore-IB era la sede dell’Intelletto, della Rettitudine, delle Emozioni…)

      PTHA è anche HE_KA, cioè Parola-Divina, perché la LINGUA o PAROLA o LOGOS, fa parte di Dio ed è Dio stesso: la LINGUA o PAROLA o LOGOS, dunque, è DIO-CREATORE.
      Ma non è tutto: quello della Creazione, secondo la Dottrina Menfitica, non è un ATTO casuale, ma è un”Progetto”, poiché implica il coinvolgimento di  MENTE (Pensiero Divino) e VOLONTA’ (Comando Divino), che la HE-KA, Parola-Divina o Lingua o Logos, come diranno i greci di Alessandria d’Egitto, ha concretizzato.

      Questi concetti astratti: Pensiero, Comando, Ordine, Intelletto, perché siano comprensibili, vengono personificati, per permettere loro di agire.
      Diventano “funzioni” del DIO-Creatore e vengono dati loro dei nomi: Maat, sarà l’Ordine Cosmico,
      Thot, l’Intelletto e la Conoscenza, ecc…

      Si legge nei Testi delle Piramidi:
      “E così furono fatti tutti gli Dei. E così ogni HE-KA, Parola di Dio viene da quello che il Cuore ha pensato e la Lingua ha comandato.
      Come tutti gli Dei furono fatti e l’intera Compagnia Divina fu creata, così ogni He-Ka, Parola di Dio, viene da quello che il Cuore ha pensato e che la Lingua ha comandato.
      Così furono fatti i Kau (spiriti) e gli Hemsut (Geni) che producono tutto il cibo e il nutrimento mediante quella stessa He-Ka, Parola Divina, la quale dichiara anche ciò che deve essere amato e ciò che deve essere odiato…”

      Quelli che sembrano, dunque, momenti diversi della Creazione e cioè, Comparsa della Luce, Emersione della prima Terra, creazione della Vita, espressione dell’Intelletto, non sono atti consecutivi, ma aspetti diversi di un solo evento che si concretizza attraverso la He-Ka, cioè la Parola-Divina, la Lingua, il Logos.
       

      Inno ad ATON

      INNO  ad  ATON 


      Bella è la tua alba, Aton Vivente, Signore dell’Eternità.
      Tu sei fulgente, bello e forte.
      Grande e profondo è il tuo amore.
      I tuoi raggi illuminano gli occhi di ogni creatura;
      il tuo disco diffonde la luce che fa vivere i nostri cuori.

      Tu hai colmato le Due Terre del tuo amore,
      Magnifico Signore che ti sei creato da te stesso,
      che hai creato la Terra e tutto ciò che vi si trova:
      uomini, animali e alberi che sbocciano dal suolo.

      Sorgi, dunque per dare loro la vita,
      poiché tu sei padre e madre di tutte le creature.
      I loro sguardi si levano verso di te quando ascendi nel firmamento.
      I tuoi raggi rischiarano tutta la Terra.
      Ogni cuore si riempie di entusiasmo quando ti vede,
      quando tu gli appari  come il Signore.
      quando ti corichi dietro l’orizzonte dell’occaso del cielo
      le creature si addormentano come morte,
      le loro menti si annebbiano
      le loro nari si chiudono fino a che il tuo fulgore
      si rinnovella il mattino, dall’estremo orientale del cielo.

      Allora levano le braccia e invocano il tuo spirito.
      La tua bellezza ridesta alla vita e si  rinasce.
      Tu ci offri i tuoi raggi e tutta la terra è festante:
      si canta, si suona, si mandano grida di gioia
      nella corte del castello dell’Obelisco,
      nel Tempio di Aketaton, la grande piazza che ti piace tanto,
      ove ti si fanno le offerte di cibo.

      Aton tu sei eterno.
      Hai creato il lontano cielo per innalzartici
      e dall’alto mirare tutte le cose che hai create.
      Tu sei uno eppure dai la vita a milioni di esseri.
      Le loro mani ricevono da te il soffio vitale.
      Quando esse vedono i tuoi raggi, tutti i fiori vivono,
      essi che sbocciano dal suolo e si  schiudono al tuo apparire,
      si inebriano della tua luce.
      Tutti gli animali si rialzano subitamente,
      gli uccelli che riposavano nei nidi dischiudono le ali,
      le aprono per pregar Aton, fonte di vita

       

      (composto quasi sicuramente dal faraone Amenopeth IV meglio conosciuto cone AkenAton - il Faraone Eretico)

       

      MAGIA E RELIGIONE

      ANTICO EGITTO - Magia e Religione

      MAGIA E RELIGIONE

      Conosciamo tutti la grande religiosità che caratterizzava l’esistenza dell’antico popolo egizio. Sappiamo che Religione e Magia guidavano
      ogni atto o pensiero del quotidiano. Ciò che forse non si conosce a fondo è il carattere di tale religiosità: utilitaristico e non (come nelle moderne Religioni) esclusivamente trascendentale. In parole più esplicite, per gli Antichi Egizi, la Religione rappresentava uno strumento con cui rendere più facile, o almeno più semplice, l’esistenza umana.
      Un esempio chiarificatore: il fedele, oggi, prega il suo Dio nella speranza che gli venga concessa la grazia richiesta, l’antico egizio, invece, disponeva di “strumenti” con cui costringeva la Divinità a concedere quanto richiesto.
      Rew ed he-kau ossia Incantesimi e Formule Magiche: questi, gli strumenti. Erano, però, “strumenti” da usare con le dovute precauzioni, se si voleva raggiungere lo scopo ed attirare l’attenzione divina, altrimenti, irritare o solamente distrarre la Divinità dalle sue occupazioni, poteva essere pericoloso o addirittura letale.
      Comunicare con la Divinità non era facile. Bisognava farlo con la giusta intonazione di voce: quel tono di voce capace di indurre la Divinità a lasciare ogni altra occupazione e ad intervenire… ( la voce del muezzin dall’alto di un minareto o il Salmo recitato da un rabbino oppure la preghiera intonata da un prete cristiano durante la celebrazione della Messa, non sono, forse, retaggio di un così antico rituale per invocare Dio?)
      Chery-vebb, ossia “Puro di voce”, così si chiamava il sacerdote che conosceva la giusta intonazione di voce, necessaria per recitare le he-kau, Formule Magiche; sem, era invece il nome del sacerdote-esorcista, dotato di urre-ka, strumenti magici; il primo riconoscibile per la lunga stola di lino appoggiata sulla spalla destra e l’altro per la pelle di leopardo in spalla.

      Queste e molte altre curiosità, aneddoti, notizie, ecc… scoprirete nella lettura dell’ultimo libro di Maria PACE:

      DJOSER e lo Scettro di Anubi”

      edito da: SOCIETA’ EDITRICE MONTECOVELLO
      in uscita presso le migliori librerie o direttamente presso la Casa Editrice

      La Genesi

      IL NUN - Caos o Acque Primordiali

      La Creazione della Vita

      I  “Testi delle Piramidi”, una sorta di raccolta di scritti di carattere religioso, così riportano:
           “Salute a Te, Atum, Salute a te.
             Salute a Te, il Divenente, che avesti origine da te stesso…”

      Atum  vive nel NUN,  Acque Primordiali e Abisso sconfinato che si stende all’infinito e in ogni direzione. Tutto è Tenebra informe, senza aria né luce.
      Il NUN,  però, non è il Nulla, poiché esiste ed è la materia che successivamente darà la vita al Cosmo o Universo: è la bolla creata da Atum in mezzo al NUN.

      Atum vive in completa inerzia in mezzo a tanto tenebrore e si sa che ozio e solitudine, prima o poi, finiscono per fiaccare lo spirito… anche quello di un Padre Eterno.
      Così, un bel giorno, Atum decide di porre fine alla propria solitudine
      e procurarsi compagnia.  Lo fa autoprocreando, poiché Egli è il “Grande Lui-Lei, un Essere bisessuale: un maschio ed una femmina.

      Ma come andò la cosa?
      Ci sono due versioni del fatto: lo fece attraverso la masturbazione o il Verbo, la Parola-Divina.
      La prima è una visione primitiva e fisica della Creazione e la seconda, invece, è una concezione più intellettuale o spirituale.
      In realtà, i due aspetti sano complementari, poiché la masturbazione spiega l’aspetto riproduttivo della Vita mentre il Verbo, ossia il “Soffio Divino” alitato attraverso le narici, ne spiega l’aspetto spirituale .
      La prima si trova alla base della Dottrina Eliopolitana e la seconda, invece, della Teologia Memfitica.

      Ed eccoci giunti  al mito della “Creazione della Luce e della Prima Alba”.
      Shu e Tefnut,  sono i Figli Divini così concepiti.
      Shu è lo “Spazio” in mezzo alla “Tenebra Primordiale”, è Luce e Aria.
      Tefnut è Umidità e Vapore. Insieme i due costituiscono la “Prima Coppia” in grado di procreare sessualmente.
      ATUM è stanco della propria inerzia; vuole mettervi fine. Allora chiede al NUN come procurarsi un luogo su cui posare e l’ABISSO gli dice di baciare sua figlia Tefnut : la collocazione dell’Universo o Mondo-Creato all’interno del Nun è, dunque,  un atto d’amore di ATUM,  Il Supremo.

      Creato l’Universo non resta che creare l’Ank, la VITA.
      SHU e TEFNUT  accontentano subito ATUM  e procreano due figli: NUT e GEB, i quali costituiscono la Prima Coppia creata sessualmente.
      I due all’origine sono una sola cosa: due divine   entità sessualmente avvinte.
      Ma SHU è geloso di NUT e la separa con forza dallo Sposo, sollevandola in alto e sorreggendola con le braccia: i Pilastri che sorreggono il Cielo, ossia NUT... GEB è invece, la Terra. (interessante notare come in questa cultura la Terra non sia FEMMINILE).
      Quell’atto del dramma della Creazione Cosmica, però, sarà causa e origine della Creazione della Vita: GEB e NUT potranno generare i loro quattro figli.
      I loro nomi sono: Iside, Osiride, Seth e Nefty..
      Dove andranno a vivere?

      Ecco come è descritta nei “Testi di Shu” la comparsa della Luce e della Vita fuori del CAOS:

                  “quel soffio di vita che sgorgò dalla gola dell’uccello BENU,
                     in cui ATUM apparve nel Nulla: l’Infinito e la Tenebra
                     e il Mistero Premevo…”

      Possiamo, dunque, immaginare una Terra emersa dall’Abisso (fu un monte a forma di piramide ad ON, nome egizio di Eliopoli), su cui andò a posarsi la Fenice, l’Uccello-BENU, Araldo della Vita.
      Possiamo immaginarlo nell’atto di aprire il becco e rompere il “Silenzio”  per annunciare la Vita.
      Il BENU, La Fenice, dall’aspetto di un grande airone grigio, è  la incarnazione del LOGOS, ossia il Verbo,    che annuncia la Vita.
      Il BENU, la Fenice, è  Simbolo e  Principio della Vita: è l’ANGELO DELL'ANNUNCIAZIONE.

       

       

      Testo

      La Fenice

      IL  BENU - LA FENICE


      Il BENU o BENEV, meglio conosciuto come FENICE, Uccello dell’Annunciazione e Ambasciatrice della Vita e della Luce, è sicuramente il simbolo più affascinante della mitologia egizia.  I Greci ne tradussero il termine in Phoi-nix, da cui Fenice.
      Già Erodoto e Tacito ne parlano, ma nessuno dei due riesce a cogliere il profondo simbolismo del “Principio della Via” racchiuso in questa che è una “Epifania” o Apparizione di Dio.

      I due autori, infatti, riducono questo simbolo  straordinario in una splendida, ma semplice favola.
      Erodono racconta:
      “Questo uccello, dall’aspetto di aquila e dal piumaggio d’oro rosso-fiammeggiante, ogni cinquecento anni volava dall’Arabia ad Eliopoli trasportando in un uovo la salma del padre per seppellirla nel Tempio di Ra, il Dio-Sole.”
      Si tratta, dunque, di una delle tante leggende sorte intorno a questo mitico uccello, ma che si distaccano notevolmente dal suo vero simbolismo originale.
      E Tacito se ne allontana ancora di più con il suo racconto. Egli ci narra che la Fenice si costruisse un nido in Arabia, dal cui interno, dopo cinquecento anni, usciva una nuova Fenice che uccideva il padre e lo bruciava per poi andare a costruirsi un nuovo nido.
      La leggenda più suggestiva, ma ancor più lontana dal mito originale egizio, è certamente quella che vede la Fenice, sempre dopo cinquecento anni, salire sul rogo di un pira di legni odorosi di resine e risorgere dalle sue ceneri.
       

      Ma qual è il mito originale nato in Egitto e facente parte della Dottrina Eliopolitana?
      Qui, la Fenice non è simbolo di morte, ma Principio di vita e la fiaba greca è lontana anni luce dal simbolismo ieratico egizio.
      Nella  mitologia egizia il Benu era una delle forme primordiali assunte da Atum, il Dio Supremo, per annunciare  l’avvento della Vita e della Luce all’interno del NUN, le Acque Primordiali.
      Assunto l’aspetto di un airone grigio (al contrario della fiammeggiante aquila del mito greco rubacchiato agli egizi), Atum sale sul Ben-Ben, la prima terra emersa e “aprendo il becco ed emanando il suono” rompe il silenzio della “Notte Primordiale”.
      Il Benu o Fenice, è dunque, l’Incarnazione della Parola Divina: il Logos dei greci.

      L’aspetto dell’incarnazione in airone non va presa alla lettera (come ha fatto Erodoto) ma come simbolo: si tratta della prima apparizione del Dio Supremo per annunciare la comparsa della Vita e della Luce.
      Benu, dunque, è l’Anima di Atum, così come, più tardi, il Ba, sarà l’anima dell’uomo (uccello con testa umana).

      Un brano dei “Testi dei Sarcofagi” mette queste parole sulla bocca dell’anima di un defunto:
          “Io vengo dall’Isola-del-Fuoco,
           dopo aver riempito il mio corpo di Heka.
           Vengo come l’Uccello che riempì il mondo
           di quello che il mondo ancora non sapeva..”

      L’Isola-del-Fuoco (O dell’Avvampamento) per molti è stata identificata con Eliopoli, la citta del Sole e l’Heka è l’”essenza della Vita”; l’Uccello, infine,  è il Benu che “riempì il mondo di quello che non sapeva”.
      E’, cioè, l’Uccello che attraversò l’Universo ancora immerso nella “Notte Primordiale” e giunse ad Eliopoli, la prima terra emersa, per annunciare l’Avvento della Vita e del Tempo, con tutti i suoi cicli ricorrenti: il giorno, la decade, il mese, l’anno e il tempo infinito. 

       

      La Traide... ovvero, Sacra Famiglia

      LE TRIADI

      Testo
      La Triade... ossia Sacra Famiglia
      Il concetto di Triade o Trinità nella Teologia egizia fu presente prima ancora delle epoche Dinastiche.

      Su tutto il territorio, conosciuto ancora con il nome: “Il Paese delle Due Terre” (La Valle e il Delta), il  Neter-Wa,  (Dio-Uno), che si manifestava attraverso l’astro solare, assumeva nomi diversi, nei diversi centri, ma era fatto della stessa sostanza ed esprimeva lo stesso
      concetto.

      Non a caso, il concetto del Divino si identificava nel Sole o nel Fiume: i due elementi fonte di Vita. E, non a caso, in Egitto non fu mai presente un Dio dei Fulmini (Zeus di Greci e Romani) oppure delle Tempeste Marine (Enlil dei Babilonesi). Questo perché la Religione, sempre associata alla Magia, aveva uno scopo utilitaristico più che trascendentale.

      La Triade Egizia  (o Trinità), era  costituita non da:
          Padre – Figlio – Spirito Santo
      come quella cristiana (che, peraltro, verrà assai dopo) ma da:
          Padre – Madre – Figlio
      Una Sacra Famiglia!


      Era raffigurata con un triangolo isoscele capovolto, con al centro un  Occhio Sacro (quello di Atum: Dio_Creatore). I due vertici superiori rappresentavano il Padre e la Madre e quello inferiore, invece, il Figlio.

      Tutti i centri e le città più importanti dell’epoca avevano la propria Triade, che cambiava solo di nome, come dicevo prima, ma non di sostanza.
      Le Triade erano diverse ed io ne cito solo alcune, le più conosciute:

      A Memfi c’era quella composta da:
             Ptha – Sekmet e il figlio Nefertum

      Ad Abidos troviamo:
            Osiride – Iside e il figlio Horo

      A Tebe, invece, c’erano:
            Ammon – Mut e il figlio Konsu

      Ed a Dendera:
            Hathor – Horo e il figlio Iny


      La mitologia egizia assegna ad ognuna di queste Triade vicende in cui si ravvisano vicissitudini umane di quei luoghi di culto, ma anche eventi naturali.
      Un esempio: il Diluvio Universale, che incontriamo associato alla Triade di Memfi (vedere post)  oppure il mito del sacrificio  divino: Il Dio morto e risorto, ossia il mito di Osiride, (vedere post), ecc…

       

      VICENDE DI: Iside - Osiride - Horo

      Le vicende di:   OSIRIDE - ISIDE  - HORO

      La più complessa, ma straordinaria espressione del pensiero etico-filosofico-religioso egizio è senza dubbio la figura di Osiride.
      Osiride è diverso da tutte le altre Divinità.
      Osiride è simbolo del dramma dell'esistenza umana: l'ineluttabilità della morte e la speranza della resurrezione. Osiride è il simbolo del Ciclo: Vita-Morte-Resurrezione.
      Osiride è la "vittima" per eccellenza: viene sacrificato, ma il suo sacrificio e la sua passione, vengono compensati dalla Giustizia e dall'Ordine Universale ristabiliti.
      Sposo e padre amato, viene soccorso dalla sposa Iside e dal figlio Horo...

      Ma vediamo un po' più da vicino il Mito di questa "Sacra Famiglia" e le sue vicende quasi umane.
      Nut e Geb,  Signora del Cielo e Signore della Terra, avevano quattro figli: Osiride, Iside, Seth   e Nefty.  Iside ed Osiride, narra il mito, erano innamorati ancora già nel grembo materno. Belli, generosi ed operosi, costituivano la coppia perfetta.  Al contrario degli altri due figli della coppia divina, Seth e Nefty, che si detestavano cordialmente ed erano irresistibilmente attratti l'uno da Iside e l'altra da Osiride.

      I Testi, gli Inni, le Litanie che raccontano questo Mito, però, non hanno i toni e gli accenti del dramma e della tragedia; però, sono pervasi dal dolore profondo della "Passione" e dalla esultanza della "Resurrezione":  Osiride è Fondatore di una "Epoca d'Oro" raggiunta attraverso la instaurazione della Giustizia e dell'Ordine.
      Recita un Inno del Nuovo Regno:
                     "Egli stabilì la Giustizia su tutte e due le sponde
                        Mise il Figlio al posto del Padre..."

      Ma Osiride ha un grande nemico. Si chiama Seth ed è suo fratello minore.
      Seth è litigioso, violento e irascibile. In una parola: Tempestoso. Seth è la personificazione della Violenza e della Forza Cieca.  Perfino la sua nascita fu una esplosione di forza a violenza.
                      "Tu, che la Dea pregnante, Nut, Signora del Cielo, partorì
                        quando spaccasti il Cielo in due,
                         Tu sei investito con la forma di Seth,
                          che proruppe fuori con violenza...!"
      Fu Seth a distruggere l'Ordine  Precostituito delle Cose e lo fece uccidendo Osiride.

      Come avvenne il fattaccio?
      Varie le versioni di questo delitto.
      Il mito più recente é quello riportato da Plutaro (II° secolo d.C.) che parla di una festa durante la quale Seth convinse l'ingenuo Osiride a stendersi in una cassa per vedere se riusciva a contenerlo, dopo di che, gettò la cassa nel Nilo.
      La cassa, continua il mito, fu spinta dalla corrente fino a Biblos e finì su un albero che,  crescendo a dismisura, attirò l'attenzione del Re di quella città il quale fece tagliare il tronco per farne la colonna portante del suo Palazzo.

      Iside, giunta a Biblos, si fa consegnare il corpo dell'amato Osiride intrappolato in quel tronco e lo riporta in Egitto; qui, però, Seth, approfittando di un suo momento di disattenzione, riesce a trafugare la salma, tagliarla a pezzi ( 7 oppure 14) ed a gettarli in diverse zone del Paese.
      Il mito più antico e primitivo, appartenente alla Teologia Memfitica, parla, invece, di annegamento nelle acque del Nilo e descrive così l'evento.
                         "Nefty ed Iside accorsero subito perché Osiride stava annegando.
                           Esse lo guardarono, lo videro e inorridirono.
                           Horo comandò a Iside e Nefty di afferrare Osiride per impedirgli di annegare..."

      Altra versione, di Testi delle Piramidi ancora più antichi, indica un luogo chiamato Nedit, dove Osiride sarebbe stato ucciso, il corpo fatto a pezzi e i pezzi sparpagliati per tutto il Paese.
      Ma ecco accorrere Iside in aiuto dell'amato sposo ed insieme alla sorella Nefty, andare alla ricerca dei pezzi e ricomporli attraverso una prima forma di imbalsamazione, con l'aiuto di Anubi, il figlio che Osiride aveva avuto da Nefty.
      E' la prima "mummia", ma non è ancora la "Rinascita... per questo bisognerà aspettare che il dramma si compia per intero.
                          "Benefica Iside che protesse il fratello e andò in cerca di lui
                             né volle prendere riposo finché non l'ebbe trovato..."

      Alla ricerca dei pezzi del corpo di Osiride, attraverso le paludi e le rive del fiume, Iside si era recata assieme alla sorella Nefty; li recuperarono in varie località: a Philae, a Letopolis, ad Abidos, ecc.... eccetto il fallo, ingoiato da un pesce.
      Iside, però, voleva dare un erede al suo sposo amatissino, affinché da grande potesse vendicarne la morte. Cosa che fece, prima di dargli sepoltura.
      Ecco come recita l'Inno:
                              "Ella ravvivò la stanchezza dell'Inanimato
                              e ne prese il seme nel suo corpo, dandogli un erede.
                              Allattò il fanciullo in segreto,
                              il luogo ove egli stava essendo sconosciuto..."
      Quel luogo segreto, quel nascondiglio, era il Chemmis o Cespugli-Sacro e si trovava nelle paludi del Delta, nei pressi della cittadina di Buto.

      Con la morte di Osiride anche la vita di Iside e quella del figlioletto Horo erano in pericolo: Seth si sentiva minacciato da quel figlio che crescendo avrebbe sicuramente vendicato la morte del padre, poiché, il rapporto scambievole fra il Figlio-vivente e il Padre-morto, fu sempre  alla base del pensiero etico-filosofico-religioso dell'antico egizio.

      Seth, infatti, racconta una tarda leggenda, catturata Iside, la rinchiuse  in una filanda con le sue ancelle, ma la Dea con l'aiuto di Thot riuscì a fuggire e raggiungere la Palude del Delta e il Chemmis, dove, per l'appunto, dette alla luce il figlio di Osiride.
      Qui, però, il piccolo era  esposto ai molti pericoli della palude, come il veleno di serpenti e scorpioni, ma, soprattutto,  il rischio di cadere nelle mani del malvagio zio Seth.  Questi, infatti, assumendo la forma di serpente, strisciava nelle acque di quei pantani  ed un giorno attaccò     il piccolo Horo il quale, però, come recita l'Inno, riuscì a sconfiggerlo:
                             "... io ero un bimbetto lattante
                               e sebbene fossi ancora debole
                               abbattei Seth e lo intrappolai sulla riva..."

      A vegliare sul pargolo divino, in verità, erano in tanti oltre al saggio, onnipresente ed innamorato Thot.  Tante Divinità minori, tutte impegnate a giocare con lui e distrarlo: Bes, il Deforme Dispensatore delle Sabbie del Sonno, che per tenerlo quieto improvvisava grotteschi passi di danza con le sue gambette sgraziate; le Divinità della Palude, Pehut, Sechet ed altre, che cantavano per coprire il suo pianto onde non arrivasse alle orecchie di Seth.
      Iside infatti era costretta ad allontanarsi dal Cespuglio-Sacro per andare in giro a mendicare per provvedere a se stessa ed al piccolo.
      Durante il suo peregrinare, racconta il mito, seguita da 7 Scorpioni che le facevano da scorta, la Dea capitò in un piccolo villaggio. Qui, nel vederla  da lontano,  una donna molto ricca ma  molto avara,  senza riconoscerla, le chiuse la porta in faccia. Fu, invece, una fanciulla molto povera, figlia di pescatori, ad aprile la porta della sua casa e lasciarla entrare.
      La cosa dispiacque molto ai 7 Scorpioni che decisero di dare una bella lezione alla donna ricca e ingenerosa. I 7 raccolsero tutto il loro veleno e lo misero in Tefen, il più malvagio di loro e questi strisciò sotto la porta di casa della donna e punse il figlioletto  che  stava giocando, ma che cominciò ad urlare dal dolore.
      Disperata, la donna uscì dalla casa con il bimbo in braccio,  correndo attraverso tutte le strade dl villaggio in cerca di soccorso; nessuno, però,  ma poteva aiutarla.
      Fu la stessa Iside, mossa a pietà del piccolo innocente, ad intervenire e ad ordinare al veleno di lasciare il corpo del bambino.
      Pentita della propria ingenerosità, la donna ricca  divise tutti i suoi averi con la fanciulla povera.

      Di ritorno alle paludi ed al Chemmis, però, Iside trovò che anche il piccolo Horo era rimasto vittima del veleno di un serpente, opera del malvagio  Seth e le sue grida di dolore  l'accolsero insieme alle disperate invocazioni d'aiuto al Padre degli Dei, di Nefty, Selkhet e delle altre Divinità delle Paludi.
      In quel momento la Barca di Ra stava transitando nel Cielo con a bordo l'intera Divina Compagnia e Nefty  la invitò a richiamare la loro attenzione. Cosa che Iside fece immediatamente levando al cielo alti lamenti.
      Quando la arca di Ra   arrivò, spinta dal Vento Cosmico, ne discese Thot, Signore delle Scienze e della Magia, armato, dice il Mito
                          "... di potenza e di suprema autorità per mettere le cose a posto."
      Dopo aver confortato e rassicurato sia Iside che la sorella Nefty e tutte le  Divinità della Plude, Il Grande Mago mise in atto il suo esorcismo e scacciò il veleno.
                            "Indietro, oh Veleno!
                              Tu sei esorcizzato dall'incantesimo delle stesso Ra.
                               E' la parola del più grande degli Dei che ti caccia via.
                              La Barca di Ra resterà ferma e il Sole resterà al posto di ieri
                              finché Horo guarirà, per la gioia di sua madre!"
      E Thot continua, con il suo incantesimo enumerando tutte le sciagure che  avrebbero colpito  la Terra e l'umanità se Horo fosse morto:
                                "... le Tenebre coprirebbero ogni cosa
                                  Non ci sarà più distinzione di tempo.
                                  Le Sorgenti saranno chiuse e il grano appassirà
                                  e non ci sarà più cibo..."
      E termina così:
                                 "Giù! A terra, oh Veleno!
                                    Il Veleno è morto.
                                    La febbre non tormenterà più il Figlio dell Signora...
                                    Horus vive di nuovo, per la gioia di sua madre."

      Horo, dunque, nacque, visse e crebbe fra i pantani del Delta e quando ebbe raggiunto la maggiore età si accinse a rispondere al richiamo di Osiride, sempre immobile ed impotente nel Mondo Sotterraneo ed ad affrontare il suo  nemico: Seth il Perturbatore.
      Il Giovane-Horo calzò i "sandali baianchi" che sua madre iside gli aveva consegnato e si accinse ad attraversare la Terra per andare in soccorsdo del padre, Osiride.

      RIFLESSIONI - Horo- Bambino e Gesù-Bambino

       

      Horo-Bambino e Gesù-Bambino: i due Salvatori del Mondo per eccellenza.
      Il primo, attore di eventi terreni appartenenti ad un passato assai remoto (se ne parlava già nel 2500 a.C.)  e il secondo, ad un passato remoto assai più recente. (2000 anni fa)
      Il primo, Horo-Bambino, destinato  a riportare nel mondo la MA'AT, ossia la "Giustizia e l'Ordine Cosmico"  perturbati dalla violenza e dal disordine provocati da Seth, Signore delle Tempeste.
      Il secondo, Gesù-Bambino, inviato ad attuare la   BUONA NOVELLA, ossia la Giustizia e l'Uguaglianza, perturbate dalle miserie e dagli errori dell'uomo spinti dall'azione di Satana. (notare: SETH  e  SATANA).
      Ad annunciare l'arrivo del primo, Horo-Bambino, è la comparsa all'orizzonte, ad Oriente, di Sothis, la Rilucente Stella, che annuncia l'Avvento del Nuovo Anno e di una Nuova Era di Pace, Giustizia ed Ordine.
      Ad annunciare l'arrivo del secondo, di Gesù-Bambino, è la comparsa della Stella Cometa, sempre ad Oriente, che annuncia una Nuova Epoca di Pace e Giustizia.

      Non solo le circostanze di tale Avvento sono comuni ai due, ma anche il luogo della nascita:
      in una "grotta" nasce Gesù-Bambino e in un "cespuglio", nasce Horo-Bambino.
      In realtà, quella "grotta" era un CLAN, ossia un Caravan-serraglio, una sorta di albergo, alla periferia della cittadina di Betlemme e il "cespuglio" era il CHEMMIS, un boschetto in prossimità della cittadina di Buto.
      Il concetto del   "Salvatore del Mondo"  che giace piccolo, indifeso e indigente  in un posto selvaggio ed inospitale è presente in molte Religioni: dall'India alla Mesopotamia, dalla Persia a Roma.
      Saggi e Re, Angeli e pastori vanno a rendere omaggio e ad annunciare la  Buona Novella: Gasparre, Melchiorre e Baldassarre, sono i Re-Magi che accorrono da Gesù-Bambino mentre Thot é il Grande Mago che si precipita a soccorrere Horo-Bambino. 
      Concetto che incontriamo nei canti natalizi che celebrano Gesù-Bambino, come nei Testi delle Piramidi che celebrano Horo-Bambino:
                      "Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo
                         e vieni in una grotta, al freddo e al gelo..."

      ma anche:
                       "Ah, Horus, figlio mio! Giaci con la febbre in luogo solitario.
                         Non c'è acqua qui, per spegnere il fuoco..."

      HORO... IL SALVATORE DEL MONDO

      HORO-GIOVANE....  il Salvatore

      Salvatore di Osiride e Salvatore dell'umanità.
      Se Osiride è considerato  il Dio della gente comune poiché al contrario di Ra, Ptha o Ammon non fornì mai un base al potere comune, Horo è certamente una delle massime concezioni del pensiero filosofico religioso della cultura eglizia.
      Ad Horo è affidata la missione di riportare  Ordine e Giustizia in un mondo caduto nel Disordine e nella Confuzione  compromessi  e stravolti da Seth il Perturbatore.
      Suo padre Osiride  è morto e; giace inerte e completamente passivo e questo stato di cose durerà fino a quando il suo erede non vincerà sui nemici.
      I nemici di Horo sono Seth e i suoi sotenitori.
      La lotta sarà lunga e terribile, poiché Seth, nel mito osiriaco, è la personificazione della Morte e del disfacimento fisico. Sarà una battaglia durissima, a tratti tragicomica,  durante la quale Horo strapperà i testicoli a Seth e Seth caverà un occhio, quello sinistrao, ad Horo.
      Una lotta senza quartiere che si trascinerà per lungo tempo senza vinti né vincitori, ma che sconvolgerà "l'età d'oro" istaurata da Osiride e spingerà La Divina Compagnia ad intervenire perché vi si ponga fine.
      Sarà Thot, Personificazione dell'Ordine, incaricato da Atum il Supremo, del delicato compito.
                     "Oh, Thot! Che cosa sta succedendo fra i figli di Nut?
                       Essi han creato la lotta; hanno eccitato la confusione.
                       Hanno agito male, hanno suscitato la rivolta..."

      Seth e Horo, i due  Contendenti, saranno chiamati a interrompere le ostilità e presentarsi al cospetto della Divina Compagnia che deciderà a chi dei due assegnare la palma della vittoria e il diritto ad occupare il trono d'Egitto.
      Il Giudizio divino favorisce Horo: Ordine e Ragione prevalgono su Disordine e Violenza.
      Horo è riconosciuto erede di suo padre;  é riconosciuta la discendenza paterna ed assicurata la pace e la giustizia.
                      ".... la Terra fu solcata e sconvolta dai due che avevano combattuto
                        .......... La contesa ebbe fine. La lotta si fermò.
                        L'ardente fiamma fu spenta. L'odore del sangue spazzato via..."
      Horo vincitore può finalmente prendere il potere e sedere sul trono come Nuovo Re e subito dopo partire per recarsi nel Mondo Sotterraneo a portare al padre, sempre inanimato ed immobile, la Buona Novella.

      Osiride giace nel Mondo di Sotto, ma non è morto, bensì trasformato in forza "inerte" della Natura che aspetta di "mettersi in movimento"
                                "Il mio corpo alla Terra
                                  La mia anima al Cielo."
      farà dire, in un testo risalente all'epoca del faraone Zoser.

      Sarà suo figlio Horo, il Nuovo Signore dell'Universo che,  rendendolo consapevole della Buona Novella del ricostituito Ordine Cosmico,  "metterà in movimento" il suo corpo inerte e lo scuoterà dallo stato di incosciente torpore:
                                 "Sorgi, Tu che fosti buttato giù a Nedit!
                                    Respira felicemente in Pe!"
      e ancora:
                                  " Questi é Horus che parla.
                                    Egli ha allestito un processo per suo padre
                                    Si è rivelato padrone della Tempesta (Seth)
                                    Si è opposto alle tonanti minacce di Seth..."

      Osiride è riportato in vita. Osiride si scuote. Rinasce. Rivive, ma non nella vecchia forma, bensì come Spirito della Vegetazione, poiché egli è la Natura. La Natura così come era intesa all'epoca: con la desolazione estiva e lo spirito della vita che poteva addormentarsi e morire, ma che poi si svegliava per tornare a vivere.
      Altrettanto era il destino di Osiride:
                                     "Se ne andò, si addormentò, morì."
      ma poi, la salvezza ad opera del figlio Horo:
                                     "Tornò, si svegliò, vive di nuovo!"

      L'intervallo, però,  tra queste due fasi, la Morte e la Resurrezione,  è un momento critico  e delicato. Pieno di pathos. Il pericolo di disfacimento e corruzione fisica è altissimo.
      E', questo, l'acme dell'intero dramma.
      Vulnerabile ed inerme, esposto ad ogni insidia, l'Inanimato Osiride, ma anche lo Spirito della  Natura che simboleggia, così come il corpo del defunto che in Lui si identifica,  hanno bisogno di protezione.

      Questa "vigilia", questo periodo di "transizione", nelle vicenda di Osiride era colmata dalla "veglia" e dal pianto di Iside e Nefty  in attesa di Horo.
      Nelle vicende umane, invece, erano familiari, amici e prefiche ad assistere e piangere il defunto. Lo facevano nel corso delle numerose cerimonie funebri, come quella, fondamentale, della "Apertura della Bocca".
      Era sempre un momento di grande tensione emotiva.
      Il sacerdote esorcista funerario di massimo grado fingeva di dormire e di svegliarsi al richiamo della voce  che lo "chiamava in soccorso".
      Così il Rito.   Così il Mito.

      Nel Mito, quello risalente ad epoca successiva, Osiride invoca il soccorso del figlio Horo che discende nel mondo sotterraneo, lo raggiunge e lo libera della "Immobilità", annunciandogli la Buona Nvella: la Ma'at, il Ricostituito Ordine delle Cose e della  Giustizia.
      Da Osiride, invece, Horo riceve il Ka, ossia lo Spirito e l'eredità del Comando e può prendere il suo posto sul trono.
      Ora che  è "riemerso" dalle  tenebre, rinato e risorto,  Osiride può finalmente liberare la propria Anima.
      Egli, che giaceva impotente in un nero antro del Mondo Sotterraneo, avvolto nelle spire  del serpente Nehaher,  al comparire del Disco Solare  mostra i  primi  segni  di rianimazione. Il Disco Solare sta attraversando gli Inferi nel suo percorso notturno e nel vederlo dice:
                       "Oh, Osiride, Tu che il Grande Serpente circonda
                          e voi, o sanguinari, che precipitate a capofitto,
                        ..............
                         Possa la mia Luce illuminare la tua Caverna
                         senza che ilserpente se ne accorga...
                          ... Sorgi dalla Terra."

      I "sanguinari" sono gli avversari di Osiride e seguaci di Seth, che la potenza di Horo ha già atterrato e il "sorgere dalla Terra" è l'attestazione del trionfo di Osiride.
      E' il momento più elevato del dramma. E' il momento della vittoria e del trionfo: é l'apice della Rinascita e della Trasformazione di Osiride.
      Anche l'opera di Horo è terminata; come terminata è l'assistenza di Iside.
      Questa è la volontà del Dio -Supremo!  Atum in persona è entrato in scena a questo punto del dramma. Con lui c'é l'onnipresente Thot, Signore dell'Ordine.
      E' il momento culminante della trasformazione di Osiride, ma non è  più quello della "passione", bensì quello del "trionfo".
      Nella "passione" erano state Iside e Nefty a sorreggerlo, nel "trionfo" è Atum il Supremo a  condurre l'azione. E' Atum ad autorizzare ogni atto  da questo momento: la consegna dell'"Occhio di Horo"  e  della "Parola divina", simboli di Vita-attiva e di Supremo-potere.
      Ed é Atum a sollecitare l'arrivo del Vento del Nord che con il suo respiro annunzia l'Inondazione e l'inizio del nuovo ciclo di vita della Natura e della Resurrezione del Dio morto.
      Osiride ha lasciato il luogo di tenebre e  d'ora in poi  dimorerà nel Luogo Primevo e il suo trono poggerà sul Tumulo della Creazione, nella "Niwt", la "Vittà Luminosa", dove  ridìsiederà per Giudicare.
      Per farlo, Egli siederà in un Palazzo del Tumulo, che è al centro del Mondo.
      Egli è  Signore della Rettitudine e  Signore dell'Ordine della Natura e  dello Spirito della Germinazione.
      Osiride, dunque,  è il Signore dei defunti   i quali dopo un esame da parte di 42 Giudici Divini,  vengono condotti in sua presenza da Horo per essere giudicati.
       

       

       

       

      OSIRIDE... il Dio morto e risorto

      OSIRIDE...  il Dio che tocca i cuori

      La figura di Osiride é senza dubbio la più complessa, ma straordinaria  ed affascinante elaborazione del pensiero mistico degli antichi egizi.
      Non é una Divinità Cosmica, ma un "Figlio di Dio".
      Osiride non é il Signore dell'Universo;  non é Ra il Dio-Supremo nel cui destino solare, attraverso una metafisica apoteosi, il Sovrano si identifica dopo la morte.
      Osiride é la Divinità in cui é l'uomo comune ad aspira id indentificarsi.
      Osiride é la Divinità che conosce il destino dell'uomo e di tutte le creature mortali che fanno parte della Natura.
      Non solamente gli uomini, ma  la Natura stessa: vegetazione ed animali.
      Osiride é colui che soffre con l'uomo, che conosce la sofferenza e la Morte proprio come l'uomo, ma che poi si riscatta con la Resurrezione. Proprio per questo l'uomo aspira ad identificarsi con Lui e spera in una Rinascita come Lui che é il solo, unico Dio che tocca le corde del sentimento.

      Osiride é la forza della Natura che muore e si risveglia. E' la fertilità della Natura.
      "Divenire Osiride" dopo la morte, per il genere umano è entrare a far parte del ciclo della Natura. Un concetto che può sfuggire alla comprensione immediata, ma che é presente in molte culture del vicino Oriente: Damuzi dei Sumeri, Attis di Persia, Baal di Siria, ecc..
      Non si sa con esattezza fino a quando far risalire il culto di Osiride; con certezza si sa che era presente già nel 2500 a.C.  poiché compare nei Testi delle Piramidi;  la sua popolarità cresce durante il Nuovo Impero e continua anche in Epoca Tarda fino ai tempi della dominazione romana allorquando, giunto a Roma, diventa Serapide.

      Come dice R. Clark,  mentre Ra, Atum o Ptha danno una  spiegazione della loro origine per fornire  basi al potere politico, Osiride, invece, tocca i cuori. E'  più facile, infatti, spiegare e capire il dramma di Osiride che comprendere la natura delle altre Divinità.  La  letteratura  Osiriaca  é permeata di passionalità, sofferenza, dolore, ma anche di esaltazione  e gioia e sono proprio queste caratteristiche che la distaccano  e distanziano  dai culti delle altre Divinità.
      Sicuramente il carattere di Osiride nasce all'interno di un antichissimo culto della fertilità e per questo si avvicina più alla Natura che alla Regalità: più agli uomini che ai Sovrani.
      Osiride é il "ciclo delle stagioni" e il suo culto é una rappresentazione drammatica, perché drammatico é  il contesto naturale in cui tale culto é nato.
      Se per i popoli occidentali  i cambiamenti climatici delle Stagioni sono soltanto fenomeni passeggeri della Natura e l'associazione dell'inverno alla Morte   é solamente  una metafora, per le popolazioni orientali sono l'espressione di un dramma vero e proprio: é la Natura che muore davvero. Muore perché diventa così arida e bruciata che si stenta a credere che possa rinascere ancora e  il dramma di Osiride é la rappresentazione del dramma della Natura.
      Egli "muore" di morte terribile e  violenta, come la Natura,  sottoposta a  a forze incontrollate,  ma poi "risorge" forte e rigoglioso, come la Natura.
      Per i contadini egizi ed orientali  il deserto  riarso e rovente era il Regno  della Morte che il ritorno delle Acque riportava alla Vita. Però, mentre il deserto era lì, minaccioso e onnipresente, le inondazioni potevano non tornare, ritardare o arrivare troppo abbondanti.
      Ecco come era salutato l'arrivo della pioggia:
                  "Salute a voi, Acque che Shu ha portato
                   e bagnerà le membrea di Geb (la terra).
                   Adesso i cuori possono perdere la paura e i petti il terrore.."

      Ed ecco, invece, la preghiera ad Osiride:
                   "Osiride appare ovuneue
                     ci sia un traboccare di acque."
      Osiride, dunque, non é "le Acque" o la "Inondazione" che risvegliano la Natura, Osiride é la Forza di riproduzione della Natura vegetale e animale. Le acque del Nilo nutrono il seme  e stimolano la sua crescita fino a quando spunterà dalla superficie del terreno.

      Ecco cosa riporta un testo dei Sarcofagi in cui lo Spirito del Nilo annuncia il risveglio della Natura:
                       "Io sono colui che esegue per ordine di Osiride
                         al tempo della grande piena.
                         Io alzo il mio Divino Comando al sorgere d Osiride
                         nutro le piante e rinverdisco quello che era secco..."
      Osiride, dunque, é il Signore delle Messi

      Nella Teologia é  un Dio di quarta generazione: ATUM - SHU/TEFNUT  -  GEB/NUT
      Osiride é figlio di Geb, Signore della Terra e Nut, Signora del Cielo: é sposo di Iside e fratello di Seth, eterno nemico e di Nefty.
      Osiride ha regnato come Sovrano d'Egitto durante l'Età dell'Oro. Le liste Reali iniziano proprio con il Regno-degli-Dei, poi  seguono quelle dei Semi-Dei, degli Esseri-di-Luce e infine quelle dei Servitori-di-Horo.
      Il mito di Osiride é noto a tutti: ucciso dal fratello Seth e ridotto in pezzi il corpo, questo fu ricomposto dalla pietà di  Iside e Nefty e dall'opera di imbalsamazione di Anubi, il figlio avuto da Nefty.
      Benché non completamente riportato in vita, Iside concepì con Lui un figlio, Horo, che si incaricò, appena cresciuto, di vendicare il padre e riportare l'ordine nel mondo distrutto da Seth.
      L'apice del dramma si raggiunge proprio adesso.
      Nella sua forma mummificata, Osiride é immobile e impotente, in balia di nemici. Proprio come la vegetazione é in balia degli eventi atmosferici.
      Osiride é lo Spirito del passato. E' il "Vecchio".
      Osiride é il "Vecchio" sostituito dal "Nuovo" e il "Nuovo" é Horo, suo figlio.
      Horo é il figlio vendicatore che combatte  con Seth, ossia il deserto, espressione della Natura nel suo momento più drammatico:  l'arsura e la siccità. Ma Horo vincerà su Seth e nel mondo tornerà l'ordine precostituito delle cose.
      C'era nella teologia egizia,  la tendenza  ad accostare  i fenomeni della Natura alla funzione  ed alla personalità delle varie Divinità: Seth e le tempeste, Hapy e la piena delle acque... Osiride e la forza vegetativa.

      IL TRIBUNALE di OSIRIDE

      Testo

      MAGIA E RELIGIONE

      Conosciamo tutti la grande religiosità che caratterizzava l’esistenza dell’antico popolo egizio. Sappiamo che Religione e Magia guidavano
      ogni atto o pensiero del quotidiano. Ciò che forse non si conosce a fondo è il carattere di tale religiosità: utilitaristico e non (come nelle moderne Religioni) esclusivamente trascendentale. In parole più esplicite, per gli Antichi Egizi, la Religione rappresentava uno strumento con cui rendere più facile, o almeno più semplice, l’esistenza umana.
      Un esempio chiarificatore: il fedele, oggi, prega il suo Dio nella speranza che gli venga concessa la grazia richiesta, l’antico egizio, invece, disponeva di “strumenti” con cui costringeva la Divinità a concedere quanto richiesto. 
      Rew ed he-kau ossia Incantesimi e Formule Magiche: questi, gli strumenti. Erano, però, “strumenti” da usare con le dovute precauzioni, se si voleva raggiungere lo scopo ed attirare l’attenzione divina, altrimenti, irritare o solamente distrarre la Divinità dalle sue occupazioni, poteva essere pericoloso o addirittura letale.
      Comunicare con la Divinità non era facile. Bisognava farlo con la giusta intonazione di voce: quel tono di voce capace di indurre la Divinità a lasciare ogni altra occupazione e ad intervenire… ( la voce del muezzin dall’alto di un minareto o il Salmo recitato da un rabbino oppure la preghiera intonata da un prete cristiano durante la celebrazione della Messa, non sono, forse, retaggio di un così antico rituale per invocare Dio?)
      Chery-vebb, ossia “Puro di voce”, così si chiamava il sacerdote che conosceva la giusta intonazione di voce, necessaria per recitare le he-kau, Formule Magiche; sem, era invece il nome del sacerdote-esorcista, dotato di urre-ka, strumenti magici; il primo riconoscibile per la lunga stola di lino appoggiata sulla spalla destra e l’altro per la pelle di leopardo in spalla.

      Queste e molte altre curiosità, aneddoti, notizie, ecc… scoprirete nella lettura dell’ultimo libro di Maria PACE:

               DJOSER e lo Scettro di Anubi”

      edito da:   SOCIETA’ EDITRICE MONTECOVELLO
      in uscita presso le migliori librerie o direttamente presso la Casa Editrice


       

      POLITEISTI o MONOTEISTI?

      Non è facile districarsi nell’affollato Olimpo delle Divinità egizie. E ciò, soprattutto a causa della proliferazione di un certo tipo di cinema e letteratura. Proveremo a semplificare l’argomento ed a renderlo meno ostico, partendo dal presupposto che la Religione dell’Antico Egitto non fu affatto immobile e statica (come spesso si equivoca), ma dinamica ed in continua evoluzione.
      Per meglio rendere l’idea, faremo un confronto con le moderne Religioni.

      Le attuali grandi Religioni monoteiste hanno tutte e tre una medesima radice: risalgono al patriarca Abramo, fondatore dell’Ebraismo.
      Già da subito, però, (leggendo la Bibbia), scopriamo l’apertura al suo interno di varie correnti: ai tempi della dominazione romana ve n’erano molte. Ne cito alcune: Esseni, Farisei, Sadducei, Zeloti e molte altre.

      La prima grande svolta, però, circa duemila anni or sono, la impresse Cristo, fondatore del Cristianesimo: Dio, però, era sempre lo stesso, anche se si preferì chiamarlo Padre Eterno, piuttosto che Yeowa. 

      Neppure il Cristianesimo fu un pensiero statico: già nel secondo secolo si contavano varie dottrine e più tardi, come sappiamo, i cambiamenti che si verificarono furono radicali: citerò solo il fenomeno del Protestantesimo, ma ancora oggi, sette e tendenze, continuano a spuntare come funghi dopo la pioggia., soprattutto in presenza di eventi straordinari. (vedi l’approssimarsi dei “millenni”).

      Una seconda grande svolta, tra il VII e l’VIII secolo d.C. la dette Maometto; non era un “figlio di Dio” come Cristo, ma solo un Profeta… Dio, però, era, sia pur con il nuovo nome di Allah, ancora il medesimo e anche l’Islamismo fu percorso da correnti varie.

      La stessa cosa accadde in seno alla cultura filosofica religiosa dell’Antico Egitto e ciò, qualche millennio prima della nascita dell’Ebraismo.

      A questo punto viene spontanea una domanda: gli Antichi Egizi erano monoteisti o politeisti?
      Per buona pace di coloro che hanno sempre creduto in un politeismo egizio… ebbene, no!
      Gli Antichi Egizi, alle origini, erano monoteisti ed adoravano il Neter-wa, ossia il Dio-Uno, che identificavano nel Sole o, più precisamente, credevano che il Sole fosse la “manifestazione” della Divinità., come “manifestazioni divine” fossero molti fenomeni della natura. Soltanto in seguito, durante il lungo percorso della loro civiltà e il contatto con altre culture, quelle “manifestazioni” divennero Dei o Figli di Dio.

      A questo punto è utile qualche cenno sulla “Genesi” egizia, i cui canoni vennero fissati in un “Concilio”, nel Tempio di Ra ad  On,  la Heliopolis dei greci, prima ancora dell’epoca della costruzione delle Piramidi.
      All’inizio c’era il NUN: il Caos Primordiale, nelle cui Acque, Atum il Creatore, viveva in totale immobilità.
      Stanco di quella solitudine, Egli procreò due figli: Tefnut, l’Umidità, e Shu, l’Aria. Questi, a loro volta, generarono due figli: Geb, la Terra, e Nut, il Cielo.
      Strettamente e sessualmente avvinghiati,  queste due Divinità giacevano immobili nel Nun, fino a quando Shu, geloso della figlia, non li separò.
      Quell’atto dette inizio al fenomeno della “Vita” che fu annunciata dal Bennu, la Fenice, l’Uccello dell’Annunciazione, che, dall’alto del Ben-Ben, la prima Terra Emersa, annunciò la Creazione della Vita.
      Geb e Nut ebbero quattro figli: Osiride, Iside, Seth e Nefty e qui termina la cosiddetta “Dottrina Memfitica”, professata a Memfi, (proprio come un Vecchio Testamento) e si apre la “Dottrina Osiriaca , professata ad Abidos (come un Nuovo Testamento).
      In questa Dottrina fa la comparsa il dio Horo,  figlio di Osiride e Iside (di cui parleremo in altra sede), ma conosciamo anche Anubi,  figlio di Osiride e Nefty,.
      In seguito arrivarono nuove Divinità e altre del passato, invece, si persero o si potevano ancora incontrare solo nei famosi “Testi delle Piramidi” e noi ne incontreremo qualcuna.  


       

      Divinità femminili

      DEE FIGLIE DI DIO

      • ISIDE
      • NEFTY
      • HATHOR
      • SEKHMET
      • NEKHBET e UADJET

      SEKHMET

      Sposa di Ptha e madre di Nefertum, formava la Triade di Memfi.
      Figlia di Atum-Ra, era considerata il Sekhem di tutti gli Dei: una forza di cui in principio erano dotati solo gli Dei. Una forza bruta, cieca ed incontrollata, che faceva di Lei una Dea-Guerriera e una Dea-Giustiziera.
      Era raffigurata con testa di Leonessa sormontata da un Disco-Solare, di cui rappresentava il calore mortale.
      Il suo nome significava: la Possente e fu a Lei che venne affidato il compito di punire l’uomo resosi colpevole di ingratitudine ed empietà. 
      E qui, ancora una volta, la versione non è una soltanto.
      Alcuni testi parlano di Lei come di una belva in preda al suo istinto sanguinario che minacciava di estinzione il genere umano. Per scongiurare questa disgrazia, Atum-Ra sparse di birra rossa tutto il territorio (una versione del Diluvio Universale). La Dea scambiandola per sangue, ne bevve fino a dimenticarsi di portare a termine la missione.
      Resasi conto, racconta un’altra versione, di aver punito anche un uomo giusto, il pio Adap, la Dea si pentì e dai suoi occhi sgorgarono lacrime con cui risanò le ferite dell’uomo.
      Per questo suo duplice aspetto, è considerata tanto la Dea della Distruzione quanto la Dea della Rigenerazione: Annientamento e Resurrezione.

       NEFTY                       

      Era la più bella fra tutti i figli di Nut e Geb. Tanto bella da meritarsi l’appellativo di “Vittoria”.
      Fu data in sposa a Seth, ma ebbe un figlio da Osiride. Su questo mito ci sono versioni varie. Ne riporto un paio qui di seguito.
      Fu Seth, si racconta, a convincerla a giacere con Osiride (con cui Seth era in contesa per il potere).
      Osiride la scambiò per Iside, sua sposa e, sfinito dal piacere, si addormentò. Il fratello non ebbe difficoltà alcuna ad ucciderlo, ridurne in pezzi il corpo e gettarli nel Nilo o, secondo altre versioni, nei vari lati del mondo.
      Pentita, Nefty aiutò la sorella a ricomporne i pezzi ed a piangere con lei la morte del fratello.
      Un’altra versione la vuole, invece, intollerante verso il violento marito e follemente innamorata, invece, di Osiride.
      Approfittando un giorno dell’assenza della sorella e indossati il suo calasiris (mantello) e il suo tat ( il famoso cinto di Iside), andò a stendersi sulla stuoia dell’ingenuo Osiride che la scambiò per sua moglie e con lei consumò la sua notte d’amore più ardente.
      Solo al mattino, quando, svegliandosi, si vide accanto la sorella e non la sposa, Osiride si rese conto dello scambio.
      Si arrabbiò così tanto che Nefty fuggì via a nascondersi nella palude. E ne aveva ben donde, la bellissima Nefty, a nascondersi: temeva la reazione del marito, mal sopportato e reso cornuto, ma anche quella della sorella, la più potente fra le Divinità femminili.
      Si accorse presto che quella notte d’amore rubato aveva prodotto dei frutti: aspettava un figlio, che prese a detestare con tutta se stessa e che alla nascita affidò alla deriva delle acque in una culla di cannicci. Sperava, forse, che il piccolo Dio finisse tra le fauci di qualche coccodrillo. Finì, invece, in mezzo ad una cucciolata di sciacalli.
      Fu il Sapiente-Thot che avvertì Iside della precaria situazione in cui versava il bambino e la convinse ad intervenire.
      Iside si prese cura di lui e l’allevò come un figlio.
      Quel bambino era Anubi, Dio dalla Testa di Sciacallo: la più inquietante e misteriosa fra tutte le Divinità del Pantheon egizio.
      Conosciuta come Nehet-het “Dama del Castello” Nefty era venerata come Dea Protettrice del Regno ed era raffigurata sui sarcofagi con le ali spiegate nell’atto di proteggere il defunto.
      Nefty è raffigurata con  in testa il simbolo della dimora: un rettangolo all’interno di uno più grande sormontato da un semicerchio.

                       
      ISIDE

      La più potente delle Divinità femminili egizie, sposa di Osiride e madre di Horo, formava con entrambi la Triade di Abidos. Raffigurata con sopra il capo una sedia, era considerata la Protettrice  e la Personificazione del Trono.
      Figlia di Nut (Dea del Cielo) e Geb (Dio della Terra), era la Grande Maga per eccellenza e secondo una leggenda del Ciclo Solare, che vedeva protagonista Ra, Padre degli Dei, era anche assai ambiziosa. Riuscì, infatti, ad assumere carattere di Dea Universale, fonte di Vita e di grande Magia, facendosi da Lui rivelare, con le sue arti magiche, il ren, il nome-segreto, in cui era racchiusa tutta la divina vitalità.
      Il mito più importante che la riguarda, però, è legato alla storia della rivalità fra Osiride e suo fratello Seth e la successiva lotta fra suo figlio Horo e lo stesso Seth.
      Secondo la leggenda, Seth ebbe la meglio sul fratello e riuscì ad ucciderlo, tagliandone poi in tanti pezzi il corpo e gettandoli nel Nilo (secondo altre versioni, nei vari angoli del mondo).  Impadronitosi in tal modo del potere, per conservarlo doveva sbarazzarsi anche del nipote, il piccolo Horo.
      Per metterlo in salvo dallo zio, Iside lo nascose nel Delta, nella palude del Chenmis, dove il piccolo crebbe accudito da Divinità minori, primo fra tutti, Bes, il deforme Genio delle Sabbie-del-Sonno. D’aspetto davvero poco attraente, Bes aveva corpo piccolo e deforme e lunghe orecchie. Per coprire il pianto del piccolo e non far scoprire la sua presenza allo zio, il piccolo Genio saltellava e canticchiava con tanto impegno da meritarsi la gratitudine di Iside.
      La grande Dea era lontana; in giro per il Paese a mendicare, dice la leggenda, e un giorno si imbatté in una donna che le chiuse in faccia l’uscio di casa.
      Tefen, il più malvagio dei Sette Scorpioni che le facevano da scorta, si arrabbiò così tanto da introdursi nella casa di quella donna avara e pungere al piede il figlioletto. Disperata, la donna se ne andava in giro a chiedere aiuto, fin quando Iside, mossa a pietà, non ordinò al veleno di lasciare il corpicino.
      Nel suo peregrinare per il mondo, la Dea andava anche alla ricerca dei pezzi del corpo dell’amato Osiride. Li trovò e li ricompose e con la sorella Nefty, pianse la sua morte. Con questa funzione, entrambe le divine sorelle erano raffigurate nelle pitture parietali delle tombe e dei sarcofagi.
      Anubi,  figlio di Nefty e Osiride, inventò la pratica dell’imbalsamazione e riuscì a preservare dalla corruzione il corpo del padre.
      Furono le lacrime di Iside, secondo il mito, a dar vita alle acque del Nilo e fu il Nilo, affermò lo storico Erodoto, a dar vita all’Egitto.
      Di Iside, si dice fossero innamorati sia Osiride che  Seth, il quale non mancava occasione per saltarle addosso, nonostante fosse regolarmente sposato con l’altra sorella: Nefty.
      Sentite questa: grazie alle sue doti magiche, un giorno Iside si trasformò nella più conturbante delle creature, facendo innamorare di sé Seth, che le chiese di intrattenersi con lui.
      Lei rispose di essere una povera vedova e che lo avrebbe fatto solo se avesse aiutato suo figlio, che uno straniero aveva privato dei beni ereditati dal padre.
      Seth, cascando in pieno nella trappola, disse che quello straniero doveva essere punito, poiché non si poteva recar danno ad un fanciullo privo del padre. Iside allora si tramutò in nibbio e volò sul ramo più alto di un albero gridando:
      “Bada a te! Ti sei giudicato da solo. Quel ragazzo senza padre è il figlio di tuo fratello e io sono la sua vedova e per questo sarai punito.”
      Questo ed altri aneddoti sono stati tramandati su questa Dea le cui vicende si intrecciano con quelle di molte altre Divinità appartenenti sia alla teologia egizia che a quella di altri Paesi.

      Testo

      LE DEE della CREAZIONE

      • NEITH
      • TEFNUT
      • NUT
      • MAAT
      • TUARET

      Breve premessa

      Le Divinità femminili occupano un posto importante
      Nel Pantheon egizio. Alcune di Esse, come Neith o Tuaret, d’età preistorica, considerate Divinità della Creazione della Vita, godettero di prestigio anche in epoca tarda.
      Spesso sono associate le Une alle altre; spesso hanno un nome, ma esprimono una funzione di un concetto più ampio. Possiamo dire che, soprattutto all’origine della cultura egizia, i vari nomi corrispondevano alle varie funzioni del Principio Femminile della Divinità: la maternità, la gioia, la pietà e perfino la punizione, come si vedrà di seguito.
       

      NEITH... il mito della Dea Vergine-Madre

      NEITH  - il mito della Vergine-Madre   

      E’ la Divinità femminile più importante del Pantheon egizio, ma poco conosciuta poiché di lei non si è occupato mai né cinema né letteratura. Non per questo, però, la sua figura è meno interessante di quella di Iside, ad esempio, che incontriamo sui banchi di scuola fin dalle Elementari.
      Neith compare nella teologia egizia verso la fine del Matriarcato, quando le Divinità femminili contendono il passo a quelle maschili, che avanzano assai velocemente.
      E’ l’unica Divinità femminile Creatrice: conosciamo, infatti, come Dei-Creatori, i nomi di Ammon, Aton, Atum… in realtà, è proprio Neith la più antica Divinità della Creazione, poiché appartiene alla Preistoria e non ancora alla Storia.
      Neith è la “Madre delle madri e Padre dei padri” che dà forma e sostanza all’Universo attraverso il potere misterioso delle He-kau, le Parole-Divine.
      E’ da sola nel Nun, il Caos Primordiale. Da sola e senza Paredro, (che oggi definiremmo Principe Consorte), nel creare la Vita, perché è “uomo che agisce come donna e donna che agisce come uomo.”
      Solo in età patriarcale il Dio-Creatore, Atum, sarà un essere bisessuale; Neith, invece, è bisessuale solo nell’atto della Creazione, ma fisicamente è un essere femminile.
      Per gli Antichi Egizi gli Dei possedevano corpo e cuore, bocca e occhi…
      Proprio dai suoi occhi, mentre era nel fondo del NUN, partì la Luce che si posò sulla prima terra emersa per dare origine alla Creazione degli uomini e delle cose: atto che fu accompagnato dalle  “Parole Creatrici”.
      Neith è conosciuta con molti epiteti: La Terribile, la Guerriera, La Vecchissima, la Suprema, la Madre degli Dei.
      Venerata ad Esna ed a Sais, nel Delta, è raffigurata con arco e frecce triangolari oppure con una mazza da guerra.
      Secondo la mitologia egizia, subito dopo la Creazione, assunto l’aspetto di una Vacca, genera Ra (il Sole), che si pone come emblema fra le corna.
      Insieme a Ra affronta le Forze del Male, rappresentate dall’altro figlio, Apep (meglio conosciuto come Apofi) generato attraverso uno sputo.
      Ra ed Apep, saranno nemici irriducibili.

      Tra gli aspetti di questa Divinità c’è anche quello industrioso, che la vuole come Colei che insegnò all’uomo l’arte della tessitura. E sarà ancora a Lei, per il ruolo che copre nella gerarchia degli Dei, che Thot si rivolgerà, nella contesa tra Horo e Seth, per avere un parere pacifico.

      Più tardi, però, in epoca patriarcale, per non toglierle il suo aspetto di CREATRICE, ma adattarla alle nuove esigenze filosofiche-religiose, le fu imposto di ruolo di VERGINE-MADRE, fecondata dal Dio-Creatore Ptha: non attraverso l’atto sessuale, ma con il VERBO. (Concetto ripreso più tardi dalla Cristianità). 

      TEFNUT - La Grande Distruttrice


      TEFNUT  - La Grande Distruttrice 


      Horror e fantasy non sono proprio un prodotto esclusivo del nostro tempo: ecco qui un bel raccontino truculento risalente ad epoca assai lontana.
      Tefnut, figlia di Atum-Ra, il Padre Eterno degli Antichi Egizi,  presa da insana mania omicida, un bel giorno abbandonò tetto paterno e  sembianze di bellissima fanciulla.
      Assunto l’aspetto di una sanguinaria leonessa, se ne andò per il mondo, passando di città in città, di villaggio in villaggio, seminando terrore, morte e distruzione.
      Scoperto il sapore del sangue e della carne di uomini ed animali e trovandolo di suo gusto, la Dea ne faceva grandi abbuffate.
      Se ciò non fosse stato sufficiente ad esaltare la sua feroce natura, la sanguinaria Tefnut si divertiva anche ad arrostire, col fuoco che lanciava da occhi e narici, il malcapitato che le attraversava la strada.

      Preoccupato dal comportamento di quella figlia così ribelle ed incontrollabile, Atum-Ra pensò di inviare sulle sue tracce il saggio Thot e il paziente Shu per ricondurla a casa.
      Fu Thot, in sembianze di scimmia, a trovarla per primo. Per non finire in un gustoso pasto della Divina Leonessa, l’impareggiabile Signore della Sapienza fece ricorso al più semplice ed efficace stratagemma. Prima la rabbonì e conquistò con l’adulazione, decantando la sua grande bellezza e poi la convinse a seguirlo,  invitandola a lasciare agli uomini il compito di procurarle  vittime sacrificali sugli altari.
      Tefnut, evidentemente stanca di girovagare e procurarsi il cibo da sé, accettò volentieri la proposta e tornò a casa tra il tripudio di gente felice d’esser scampata al pericolo.
      Quel ritorno, accompagnato da gesti di grande generosità da parte della Dea, pentita dei propri misfatti, scatenò tale e tanto entusiasmo negli uomini da dare origine a quella che gli Antichi Egizi chiamavano la “Festa dell’Ebrezza”, che coincideva con la Stagione del Raccolto.

      Un altro mito, d’epoca tarda, racconta che durante una lunga assenza di Shu, il suo sposo, il figlio Geb le usò violenza. Quell’incesto provocò nel Paese grandi cataclismi, pestilenza, carestia e un lungo periodo di buio, facendo di questa Divinità il  simbolo  del terrore dell’uomo nei confronti della morte e delle tenebre.

      Complessa, molteplice ed ambigua, dunque, la natura e la funzione di questa Divinità. E anche ambivalente: Forza Distruttrice del Mondo di Sopra e Forza Ristoratrice dei Defunti nel Mondo degli Inferi.
      Tefnut, Dea dell’Umidità, era Colei che  Distrugge, ma anche Colei che Disseta.
      Era la figlia femmina che Atum-Ra aveva generato masturbandosi (secondo altra versione attraverso la Parola) così come aveva generato Shu, il figlio maschio. Inizialmente i tre vivevano nel NUN, le Acque Primordiali, in un “solo corpo” o “abbraccio”, ma Tefnut mostrò fin da subito la sua insofferenza verso ogni tipo di legame: scioltasi dall’”abbraccio”, era fuggita all’interno del Nun, convincendo Shu a seguirla.
      Atum dovette inviare il Occhio Divino a ripescarli e ricondurli a casa.
      Sappiamo che l’Occhio Divino al ritorno ne trovò un altro che aveva preso il suo posto e si infuriò moltissimo; Atum, invece, ne fu talmente contento che dalle sue lacrime di gioia nacque il genere umano.

      Tefnut e Shu , dunque, insieme costituivano la prima coppia della Creazione: i Genitori della prima coppia della Terra creata con l’atto sessuale. I Genitori di Nut, Dea del Cielo e Geb, Dio della Terra.


       

      MAAT - Signora della Piuma e della Sacra Bilancia

      Personificazione dell’Armonia del Cosmo, Maat è la Forza che mantiene l’Ordine Universale. Raffigurata con una Piuma sul capo, era considerata la Dea della Giustizia e della Verità.
      Durante la cerimonia della Pesatura del cuore, alla presenza di Osiride, reggeva la Sacra Bilancia e poneva la Piuma su uno dei piattelli; sull’altro veniva posto il cuore del defunto, che doveva essere di peso non superiore alla Piuma stessa.
      (di questa Cerimonia parleremo in altra sede)
      Maat  veniva chiamato anche il vertice della Piramide in cui era identificata la figura del Faraone, nelle cui mani erano racchiuse l’Armonia Cosmica e la Giustizia.

       

      NUT - Signora del Cielo


      Dea del Cielo, era figlia di Shu (Aria) e Tefnut (Umidità)
      La più amata fra tutte le Dee, era anche la più ribelle.
      Dai testi delle Piramidi giungono frammenti di leggende sulla sua violenza nel lasciare il grembo materno e su altri miti che la riguardano.
      Il più importante di questi è certamente quello che narra la separazione dall’amatissimo Geb, Dio della Terra. Secondo questo mito, Nut e Geb, innamorati fin da quando erano nel grembo materno, erano in origine strettamente e sessualmente avvinghiati. Questo suscitò la gelosia di Shu che con l’aiuto degli Spiriti del Vento, li separò e tenne sua figlia sospesa in alto sulle braccia (i Pilastri di Shu che reggono il Cielo). Quella posizione le permise di partorire le Stelle e lasciarle navigare attraverso il suo Manto: muoversi nel cielo.
      La gelosia di Shu, però, era così grande da giungere a proibirle di procreare ancora, in un giorno qualunque dell’anno.
      A toglierla dai guai, giungendo in suo soccorso, fu un altro dei suoi innamorati: Thot, il quale sfidò Shu ad una partita a senet (una specie di gioco a scacchi), battendolo e pretendendo in cambio cinque giorni da aggiungere al calendario, (conosciuti come: i Giorni di Thot), durante i quali la povera Nut riuscì finalmente a mettere al mondo  i suoi quattro figli.
      Un’altra versione dello stesso mito racconta che fu con la Luna, che Thot  disputò la sua partita; il Signore della Sapienza riuscì a batterla ed a sottrarle, per consegnarli a Nut,  i cinque giorni ipagomeni, ossia i cinque giorni fuori del ciclo annuale,  che avanzavano ai dodici mesi di trenta giorni e che venivano intercalati tra la fine dell’anno corrente e il capodanno successivo

      La prima a nascere fu Iside, seguì Osiride; fu poi la volta di Seth, che lasciò il grembo materno, seguito da fulmini e saette, con tale violenza da procurarle dolorosi strappi. Per ultima nacque Nefty, la più bella. Tanto bella da meritarsi l’appellativo di Vittoria.

      Divinità maschili

      GLI DEI della CREAZIONE

      E’ il Supremo, il Dio-Creatore ed Eterno ed è spesso rappresentato  da un triangolo con un Occhio al centro. (nota: non si tratta mai di occhio umano, bensì di un  occhio di falco), ma anche in sembianze umane con in testa la Doppia Corona .
      Lo si incontra nelle credenze più antiche, ma  è  presente anche in tarda età e su tutto il territorio.
      Sarà Atum a creare nel bel mezzo del Nun (le Acque Primordiali) la Bolla entro cui sarà plasmato l’Universo ed in cui verranno collocati terra, cielo, monti, fiumi, mari…
      Una leggenda narra che, essendosi i suoi figli, Shu (Aria) e Tefnut (Umidità),  allontanati da Lui, all’interno del Nun, Egli avesse inviato alla loro ricerca il suo  Udjat ,  il suo “Occhio”
      Ricondotti da Lui i fuggitivi, l’Occhio si accorse che durante la sua assenza un altro “Occhio” aveva preso il suo posto sulla fronte di Atum e si adirò. Si adirò così tanto,che Atum per placarlo dovette trasformarlo in un Cobra reale e attorcigliarselo intorno alla fronte: la prima forma, dicevano gli Antichi Egizi, di “incoronazione reale”.
      Dopo la creazione della Vita, i due Occhi diventarono il Sole e la Luna: il Solare Horo e il Lunare Thot.

      Segue: il dio  PTHA

       
      PTHA

      Era la Divinità più antica e importante del territorio, anche se da noi meno conosciuta. Era così importante,da dare il nome al Paese.
      EGITTO, infatti, traduzione italiana del termine greco Ae-gi-pthos, è la trasposizione dell’antico egizio Hut-ka-Ptha, che significa: Dimora-dello spirito-di Ptha.
      Patrono della città di Memfi, Ptha era il Dio protettore di Artisti e Architetti e di quelli che oggi chiameremmo: Intellettuali.
      Verbo e Parola, era il Dio auto-creatore e il Creatore degli altri Dei, degli uomini e di tutte le cose: per questo fu identificato con Atum e chiamato anche:Ptha-Atum.
      In competizione con l’altro Dio Creatore, Ra,  nelle prime Dinastie, Ptha conobbe diverse difficoltà. Fu in quell’epoca, infatti, dopo l’unificazione delle Due Terre (l’Alto e il Basso Egitto) che si consumò la lotta per il potere che vide, intorno alla VI Dinastia, la piena vittoria e supremazia del Sacerdoti di Ra su quelli di Ptha
      Memfi, però, “la “Città del Muro Bianco” restò capitale  fino al Nuovo Regno e continuò ad essere il centro della famosa “Dottrina Menfitica”.
      E’ raffigurato con aspetto mummiforme e in mano regge gli strumenti del potere: Ank (Croce della Vita), zed (Pilastro) e was (scettro).


      RA
      Altro Dio Creatore, che aveva il suo culto ad On o Jun, la Heliopolis dei Greci: la Città del Sole.  Ra, del sole, rappresentava il massimo splendore.
      Associato ad Atum,  era invocato anche con l’appellativo di Atum-Ra. 

      Con Khepri, (rappresentato dallo Scarabeo) il Sole che sorge, ed Ammon,  ( Ariete) il sole che tramonta, costituiva l’evoluzione dell’astro.

      Elevato al rango di Padre degli Dei, era spesso presente nelle Questioni-Divine, come la rivalità tra Seth e Horo o i miti riguardanti Iside.
      Nel Tempio di Ra. Ad Heliopolis, si professava la Dottrina, ma si creavano anche, o si facevano cadere, Faraoni e Dinastie.
      Furono proprio i sacerdoti di Ra ad impostare le credenze divine verso cui orientare il popolo, facendo del Faraone un Dio-Vivente in terra. Il loro potere era illimitato; secondo solo a quello del faraone che, di Ra, era anche il Sacerdote Massimo.

      Ra era raffigurato come falco antropomorfo, con disco solare e ureo
      (cobra reale) sul capo.

      Intorno a lui nacque una mitologia che lo vedeva protagonista di viaggi notturni sulla Barca Solare e in lotta con Apep, il Dragone Cosmico,


      AMMON

      Altro Dio-Creatore, nella teologia di Tebe, fu presto associato a Ra e divenne Ammon-Ra.
      Durante la XVIII Dinastia fu duramente contestato dal faraone Amenopeth IV, che giunse a sostituirlo con Aton per arginare lo strapotere dei suoi sacerdoti.
      Il Faraone abolì il culto di tutti gli altri Dei e tentò di imporre il monoteismo in nome di Aton. Fondò una città in onore del nuovo Dio e assunse un nuovo nome: Akenaton.
      Era, però, una dottrina troppo avanguardista e alla sua morte, (avvenuta in circostanze misteriose)  Ammon ritornò sugli altari e il Faraone-eretico, come fu etichettato, fu fatto precipitare in un dimenticatoio che solo oggi è stato riscattato.

       

      DEI Figli di DIO

      OSIRIDE il Dio morto e risorto

      OSIRIDE

      Figlio di Geb (Terra) e di Nut (Cielo), fu la prima Divinità ad avere un regno terreno.
      Al centro  della Dottrina Osiriaca, che da Lui prese il nome e che si professava nel Santuario di Abidos, la sua figura risale ad epoca predinastica.
      Secondo quella Dottrina, Osiride sposò la sorella Iside, che gli diede un figlio, Horo, ma venne ucciso dal fratello Seth, che ne ridusse in pezzi il corpo e li disperse sulla terra.
      Iside, dopo lungo peregrinare riuscì a recuperare e ricomporre il cadavere; Anubi, l’altro figlio di Osiride, ne mummificò il corpo e lo preservò dalla decomposizione.
      Perseguitato, morto e risorto, divenne simbolo di Resurrezione e Rinascita.  Il suo culto,  come Patrono e Giudice di un Aldilà terreno (la DUAT),  ebbe, per la prima volta, carattere democratico e non più solamente aristocratico o faraonico.
      E’ raffigurato con aspetto mummiforme e con in mano scettro e flagello; in testa porta l’atef, Corona a due Piume.
      Patrono dei defunti, presiedeva il Tribunale della Verità e della Giustizia, e, insieme ai 42 Giudici, giudicava il defunto e la sua Dichiarazione d’innocenza davanti alla Sacra Bilancia di Maat, Dea della Giustizia.


       

      SETH

      SETH

      Antichissima Divinità protettrice dell’Alto Egitto, in particolare del Distretto di Ombos, Seth venne in seguito integrato nella dottrina Osiriaca e identificato come Dio del Male. (il suo geroglifico è lo stesso indicare la tempesta e il deserto)
      E’ raffigurato con testa ibrida.
      Nella Saga  Osiriaca,  Seth diventa figlio di Geb e Nut e fratello di Iside, Osiride e Nefty. Il territorio viene spartito fra i due fratelli: Seth governerà sull’Alto Egitto e Osiride sul Basso Egitto.
      La mitologia Osiriaca, però, fa di lui l’uccisore del fratello e il persecutore del piccolo Horo, il figlio che Osiride aveva avuto da Iside. Tutto,  per impadronirsi dell’intero territorio e regnare da solo, fino a quando Horo, cresciuto, non si riprenderà il maltolto.
      E’ facile riscontrare la realtà storica in questo racconto mitologico. Numerosi scontri avvennero,  con alterne vicende, tra i principi dell’Alto e Basso Egitto prima dell’unificazione dell’intero territorio che prese il nome di: Paese delle Due Terre. Solo più tardi, infatti, si chiamò Hut-Ka-Ptha, (Dimora-dello Spirito-di Ptha) da cui la traduzione greca Ae-gi-pthos e infine quella italiana di Egitto.
      Seth ( alcuni studiosi ravvisano, oggi, il suo nome nella radice del nome Satana) fu, dunque, una Divinità dagli aspetti molteplici che alla fine venne associato al male.
      Soltanto molto più tardi, in epoca Ramessida, questa tanto bistrattata Divinità conobbe un tentativo di riabilitazione: Sethi, faraone della XIX Dinastia, e suo figlio Ramesse II provarono, con scarsi risultati, ad imporre la sua riabilitazione.
      Sethy quanto Ra-m-seth, erano Faraoni, originari dell’Alto Egitto, e con i loro nomi intendevano, per l’appunto, onorare questa Divinità:
      Sethy vuol dire: Figlio di Seth (o Protetto di Seth)
      Ra-m-Seth: Ra vive in armonia con Seth  (un tentativo di imporre al tutto il territorio una tolleranza di culti)

      HORO

      HORO

      Figlio di Osiride ed Iside, raffigurato con testa di Falco, Horo simboleggia la regalità divina e la natura divina del faraone.
      Lo troviamo al centro della Dottrina Osiriaca come vendicatore del padre ucciso da Seth.
      Iside, racconta la leggenda, per proteggerlo dallo zio lo nascose nelle paludi, affidandolo alle cure del deforme Bes, Dispensatore delle Sabbie-del-Sonno.
      Quando il piccolo Dio fu cresciuto, affrontò Seth in epiche battaglie che, però, non vedevano un vinto né un vincitore. Horo si vide strappare un occhio (da cui: Occhio di Horo o Occhio di Osiride, di cui parleremo in seguito e da non confondere con l’Occhio di Ra) e Seth fu mutilato degli attributi sessuali.
      Alla fine, Ra si vide costretto ad intervenire e dopo un’Assemblea con tutti gli Dei, fu deciso quanto segue: a Horo il potere sulla Luce ed a Seth quello sulla Tenebra… anche se non tutti furono soddisfatti dell’assegnazione di quei ruoli… Ma c’è qualcuno contento di qualcosa?... Gli Dei non facevano eccezione,,, anzi!
      Horo, però, è anche la “Manifestazione di Ra” (attraverso l’astro solare); Horo è presente a bordo della Barca Solare durante il tragitto notturno e ancora, Horo è accanto al defunto durante il Giudizio del Tribunale di Osiride.

      ANUBI

      ANUBI

      Figlio di Osiride e Nefty, Anubi è la figura più affascinante ed inquietante del Pantheon egizio: inquietanti perfino i particolari della sua nascita.
      Per comprendere la complessità della sua natura, bisogna dare una sbirciatina alla storia della sua famiglia, non propriamente esemplare: Nefty era l’ultima dei quattro figli di Nut, Dea del Cielo. Gli altri tre erano Iside, Osiride e Seth; Iside era stata fatta sposare ad Osiride e Nefty aveva preso come sposo Seth… con il particolare non trascurabile che, mentre Iside ed Osiride erano profondamente innamorati, Nefty e Seth si detestavano cordialmente; per di più, Nefty smaniava d’amore per Osiride e Seth non perdeva occasione per saltare addosso ad Iside.
      Approfittando, una sera, dell’assenza della sorella, Nefty, indossati il calasiris (mantello) della sorella e il suo Cinto, andò a sdraiarsi sulla stuoia accanto ad Osiride, il quale la scambiò per l’amatissima sposa. Solo al mattino, svegliandosi e scoprendo Nefty stesa al suo fianco, si accorse dell’inganno e montò su tutte le furie… anche perché temeva la reazione di Seth, ma soprattutto quella di Iside, la più potente delle Maghe.
      Resasi conto dell’enormità del fatto, Nefty cercò riparo tra i canneti delle paludi, all’ira del marito cornuto ed a quella della sorella tradita ed attese che le acque si chetassero. Dopo qualche tempo, però, si accorse che quella notte di passione rubata aveva dato i suoi frutti: aspettava un figlio, che cominciò a detestare con tutte le sue forze.
      Quando il bimbo nacque, lo pose in una culla di cannicci e lo affidò alla corrente del Nilo, nella speranza, forse, che qualche coccodrillo ne facesse il suo pasto.
      Impossibile che ciò accadesse: il piccolo Dio era immortale come i genitori e fu proprio un coccodrillo a trasportarlo a riva, dove c’era una cucciolata di sciacalli e dove mamma-sciacallo lo accolse nella nidiata e lo nutrì e protesse.
      Questo fino a quando il sapiente Thot non informò Iside del fatto.
      “Tu sei la Dea dell’Amore e del Perdono, - le disse – non puoi tollerare un simile evento.”
      Iside non si fece pregare. Perdonò la sorella, soprassedette sull’ingenuità del marito e corse in aiuto del piccolo Dio, ma, alla vista di quell’esserino sporco ed irriconoscibile, non riuscì a trattenersi:
      “In put?” (E’ proprio lui?) esclamò.
      “In put!” (E’ proprio lui!) rispose Thot.
      In-put, il nome egizio che fu dato al piccolo: In-Put, ossia, Anubi.
      Ecco perché Anubi si mostra con la testa di sciacallo: per riconoscenza a quella che fu la sua prima famiglia.
      Cresciuto, fu proprio lui che inventò l’imbalsamazione per preservare dalla corruzione il corpo di suo padre, Osiride, ucciso da Seth e fu a lui che venne affidato il compito di traghettare i defunti attraverso le vie della Duat, l’Oltretomba egizia, oltre che di sostenere la Sacra Bilancia, nel Tribunale di Osiride, su cui si pesava il cuore del defunto per concedergli oppure negargli la vita eterna.
      Anubi è raffigurato con testa di sciacallo o sciacallo dal colore nerissimo, in ricordo, forse, della sua vita infantile trascorsa tra quegli animali. Il suo colore nero, però, non è quello del lutto (che è, invece, il bianco), ma è quello del bitume, necessario all’imbalsamazione, per cui il nero diventa il colore della Rinascita.
      Egli stesso era una Divinità della Rinascita e il Sacerdote funerario che presiedeva all’imbalsamazione di un cadavere, indossava la sua maschera.
      Divinità dai molteplici aspetti, gli furono attribuite diverse funzioni: Patrono dell’Imbalsamazione, Traghettatore dei defunti, Reggitore della Sacra Bilancia, Signore della Necropoli, Signore dell’Aldilà.

      HAPY

      INNO ad HAPY: Signore del NILO


      Omaggio a te, Hapy, che compari su questa terra
      Giungendo in pace per far sì che l’Egitto viva.
      Tu dai acqua ai campi creati da Ra
      Dai vita ad ogni animale
      E mentre discendi per la tua via dal cielo,
      dai da bere incessantemente alla terra
      Tu sei l’amico del pane e della bevanda,
      tu fortifichi il grano e lo fai crescere.
      Tu sei il Signore dei poveri e dei bisognosi
      Tu asciughi le lacrime dai loro occhi…

      HAPY

      Dio del Nilo e anche nome del fiume, era la personificazione delle fecondità delle sue acque e, per questo, raffigurato con i caratteri di entrambi i sessi.
      L’unico Tempio a lui dedicato si trovava sull’isola di Rodha, poiché il fiume stesso era il suo Tempio. Si riteneva, infatti, che risiedesse in una caverna oltre la cataratta. 
      Raffigurato con testa di toro, nel Tempio di Rodha viveva il Toro Sacro che per essere tale doveva possedere alcuni requisiti: una macchia triangolare bianca sulla fronte, un’altra a forma di ali di avvoltoio sulle spalle, ecc.. Durante le festività in suo onore, in occasione dello straripare delle acque,
      le porte del Santuario si spalancavano e il Toro Sacro veniva fatto sfilare tra una folla festante che gettava ai suoi piedi tavolette e pezzi di pietra levigata con richieste di grazie. Se il Toro le toccava con gli zoccoli, le grazie sarebbero state concesse…. Se poi non accadeva… bastava riprovare l’anno successivo.
      Alla morte, il Toro Sacro veniva imbalsamato e portato in corteo nella necropoli e i sacerdoti si mettevano subito alla ricerca del successore.

      THOT

      Dio della Scienza e della Sapienza, inventore della Scrittura e Patrono degli Scribi e degli Intellettuali, Thot era raffigurato con testa di Ibis(o babbuino.  Tra gli Dei più forti ed antichi dell’Egitto,  il suo culto era praticato ad Hermopolis.
      Divinità dagli aspetti molteplici, Thot è il “Signore dei Libri e dei Geroglifici”, per essere l’inventore della Scrittura ed aver scritto di proprio pugno i  Libri della Sapienza.  Ma è  anche il “Custode dei Segreti della Natura”  e il “Signore della filosofia ermetica” per cui è associato alla Magia e al Mistero: fu da Thot, infatti, che Iside apprese tutte le sue arti magiche.
      Scriba Divino e Genio dell’Ordine Cosmico, egli è presente nel Tribunale di Osiride e sorveglia la Sacra Bilancia di Maat,  durante la Cerimonia della Psicostasia (Pesatura dell’anima) a cui deve sottostare il defunto.
      Tale Cerimonia consiste nell’affermare la propria Dichiarazione d’Innocenza dei peccati di cui si  viene accusati.  La veridicità di tale affermazione è confermata o negata dalla Sacra Bilancia sui cui piattelli sono posti il cuore e una piuma: quella che Maat,  Dea dell’Ordine e della Giustizia,  porta sul capo.
      Thot è anche una Divinità Lunare e uno dei suoi aspetti è il susseguirsi delle fasi lunari, che fanno di Lui il “Signore della Perpetuità”.
      Nella funzione di Manifestazione di Ra, di cui è il Verbo, egli è partecipe alla Creazione dell’Universo e, quale Dio Saggio e Riflessivo, è spesso presente in molte delle dispute fra Dei.
      Nella Grande Contesa fra Horo e Seth,  egli  convince i due contendenti ad una tregua e poi alla riappacificazione e nelle vicende di Iside lo vediamo correre in soccorso della Dea per aiutarla a sfuggire a Seth che la tiene prigioniera e la nasconde nelle paludi, dove Iside da alla luce Horo, il figlio di Osiride.
      Lo stesso fa con Nut, dea del Cielo, di cui è l’eterno innamorato: vince a Shu, in una partita a senet (una sorta di scacchi) i cinque giorni ipagomeni durante i quali la Dea possa mettere al mondo i quattro figli, avendole Shu, suo padre, proibito di farlo nel resto dell’anno.

       

      FIOR DI LOTO

      Proprio all’ingresso della prima delle grandi Sale della Statuaria, al Museo Egizio di Torino, c’è una splendida colonna papiriforme ornata alla base da un fior di loto chiuso e in alto da un fior di loto aperto.
      Osservandola, ogni volta mi viene in mente un episodio riportato da:  “Le Istruzioni di Amenemeth”
      (Libri della Sapienza).

      Amenemhet era un Sovrano con qualità di scriba e teneva una lezione a suo figlio sulla misericordia del  Nether- Wa,  Dio-Unico,  verso gli uomini.
      Dopo un po’, il ragazzo, piuttosto scettico, gli fece una domanda:
      “Signore, – disse -  Come può Dio occuparsi di tutti gli uomini che sono tanti, tanti e poi tanti ancora ed ancora di più?”
      Dopo un attimo di riflessione, Amenemhet chiese:
      “Figlio, hai mai contemplato un fior di loto?”
      “L’ho fatto, sì.” rispose l’altro con accento un po’ stupito.
      “Lo sai, figlio, che ogni sera il LunareThot provvede a chiudere ognuno dei petali del calice del fior di loto, affinché né insetti, né animali, né vento o acqua lo danneggi? E lo sai che ogni mattino il Solare Horo provvede a riaprire quei petali per ridare al fiore vita e bellezza?…  Se due Divinità importanti come Thot ed Horo si occupano di un umile fiore, come puoi dubitare dell’interessamento di Dio verso l’uomo, la più importante ed amata delle sue creature?”

      Cosa dire di insegnamenti come questo!… E’ così attuale, che sembra uscito dalle labbra di un Pontefice.

       

      IL DILUVIO UNIVERSALE

      il diluvio


      Eventi catastrofici sono sempre stati associati alla volontà divina (accade ancora oggi, in certi ambienti e certe culture) soprattutto se inspiegabili (come il fulmine) o devastanti (come terremoti o alluvioni)
      Racconti di Diluvi Universali (come lo scioglimento delle acque dopo una Glaciazione) sono presenti in ogni cultura e ad ogni latitudine del pianeta e nessuno studioso o scienziato li mette più in dubbio.

      Anche la Teologia egizia ha il suo Diluvio, ma lo racconta in maniera diversa e particolare.
      Il motivo, forse, c’è: lo straripamento di un fiume non poteva essere devastante come l’innalzamento delle acque del mare ed eventuali tzunami!

      Cosa raccontano i Testi Sacri egizi?
      Ecco qua un bel racconto con finale a piacere:
      Per punire il genere umano, reo di colpe molto gravi, si decise di dargli una bella lezione.
      A compiere la “missione” fu mandata la ferale Sekhmet, Sposa di Ptha, (Dio Creatore, corrispondente… un po’… al nostro Padre Eterno)  nelle sembianze di Leonessa Sacra.
      Cosa fu, cosa non fu, ma… la Dea si lasciò trasportare dalla propria natura ferina e compì una vera strage, tanto da minacciare di estinzione il genere umano.
      Preoccupato, Ptha (o Ra, secondo altre versioni) pensò bene di inondare tutto il territorio di birra rossa.( gli antichi egizi ne facevano largo uso!)
      La Dea, scambiandola per sangue, si prese una bella sbronza e… si dimenticò di portare a termine la “missione”… l’uomo, dunque, è salvo solo grazie ad una sbornia divina!!!

      Altra versione:
      La Dea, che doveva risparmiare gli uomini giusti, se la prese anche con Adapa (il Noè della situazione) e lo ferì mortalmente.
      Quando si rese conto della gravità del fatto, si fermò e cominciò a versare un bel po’ di lacrime di pentimento.
      Furono proprio quelle lacrime a sanare le ferite di Adapa e restituirgli la vita.
      Fu così che Sekhmet, Dea della Distruzione,  divenne anche Dea della Rinascita… Ambivalenza, come in quasi tutti gli aspetti della filosofia egizia.   


       

      L'OCCHIO DIVINO

      Occhio di Ra, Occhio di Horo, Occhio di Osiride: sono simboli ricorrenti nel pensiero teologico del popolo egizio: complesso e incomprensibile per noi gente moderna.
      Il culto dell’Occhio Divino, in realtà, è presente anche in altre culture ed è sempre simbolo della “Grande Dea dell’Universo.” 
      Non si può dimenticare che l’inizio della civiltà egizia coincide con la fine del Matriarcato e che molti dei miti e dei simboli del Matriarcato confluiranno nel nuovo pensiero teologico.
      Lo stesso avverrà per le altre culture, d’altronde.
      Ma vediamo un po’ più da vicino questi simboli.

      - L’Occhio di Ra (occhio destro), raffigurante la forza del Dio Supremo
      Nella Dottrina Eliopolitana di On (la Eliopolis dei Greci) il Neter-Wa, Dio-Unico o Supremo, si chiamò per prima Atum, poi Atum-Ra e infine semplicemente Ra.
      Viveva immobile nel Nun (Acque Primordiali), fornito di un “Occhio” (Irep), assieme ai figli: Shu e Tefnut.
      Un occhio, però, che, raffigurato, non era mai umano, ma di un falco.
      Il mito racconta che un giorno Shu e Tefnut si allontanarono da lui e si persero nel Nun. Ra, allora, mandò il suo “Occhio Divino” a recuperarli.
      Al ritorno, però, l’Occhio trovò una sgradita sorpresa: al suo posto c’era un altro Occhio. S’infuriò così tanto a quella vista, che per placarlo, Ra dovette trasformarlo in un cobra e attorcigliarselo intorno al capo.
      Quando più tardi Ra si ritirò per lasciare il Mondo Creato nelle mani degli Dei prima e degli uomini dopo, questo atto fu considerato la prima forma di incoronazione di un Faraone: l’urex, il cobra divino, eretto sulla fronte.
      Dalle copiose lacrime versate dall’Occhio in quel frangente, nacque il genere umano: questa parte del mito comprova la natura femminile dell’Occhio Divino.
      L’uomo, dunque, nella Teologia di Eliopoli, nasce dalle lacrime di rabbia dell’Occhio Divino di Ra, il Dio Supremo.
      Il primo Occhio divenne il Sole e il secondo, la Luna.  Vediamo come e quando.


      - L’Occhio di Horo (occhio sinistro)
      Se il primo mito è legato ad Eliopoli, quello riguardante Horo è parte, invece, della Dottrina Osiriaca di Abidos, centro in cui si praticava il culto di Osiride.
      Horo, figlio di Osiride, lotta con Seth, fratello di Osiride ed usurpatore del suo trono (Seth regnava sul Delta e Osiride nella Valle).
      In uno dei numerosi scontri, Seth riuscì a strappare un Occhio (l’Udjat) al nipote ed a gettarlo via; dal canto suo, il giovane Horo non fu da meno e gli strappò gli organi genitali.
      A questo punto intervenne Thot, Dio della Sapienza, Signore della Magia e Guardiano della Luna.
      Thot si pose immediatamente alla ricerca dell’Occhio e lo ritrovò nella Tenebra Eterna.
      Lo ritrovò, però, ridotto in pezzi e lo ricompose, ottenendo una frazione di 63/64, così rappresentati: 1/2 - 1/4 - 1/8 - ecc.
      Ogni frazione divenne una fase della Luna: calante e crescente.

      Questo racconta il mito, nella pratica, invece, troviamo l’Udjat (Occhio di Horo) sotto forma di amuleto contro gli infortuni, utilizzato da coloro che praticavano attività pericolose. Lo ritroviamo anche nelle tombe, a protezione da insidie e pericoli cui era sottoposto il Ka (spirito) del defunto, nel viaggio attraverso la Duat (oltretomba).

      (curiosità: se visitate il Museo Egizio di Torino, vi capiterà di veder dipinto un “Occhio” su qualche sarcofago: era una “finestra sull'universo” attraverso cui il defunto poteva dare una sbirciatina al mondo esterno… ah! Questi egizi!)

      - l’Occhio di Osiride
      Il mito narra che l’Udjat, essendo ormai mobile sul volto di Horo, sia stato da questi “prestato” al padre, Osiride, per risanarlo da una congiuntivite, malanno assai comune in Egitto… da cui, evidentemente, nemmeno gli Dei erano immuni.

      KA e BA (Spirito e Anima)... la complessa spiritualità degli egizi

      Era convinzione di questo straordinario popolo, che l’esistenza umana attraversasse tre momenti, tutti e tre fondamentali, misteriosi e complessi:
      - la vita terrena
      - la morte
      - la vita ultraterrena
      Già cinque secoli prima di Cristo, lo storico Erodoto scriveva:
      “Gli Antichi Egizi erano un popolo che praticava il Culto dei Morti, ma amava intensamente la vita.”
      Sembra una contraddizione,  ma non lo è!

      - La Vita terrena, dicevano gli Antichi Egizi, era un dono che gli Dei facevano alla creatura umana per consentirle di prepararsi alla vita ultraterrena: l’Eternità e l’Immortalità.
      Questo popolo fu ossessionato dall’idea di Immortalità: per essa, eresse opere colossali come La Sfinge e le Piramidi, innalzò Templi e Santuari che  sfidano ancora oggi il Tempo.

      - La Morte, per il popolo nilotico, costituiva un passaggio tra la prima fase e la seconda e non era vissuta  con l’ossessione dei giorni nostri. Poteva essere traumatica, certo, e certamente era rifuggita, ma, al contempo, accettata con fatalità e pragmatismo.

      - La vita ultraterrena, ossia la Vita Eterna, desiderata ed agognata da tutti, non era, però, appannaggio dell’intera umanità, poiché bisognava meritarsela. Per comprendere appieno la profondità di questo pensiero filosofico, basta leggere qualcuna di quelle Massime Sapienziali che invitavano a vivere una vita terrena onesta e operosa e generosa:
      “L’uomo litigioso causa disordini.”
      “Non essere malvagio: la bontà genera simpatia.” oppure:
      “Onora una vita di lavoro: l’uomo che non ha nulla diviene desideroso dell’altrui proprietà.”
      “Agisci rettamente durante il tuo soggiorno terreno.”
      E ancora:
      “Aiuta le vedove e coloro che sono in lacrime.”

      Per consentire tutto questo, dicevano gli Antichi Egizi, Dio aveva dotato la creatura umana di una complessa natura e di un certo numero di… per comodità le chiameremo entità, termine da cui esoterici e pseudo-studiosi, hanno sempre attinto a piene mani per le loro bizzarre dottrine, teorie e affermazioni.
      Sette. Erano sette, queste entità, ognuna con un compito ben specifico.
      - Djet: il corpo, deputato ad operare durante la vita terrena. Viveva fisicamente le esperienze di vita, come amare, lavorare, essere la salute o sopportare la malattia,  ecc.
      - Ka: chiamato anche “Doppio”. Copia esatta del djet, era fisicamente inconsistente, trasparente ed evanescente; corrispondeva a quello che noi, gente moderna, chiamiamo Spirito o Fantasma.
      Era raffigurato con due braccia sollevate verso l’alto ed era quella, fra tutte le entità del defunto, che aveva il compito di intraprendere il viaggio nell’Oltretomba per sottoporsi al Giudizio di Osiride.
       

      l.l BA della regina Nefertari (tomba)

      - Ba: un po’ difficile, definire questa entità. Di sicuro era qualcosa di speciale, che solo la creatura umana possedeva e che la differenziava all’animale (senza anima).
      Alla sottoscritta piace definirla la parte divina che è in ogni essere umano: l’Anima, che Dio trasfuse all’uomo quando lo creo, soffiandogli attraverso le narici. (concetto ripreso successivamente dalla cultura ebraica: basta leggere la Bibbia e la Creazione dell’uomo)
      Il Ba è raffigurato come un uccello (quasi sempre un airone) con testa umana, forse a causa della presenza dei numerosi stormi d’uccelli che stazionavano sulle cime dei monti delle necropoli.
      - Ib: il cuore, sede della coscienza e del carattere di ogni individuo.

      - Shut: l’Ombra. Copia in negativo del djet, alla morte dell’individuo, l’Ombra si staccava dal corpo e vagava inquieta nell’attesa del Giudizio di Osiride. Accadeva anche che lo seguisse nell’Aldilà.

      - Ren: il Nome. Era così importante, questa entità, da negare l’esistenza a chi non lo possedeva o non lo possedeva più. Basti pensare al deplorevole uso di cancellare da Templi e Monumenti, il nome di alcuni Faraoni scomodi, come il celeberrimo Akhenaton, al solo scopo di cancellarne la memoria.
      - Akh: chiamato anche il Glorioso o il Luminoso.


      Cosa accadeva ad una persona appena defunta?
      Ecco il rituale cui era sottoposta e il mito, a cui il popolo egizio si aggrappava.
      Convinto?... Immagino di sì!... Almeno quella parte del popolo tenuto nell’ignoranza!
      Subito dopo il decesso, i Sacerdoti funerari prelevavano il cadavere e lo trasportavano alla Casa dell’Imbalsamazione per prepararlo “fisicamente” all’Immortalità.
      Settanta o anche ottanta giorni, durava il processo di conservazione del corpo, ma qui, bisogna fare una distinzione fra Imbalsamazione e Mummificazione.
      La seconda era un “processo naturale” di conservazione del corpo e lo si praticò, all’incirca, fino alla IV o V Dinastia (epoca di Giza, Sakkara, ecc). Non occorreva intervenire sul corpo, poiché bastavano clima secco e temperature elevate.
      La prima era, invece, un “processo artificiale”. Il  corpo veniva svuotato degli organi molli (fegato, stomaco, intestino e polmone, i quali venivano conservati in appositi contenitori,  conosciuti con il nome di vasi canopi) e il vuoto era riempito con paglia, resine, balsami; poiché non si praticava ancora la sutura delle ferite,  queste tendevano ad aprirsi. Per ovviare all’inconveniente, il cadavere veniva avvolto in bende tenute insieme da una colla, scura e densa. Ancora oggi non se ne conosce bene il composto, che  qualcuno chiamò (in egiziano): mummif (bitume), da cui la parola  mummia.

      Seguiva una cerimonia funebre officiata, alla presenza di amici e parenti, da Sacerdoti funerari, tra cui il sacerdote-sem, riconoscibile (in pitture parietali o papiri) dalla pelle di leopardo sulle spalle e il chery-webb, Sacerdote –lettore,riconoscibile dalla lunga stola bianca adagiata su una spalle.
      Prima di calare il sarcofago nella tomba,  si metteva in atto un complesso rituale conosciuto come “Il rito dell’apertura della Bocca”, che avrebbe restituito i sensi al defunto e gli avrebbe consentito una vita  “normale”..

      Cosa accadeva, nel frattempo alle altre entità?
      Il Ba, l’Anima, usciva dalle narici e con forma di uccello con testa umana, volava sulle montagne della necropoli. Qui restava in attesa di congiungersi alle altre entità, dopo il Giudizio di Osiride.  
      Anche la Shut, separata dal corpo, restava in attesa e in caso di Giudizio sfavorevole, si aggirava di notte, arrecando ovunque terrore e danno. Qualche volta riusciva a seguire il Ka nel suo peregrinare lungo le vie dell’Oltretomba e, se il Giudizio di Osiride fosse stato sfavorevole, non c’era scampo neppure per essa.
      -L’Ib, il Cuore, doveva raggiungere il Tribunale di Osiride per essere giudicato. Messo su uno dei piattelli della Sacra Bilancia di Maat, Dea della Verità e della Giustizia, doveva pesare non più della Sacra Piuma, che la Dea si staccava dal capo e poneva sull’altro piattello.

      Ma… torniamo al Ka, lo Spirito. Era il solo (a parte il Cuore) fra tutte le entità del defunto, a mettersi in viaggio attraverso le oscure ed insidiose vie della Duat, l’Oltretomba egizia. Doveva affrontare creature spaventose come il serpente Apep,(meglio conosciuto con il nome di Apofi), il leone Akhet, il coccodrillo Shui e molte altre ancora; doveva percorrere fiumi dalle acque impetuose, laghi di fuoco, montagne di ghiaccio e… (chi più ne ha, più ne metta).
      In questa impresa, però, non era né solo né sprovveduto:  Divinità funerarie erano pronte ad aiutarlo e, naturalmente, la  Magia... la magia, ancella della Religione o, più esattamente, sua comprimaria: il defunto, infatti, aveva a sua disposizione He-kau, formule magiche per affrontare pericoli e annientare nemici. Erano, per lo più, scritte su scarabei di pietra turchese; in alcune tombe ne sono stati trovati fino a novanta esemplari.
      Giunto alla Sala del Tribunale, lo aspettavano Osiride e la Corte dei Quarantadue Spiriti, ognuno dei quali rappresentava un peccato: invidia, inganno, appropriazione indebita, ecc.)
      Formule magiche, naturalmente, lo aiutavano a superare le difficoltà… D’altronde, bastava essere innocente di almeno Sette dei Quarantadue Peccati per scongiurare la fine.
      Una fine davvero orrenda, quella riservata ai peccatori: le fauci di Ammit la Bestia, un ibrido con testa di ippopotamo, corpo di leone e coda di coccodrillo.
      Il Ka che fosse riuscito a superare il Giudizio, poteva fare due cose (e di solito le faceva entrambe): restare nell’Oltretomba e soggiornare negli Hotep Jaru, il Paradiso egizio, come  Spirito, oppure tornare nella hut-ka, la tomba, dove lo aspettava il corpo imbalsamato e dove poteva congiungersi alle altre entità e vivere fisicamente in quella dimora.
      Era quello, infatti, lo scopo della preservazione del corpo fisico: dare un supporto allo Spirito e permettere al defunto la sua Vita Eterna.

      E l’Akh, il Luminoso?
      All’interno della tomba poteva accadere uno strano fenomeno: dopo un po’, il corpo di un defunto innocente e virtuoso cominciava ad emanare luce. Meno erano i peccati, più intensa si faceva la luce: un modo poetico, forse, degli Antichi Egizi, di spiegarsi il fenomeno dei fuochi fatui.

       

      LA TRIADE... ossia La Sacra Famiglia

      Triade di Tebe: Mut - Ammon - Khunso (al posto di quest'ultimo c'è Ramseth II)

      Il concetto di Triade o Trinità nella Teologia egizia fu presente prima ancora delle epoche Dinastiche.
      Su tutto il territorio, conosciuto ancora con il nome: “Il Paese delle Due Terre” (La Valle e il Delta), il  Neter-Wa,  (Dio-Uno), che si manifestava attraverso l’astro solare, assumeva nomi diversi, nei diversi centri, ma era fatto della stessa sostanza ed esprimeva lo stesso
      concetto.

      Non a caso, il concetto del Divino si identificava nel Sole o nel Fiume: i due elementi fonte di Vita. E, non a caso, in Egitto non fu mai presente un Dio dei Fulmini (Zeus di Greci e Romani) oppure delle Tempeste Marine (Enlil dei Babilonesi). Questo perché la Religione, sempre associata alla Magia, aveva uno scopo utilitaristico più che trascendentale.

      La Triade (o Trinità), costituita non da:
          Padre – Figlio – Spirito Santo
      come quella cristiana (che, peraltro, verrà assai dopo) ma da:
          Padre – Madre – Figlio
      Una Sacra Famiglia!
      Era raffigurata con un triangolo isoscele capovolto, con al centro un  Occhio Sacro (quello di Atum: Dio_Creatore). I due vertici superiori rappresentavano il Padre, e la Madre e quello inferiore, invece, il Figlio

      Tutti i centri e le città più importanti dell’epoca avevano la propria Triade, che cambiava solo di nome, come dicevo prima, ma non di sostanza.
      Le Triade erano diverse ed io ne cito solo alcune, le più conosciute:

      A Memfi c’era quella composta da:
             Ptha – Sekmet e il figlio Nefertum

      Ad Abidos troviamo:
            Osiride – Iside e il figlio Horo

      A Tebe, invece, c’erano:
            Ammon – Nut e il figlio Konsu

      Ed a Dendera:
            Hathor – Horo e il figlio Iny


      La mitologia egizia assegna ad ognuna di queste Triade vicende in cui si ravvisano vicissitudini umane di quei luoghi di culto, ma anche eventi naturali.
      Un esempio: il Diluvio Universale (che rimandiamo ad altro incontro) oppure il mito del sacrificio divino: Il Dio morto e risorto, ecc…

       

       

      Gli Egizi adoravano davvero gli animali?

      Anubi - Dio Sciacallo

      Una domanda che mi sento spesso rivolgere è: gli Egizi adoravano gli animali? Esisteva, cioè, un culto degli animali?
      Di certo c’è che gli animali facevano parte della dieta alimentare di questo popolo ed  erano utilizzati per i lavori più pesanti.
      Davvero dobbiamo credere che quei geniali costruttori e perfetti conoscitori del corpo fisico si genuflettessero davanti ad una mucca o ad un gatto che attraversasse il loro cammino?
      E’ pur vero, però, che gli Dei dell’Antico Egitto sono spesso raffigurati con testa animale: toro, gatta, leonessa, ibis, ecc..
      Come tutte le Religioni, anche quella egizia… soprattutto quella egizia, si serve di simboli per rendersi più comprensibile.
      Gli Dei egizi possiedono un corpo composto di materie preziose: d’oro è la carne, di lapislazzulo i capelli, di corniola il sangue, ecc.., ma  non si rendono visibili agli occhi umani.
      Sono gli uomini che attribuiscono loro una forma.
      Per quanto sconcertante possa apparire ai nostri occhi, le Divinità egizie hanno l’aspetto di un essere ibrido, (metà uomo e metà animale) ma si tratta sempre di simboli per esprimere una funzione o una specifica qualità  della Divinità e non corrisponde al suo aspetto reale.
      Qualche esempio: il seno di una vacca simboleggia il cielo e NUT,  Dea del Cielo, viene raffigurata con orecchie bovine.
      Quale simbolo si può scegliere per raffigurare l’irruenza e la fertilità delle acque del Nilo se non un toro? Ed ecco  Hapy, dalla testa di toro.
      E come esprimere la potenza e l’ardenza del Sole, se non attraverso la forza e la determinazione di una leonessa? Sekhmet, sposa di Ptha, è raffigurata con testa di leonessa. (nota: al Museo Egizio di Torino ci sono più di venti splendide statue che raffigurano questa Dea)
      Le forze di crescita della Vegetazione, invece, sono associate ai serpenti, (Mertseger, Buto, Apofi, ecc) mentre quelle del Cielo, a falchi ed avvoltoi (Horo, Nekhbet, ecc..)
      E Anubi? Quale simbolo più appropriato scegliere per questa Divinità inquietante e misteriosa, se non uno sciacallo del deserto?
      In realtà, questi animali “divinizzati” non hanno nulla in comune con i loro simili viventi, se non la forma: sono il simbolo di funzioni e qualità divine. Niente di più.
      Qualcosa di nuovo, però, avviene in tarda età,  causa la decadenza politica del Paese e la dominazione straniera.
      Il significato simbolico dell’immagine divina va sempre più perdendosi a favore di un vero culto degli animali, favorito dal dominatore straniero: greco o romano.
      Solo in questo periodo storico, infatti, gli  animali, simboli di Divinità, divengono a loro volta Divinità: sacri ed intoccabili.
      Pena la morte per chi li offende.
      Superstizione? Certo!
      Per un popolo conquistatore è stato sempre più facile governare la superstizione che la religione o, addirittura, la ragione.
      Del resto… non accade qualcosa di simile ancor oggi?