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SFINGI e PIRAMIDI

Sfingi

  • LA SFINGE DI CIZAH
  • IL VIALE DELLE SFINGI a Tebe
  • ALTRE SFINGI

SFINGE

Sfinge egizia

Questo straordinario monumento è assurto a simbolo dei misteri che ancor oggi circondano la civiltà egizia. (misteri che studi ed inarrestabile ricerca, continuano a svelare) In realtà non ha nulla di misterioso, né di mitologico; ha, invece, come tutte le statue egizie, una ben precisa funzione: quella di proteggere.
   “Proteggo la cappella della tua tomba
    sorveglio la tua porta…” sta, infatti, scritto su un esemplare risalente alla XXVI Dinastia.
Corpo leonino e testa umana, sulla fronte  l’urex, il cobra reale, la Sfinge simboleggia la natura divina del Faraone.
La Sfinge più famosa si trova a Gizah,  porta il volto del faraone Kafra e risale al 2.570 a.C. – IV Dinastia, Antico Impero.

Nella storia dell'arte dell'uomo non c'è nulla che soprende quanto questo volto, simbolo del più profondo mistero.Sebbene non abbia rilasciato mai  responsi né oracoli, Essa resta il monumento più enigmatico della stori dell'uomo e non soltanto del Paese che lo ospita.
Durante lo scorrere di tutti questi secoli, non c’è stata generazione capace di sottrarsi al suo fascino enigmatico.
Per gli Arabi era Abu-el-hol, ossia, “Padre della paura”, a testimonianza dei sentimenti di timore che l’immenso colosso di pietra era capace di suscitare in gente superstiziosa che la credeva una raffigurazione del male; per gli Antichi Egizi, però, era la Shepes-ank, “L’Immagine Vivente”, provvista di Ka e Ren = Spirito e Nome.
Imponente ed enigmatico, fin dall’antichità, questo colossale felino di pietra ha alimentato leggende ed aneddoti. (talvolta anche riprovevoli)
Ricordiamo il faraone Thutmosis IV che, ancora ragazzo, a seguito di un sogno in cui la Sfinge gli prometteva il trono se l’avesse liberata della sabbia che minacciava di seppellirla, le dedicò una stele. I Mamelucchi, qualche millennio dopo, l’aggredirono a cannonate, portandole via il naso e, più recentemente, avventurieri senza scrupoli usarono la dinamite per penetrare al suo interno nella speranza di trovarvi tesori.
Attualmente la sfinge di Gizah non gode di ottima salute.

Non è una novità. Più volte in passato si è tentato di rimetterla in sesto e ogni volta i risultati sono stati disastrosi.


Oggi ci si domanda: chi salverà la Sfinge?
Ma perché la Sfinge è così “malata”, mentre le Piramidi, di cui doveva essere “Il Protettore”, pur spogliate del pregiato rivestimento esterno, godono di buona salute?
A proposito di Piramidi, un detto recita così:
  “L’uomo ha paura del Tempo,
   ma il Tempo ha paura delle Piramidi!”
Le ragioni sono molteplici: tempo, vento, sabbia e, non ultima, l’opera dell’uomo. La vera causa sta, forse, nella sua stessa struttura morfologica.
Originariamente, l’immenso monumento era una collinetta di pietra calcarea da cui furono estratti i blocchi per le prime assise delle Piramidi di Keope e suo figlio Kafra. All’informe ammasso che ne restò e seguendone la naturale struttura morfologica, fu data la forma di un leone con testa umana che, rivestita di pietra pregiata, divenne la Shepes-ank, la “Immagine Vivente” di Atum-Ra, con il volto del faraone Khafra.


Oggi come ieri, sebbene mutilata e oltraggiata, continua a suscitare stupore e meraviglia ed è meta di milioni di turisti che, di giorno ne subiscono il fascino semplicemente osservandola e di sera vivono le suggestioni di spettacoli come “Suoni e Luci”


Fantasiose teorie sono sorte intorno alla Sfinge di Gizah, che si vuole, risalente ad epoca assai più remota, attribuendone la costruzione a civiltà sconosciute e misteriose come Atlantide o scomodando addirittura gli extraterrestri.
Accantonando queste improbabili teorie, prive di ogni serio supporto scientifico, quella di Gizah è l’esemplare più famoso di Sfinge egizia, ma ne esistono altre, altrettanto importanti per funzioni e caratteristiche.
Piccola, ma dal fascino particolare è quella della famosa Regina-Faraone Huthsepsut, custodita al Museo Egizio di Torino; androgina ed elegante, invece, è quella del faraone Amenopeth III.
Che dire del “Viale delle Sfingi” a Luxor e del “Viale delle Sfingi Criocefali” (a testa di montone) a Karnak?
Speriamo soltanto che, dopo aver attraversato indenni secoli e secoli, l’uomo moderno sappia custodire e conversare per altri millenni queste meraviglie.

 

VIALE DELLE SFINGI

Vi sono molti esemplari di Sfingi, in Egitto. Vi sono viali interi. Come quello di Karnak, a Tebe.
Arrivando a Luxor, sempre a Tebe e visitando il Grande Tempio dedicato al dio Ammon, protettore della citta e capitale del Regno, si pensa che nulla possa esistere di così magnifico.
Basta, però, proseguire fino a Karnak per capire di avere di fronte il complesso architettonico più imponente del Paese: il Tempio di Karnak.
Tra Templi, Laghi Sacri, Viali e Strade Sacre e Cappelle e Statue, copre una superficie di oltre tre kilometri di superficie, da Karnak a Luxor.
Trionfa su tutto, però, il Viale delle Sfingi: costeggia il Nilo per oltre tre kilometri, ossia per tutto il percorso tra i due Templi.

 

ALTRE SFINGI

Numersi esemplari di Sfingi si trovano sul territorio egiziano e sparsi per il mondo.

A Torino ve ne sono alcuni di gran pregio:

- La sfinge della regina Huthsepsut, di piccole dimensioni,ma di straordinaria pefezione tecnica.

- Le sfingi del faraone Amenopeth III, provenienti da Tebe, le quali nella loro imponenza testimoniano la funzione chiamate ad esercitare: quella di Protettore. Si trovavano, infatti, esemplari del genere, a fiancheggiare i monumentali accessi ai Grandi Templi

Piramidi

LA VERA FUNZIONE DELLA PIRAMIDE


MER. Così, gli Antichi egizi chiamavano la Piramide: Mer, “Dimora dello spirito” (tomba); con il termine Per, invece, indicavano la Casa o il Palazzo.
Hut, per finire, serviva ad indicare la dimora in senso lato.
Il termine Faraone, ossia Per-oa, significa, dunque, Palazzo-Divino (incarnazione dello spirito Divino nel corpo mortale del Sovrano).
Era d’obbligo, tale premessa, per affermare che la Piramide, cioè la Mer, è una tomba o, più esattamente, il veicolo attraverso cui il Ka (spirito) del Faraone, poteva raggiungere gli Dei e farne parte.
Da sempre la funzione delle Piramidi e del loro Guardiano, la Sfinge, hanno scatenato ipotesi e speculazioni, che negli ultimi tempi è diventata quasi ossessione.
Fin dai tempi antichi, l’imponenza e la forma delle Piramidi, come anche di altri monumenti del passato dalle forme bizzarre e proporzioni colossali, hanno colpito la fantasia del viaggiatore.
Si sono cercati enigmi e misteri suggeriti più dalla suggestione che dalla conoscenza e si sono formulate teorie disinvolte, fantasiose, assurde e talvolta perfino ridicole, mai avallate da una seria ricerca scientifica o archeologica.
Quella dell’età delle Piramidi è un argomento che affascina l’uomo moderno il quale, vivendo nel mondo che conosciamo, ha bisogno di miti, leggende e fantasie.
Una fantasia è certamente quella di retrodatarne l’epoca di costruzione di qualche migliaio di anni, arrivando addirittura a scomodare antichissime civiltà come Atlantide (della cui esistenza non si hanno certezze) o gli extraterrestri, riconoscendo ai Faraoni e al popolo egizio, il solo ruolo di Custodi di quei capolavori di architettura, ingegneria e geometria.
E’ vero che ancora oggi non se ne conoscono bene le tecniche di costruzione e varie sono le ipotesi (alcune delle quali accettabili), ma è altrettanto vero che, accanto ad una Medicina assai progredita, gli Antichi Egizi disponevano di una Matematica e soprattutto di una Astronomia, con fini puramente utilitaristici. Studi e ricerche al riguardo, condotti con serietà, si ebbero solo nel secolo appena passato.
Si è cercato anche di attribuire la stessa mano alla costruzione delle Piramidi del Messico.
A parte la datazione, l’unico apparente riscontro lo si potrebbe avere nella forma  “a gradoni” con la Piramide del faraone Djoser. Anche questa comparazione, però, cade se si riconosce una sostanziale differenza geometrica: quelle messicane, in realtà, non sono Piramidi, ma Tronchi-di-Piramidi.
Era sulla “terrazza” del Tronco che veniva collocato l’altare sacrificale, poiché era quella la sua funzione: un colossale altare sacrificale.


 

In Egitto, invece, era il Piramidion, cioè la cuspide della piramide, il punto centrale. Maat era il nome con cui si indicava il vertice della cuspide della Piramide e rappresentava la potenza e l’armonia cosmica: la Maat, per diritto di cronaca, era anche il potere concentrato nelle mani del Faraone che, della piramide-sociale, era il vertice.
Quando non si costruirono più Piramidi (dopo la XII Dinastia) si continuò a dotare le tombe di una cappella sormontata da un Piramidion.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le Piramidi furono frutto di ricerche, studi e tentativi falliti; di Piramidi (pur in rovina) se ne contano, in Egitto, più di ottanta, anche se quelle conosciute superano di poco il numero delle dita delle mani.
Ancora una precisazione, prima di fare un elenco di quelle più note: quello che noi gente moderna chiamiamo genericamente Piramide, era in realtà un grande complesso architettonico racchiuso da uno o più muri e costituito da diversi corpi:
- la Piramide
- il Tempio Funerario
- la Via Processionale
- il Tempio a Valle (con prospiciente il molo d’attracco)

    Tecniche di costruzione


    Tecniche di Costruzione

    Quando si parla di Piramidi egizie tre sono i quesiti che vengono posti:
    - come furono costruite
    - chi le costruì
    - perché furono costruite

    Come furono costruite!
    Le scarse notizie tecniche e scientifiche che gli Egizi hanno lasciato di loro hanno generato, talvolta, teorie bizzarre e fantasiose. Di preciso sappiamo che con la Piramide, gli Egizi ci hanno dato prova delle loro grandi capacità logistiche e di costruzione. Altrettanto bene sappiamo che  non hanno lasciato  documenti scritti; purtroppo, non c'é, oggi, una sola Piramide al completo di tutti i suoi elementi.
    Quella che oggi si definisce "Piramide", in realtà è solo uno degli elementi che componevano l'intero complesso:
    -  Tempio Funerario
    -  Piramide
    -  Strada Processionale
    -  Tempio a Valle
    il tutto, protetto da una doppia cinta di mura.

    Le enormi  dimensioni di alcuni blocchi di pietra, i limitati mezzi a disposizione e i prodigi di ingegneria e logistica, hanno alimenato improbabili e fantasiose teorie: da Diodoro Siculo a Plinio, da Choisy a Legrain a  Guerrier.
    Se gli Antichi Egizi disponevano di limitate conoscenze di Matematica, Geometria, Astronomia,   per contro,  possedevano  di capacità di logistica di prim'ordine, oganizzazione  e praticità.
    Che cosa sappiamo di sicuro?
    Serie ricerche stabiliscono che prima della Quarta Dinastia dei Sovrani non vi erano Piramidi a Giza e che non ve ne furono costruite dopo. Ciò, soprattutto a causa dello spazio limitato del sito.
    Oggi ogni serio ricercatore è pronto a sostenere che, proprio a causa di spazio e di logistica,  la costruzione delle Piramidi non fu opera di milioni di persone. Quale fosse la topografia dell'altopiano di Giza non si sa per certo, ma è lecito supporre che ci sia stato un notevole cambiamento.
    L'immensa struttura poggia su un grosso nucleo di roccia di cui, però, non si conoscono le esatte dimensioni. Questo  nucleo roccioso è visibile in più parti della struttura:
    - nell'angolo Nord-Est
    - nella parte terminale del grande corridoio discendente
    - nel pozzo di servizio
    -in diversi punti dell'angolo Nord-Ovest

    Tutt'intorno a questo nucleo  il terreno fu livellato e spianato e la roccia fu ritagliata e rafforzata con una prima assise di  blocchi di calcare bianco.
    Non meno di 210, le assise di blocchi di pietra, alcuni dei quali, si è già detto, di proporzioni davvero enormi. Milioni di blocchi provenienti dalle cave locali. Seri studi hannno stabilito  l'utilizzo di non meno di 2.500.000  - 2.600.000   blocchi.
    Come furono, quei blocchi, portati ad altezze così elevate?
    La teoria più accreditata, oggi, tralasciando quelle improbabili e strampalate, ma più volte formulate,  è quella della rampa, suggerita, tra gli altri, da archeologi del  livello di Petrie e  Wainright.
    Per essere efficiente la rampa doveva avere precisi requisiti:
    - una pendenza dolce, onde evitare che le slitte su cui poggiavano i blocchi di pietra non     scivolassero all'indietro.
    - una sufficiente larghezza per permettere una doppia corsia di slitte:  una in salita e l'altra in  discesa, in modo da non ostacolarsi.
    - muri di sostegno laterali necessari alla sicurezza.
    Sul tipo di rampa, invece, si discute ancora:  perpendicolare o avvolgente?
    La rampa perpendicolare poggiava su un solo lato della struttura e, mano a mano che aumentava in altezza, si restringeva in larghezza.
    L'altra, invece,  la rampa avvolgente,  circondava tutta la struttura e le ipotesi sulla sua evoluzione sono varie e sono state più volte sperimentate con buoni risultati.

    Lo svolgimento del lavoro di un'opera di tale impegno e proporzioni richiedeva tcniche e logistica particolari. Lo spazio limitato, come si è detto, non permetteva  la presenza continuativa di quella folla immensa ipotizzata in passato, ma di una manodopera limitata e specializzata,  impiegata a tempo pieno: funzionari e scribi, geometri e ingegneri, operai specializzati, ecc.. La massa di contadini ed operai veniva utilizzata a rotazione e solo per tre mesi.
    Non deve essere stato facile coordinare il lavoro di tanta gente; le operazioni di cui occuparsi erano tante:
    - evitare lunghe interruzioni
    - procurare l'arrivo dei blocchi di pietra al momento giusto, evitando grossi depositi
    -  sostituire in tempo utile gli arnesi rotti
    -  predisporre il ricambio delle squadre di operai ed altro ancora.
    Le squadre erano numerose: Squadra del Toro Possente, Squadra dell'Occidente Bello, Squadra dell'Orizzonte, ecc... ognuna con un compito ben preciso da svolgere: trasportare, misurare, enumerare, smussare angoli dei blocchi di pietra; posizionarli sulle slitte e trasportarli sulle rampe. Trasportare ed accatastare legna, acqua e vettovaglie. Fabbricare utensili e riparare quelli rotti.  Martellare e tagliare la pietra con seghe di pietra o rame; fissare corde e fare mille altre cose ancora.

    Le tecniche di costruzione cambiavano col tempo: più evolute e perfezionate di quelle dei due secoli precedenti. Si cercava di ovviare agli inconvenienti ed agli ostacoli che man mano si presentavano; si sperimentavano nuove teniche, come l'invenzione dell'architrave e si predisponevano procedure per la sicurezza, come la costruzione di condotti di aerazione.

    TEORIE SULLE PIRAMIDI

     TEORIE sulle PIRAMIDI

     

    E' ormai accertato che la storia delle Piramidi è legata a vicende dinastiche, ma che non mancarono componenti politiche, religiose e sociali. Volerne attribuire, però, anche caratteristiche  esoteriche e misteriche, contribuisce solo ad alimentare disinformazione storica e culturale.
    Le informazioni acquisite attraverso ricerche e studi seri ed accurati permettono oggi di affermare che le Piramidi egizie erano proprio delle tombe reali all'interno di un monumentale complesso architettonico.
    Complessi architettonici così colossali ed imponenti, dovevano richiedere l'impiego di una manodopera specializzata e non improvvisata ed una capacità di progettazione e di costruzione davvero straordinaria e non ultima,  la capacità di cambiamento del progetto o addirittura di abbandono in presenza di fattori che non si conoscono ancora.
    Paradossalmente per capire veramente come sono state costruite le Piramidi, bisognerebbe smontarle...    Una ad una,  però, poiché per ognuna di esse fu adottato uno schema di costruzione diverso dal precedente.
    Uno degli errori che si compiono oggi più frequentemente è tentare di formulare  teorie sulla base solo dei dati archeologici di cui si dispone, scavi o documenti scritti (Testi delle Piramidi) oppure attraverso una comparazione di tipo sociale con lo stato dell'Antico Egitto o enunciazioni di antichi studiosi ( Greci e Latini).
    Quale é stato il risultato?
    Che accanto a teorie serie e di metodo, ne sono spuntate altrettante strane e cervellotiche che nuocciono alla Storia e che hanno portato a quel fenomeno chiamato "Piramidologia".

    Che cos'é la Pitamidologia?
    E' una pseudo-scienza nata dalle enunciazioni di scienziati, scrittori ed esoterici, i primi soprattutto matematici, fisici ed astronomi ed i secondi solamente giocolieri della parola, i quali, senza il minimo supporto di conoscenze archeologiche, hanno formulato teorie ed opinioni sulla funzione, datazione, tecniche di costruzione di Piramidi e della Sfinge (quelle di Gizah).
    A partire dall'inizio del secolo scorso, mistici ed esoterici hanno attribuito alle Piramidi finalità esoteriche, cabalistiche, ecc... giungendo talvolta a negare perfino la sua vera funzione e destinazione, che è quella di tomba reale.
    La battaglia per una seria informazione dura ancora oggi. Anzi, é più che mai viva.
    Da una parte ci sono ricerche e studi seri come quelli dell'archeologo e architetto francese J. Philippe Lauer o dell'archeologo belga J. Capart e dall'altra pseudo studiosi come Duval o J. Usher, solo per citarne qualcuno.
    Stupisce anche che ricercatori seri come W. Kingsland o C. Piazzi-Smith, che pur riconoscendo alla Piramide una funzione funeraria, abbiamo espresso la loro convinzione circa altre finalità: un complesso di tali proporzioni, è opinione di entrambi,  non può avere come unica destinazione la tomba di un Re.

    Altrettanto accesa è la disputa sulla datazione delle Piramidi.
    Sono in tanti oggi, disinformati da libri e articoli che hannpo il solo scopo di far cassetta, ad essere convinti che le Piramidi o... più esattamente, "La Piramide", poiché quando se ne discute, lo si fa  riferendosi alla piramide di Keope, sia retrodatabile di diversi millenni.
    Chi più di altri contribuì alla diffusione di  questa pseudo-scienza fu proprio Piazzi-Smith,  astronomo reale di Scozia e studioso serio e  stimato.
    Egli avvalorò le teorie di un altro ricercatore, J. Taylor, secondo il quale la costruzione della Piramide, nella sua grandiosità e perfezione,  non  può essere  opera umana ma di esseri illuminati e superiori.  Taylor ne attribuì la costruzione agli Hyksos, di origine semita. Per farlo, però, dovette retrodatare l'invasione degli Hyksos in territorio egizio, affermando che a guidarli fosse Sem, figlio di Noè.
    L'invasione degli Hyksos,  dimostrano invece ricerche e studi, avvenne più di mille anni ll
    L'astronomo Piazzi-Smith era un indiscusso professionista ed un eccellente ricercatore, ma anche un abile manipolatore (lo dimostrerà con la sua enunciazione sul "cubito di Memfi") e il suo appoggio diede credito ad una  teoria astratta e fantasiosa  come quella  di Taylor che venne immediatamente ed entusiasticamente accolta ed appoggiata soprattrutto in Scozia ed Inghileterra da ambienti presbiteriani ed ebraici.

    CUBITO di MEMFI... detto anche CUBITO di CAINO

    L'unità di misura di cui gli Antichi Egizi si servivano nelle loro misurazioni  per  la costruzione delle Piramidi era il "cubito reale",  corrispondente a cm. 52,35   (52,40  in alcuni periodi).
    L'archeologo ed astronomo Piazzi-Smith, però,  lo rinnegò e liquidò,  battezzandolo "cubito di Caino" o "cubito di Memfi",   asserendo che quella era unità di misura da gente idolatra,  inventata da Caino e che non era quella l'unità di misura utilizzaa per la costruzione della Grande Piramide.
    L' autorità indiscussa  nel campo scientifico ed astronomico del tempo e la passione che metteva nell'enunciare le proprie teorie, finirono per attirare l'attenzione di altri scienziati verso l'opera di Piazzi-Smith.
    Grande manipolatore,  con i suoi continui richiami alle opere di altri scienziati, primo fra tutti   Isac Newton, l'astronomo inglese riuscì a catalizzare l'attenzione inernazionale.
    Newton cercava di dimostrare che i popoli antichi, compreso quello egizio,  utilizzassero   un cubito che egli definiva "cubito profano", al contrario di quello degli ebrei, da lui chiamato "cubito sacro".
    Profondo e fanatico assertore della Bibbia, Piazzi-Smith fondava le sue teorie su una interpretazione integralista delle Sacre Scritture e lanciava anatemi contro quegli scienziati e  studiosi che    basavano le proprie convinzioni "sullo studio di un'antica idolatria."
    Attraverso complicati, astrusi e gratuiti calcoli, egli giunse a fissare il "cubito sacro" di Newton (già di per sé erroneo) nella misura di cm.  63,56. Vi arrivò inventando una nuova unità di misura, il "pollice piramidale", corrispndente a 25,025 pollici inglese: una misura del tutto arbitraria.
    Con questa unità di misura e dopo varie ed accuratissime rilevazioni in loco, Piazzi-Smith fece la sua enunciazione attraverso  la pubblicazione di un libro che ebbe molto  successo   e che ancora oggi fa scuola in certi ambienti:   "Our  Inheritance in the Great Pyramid"
    In questo libro Smith afferma che solo alcune parti di minore importanza della Grande Piramide furono costruite utilizzando il "cubito reale", il solo che gli Antichi Egizi,  in realtà, conoscevano, ma che per il resto della costruzione fu utilizzato il "cubito sacro"  degli  ebrei.
    A cosa si giunse applicando questa unità di misura?
     

    PIRAMIDE... Cabala, Esoterismo, Profezie

    Quale fu il risultato dell’applicazione del “cubito sacro” di Piazzi-Smith nella misurazione della Grande Piramide? Fu che la piramide di Keope divenne a sua volta una sorta di “unità di misura” per interpretare eventi, fenomeni e soprattutto il destino dell’umanità.
    Naturalmente, partendo da un presupposto (il calcolo) tutt’altro che affidabile.
    L’elenco di tutte le stravaganze che ne conseguirono é assai lungo e ne citeremo solo alcune.
    Si giunse ad affermare che i costruttori dela Grande Piramide erano in grado di calcolare:
    - la lunghezza del raggio polare dela Terra
    - la distanza fra Luna e Terra
    - la lunghezza dell’orbita terrestre nelle 24 ore.
    - la durata esatta dell’anno civile (365 giorni), dell’anno bisestile (1 giorno in più dell’anno comune), dell’ anno astronomico (365 giorni, 6 ore e 49 minuti).
    - la ripartizione delle terre emerse
    - gli anni del ciclo della processione degli equinozi (calcolato, invece, nel 130 a.C.)
    - la data precisa della creazione del mondo: 22/4/4004 a.C.
    - la densità della sfera terrestre
    - che il corridoio discendente interno della Piramide fosse una sorta di telescopio puntato sulla stella Alfa (costellazione del Drago)
    e si dissero mille altre cose: non c’é branca scientifica che sia stata accostata in qualche
    modo alla Piramide di Keope.

    Si disse anche che il sarcofago rinvenuto nella camera funeraria fosse, anche questo, una sorta di unità di misura per calcolare le dimensioni dell’Arca dell’Alleanza e che la diagonale Nord-est della Piramide indicasse il Monte Ararat, dove la leggenda vuole che l’Arca si sia arenata dopo il Diluvio. Per quell’evento si fissò perfino la data: 4/4/1486 a.C.
    Si affermò con sconcertante sicurezza che l’esodo ebbe inizio il 4/4/ 1846 a.C.

    Come si giunse a queste enunciazioni?
    Attraverso calcoli ottenuti servendosi del “cubito sacro” e cioé, dividendo il perimetro di base della Piramide per il quadrato della sua altezza, ottenendovi un P greco di 3,1416 cm.
    Nota: all’epoca, la base della piramide era ricoperta di sabbia e il suo esatto perimetro risultava non rilevabile.

    Chiamando in causa la “Mistica” si affermò che:
    - il corridoio d’entrata sarebbe una sorta di “Sala di poreparazione all’iniziazione misterica”
    - che il corridoio discendente interno simboleggi la “degradazione dell’uomo che non ha incontrato ancora la Verità”
    - che il corridoio ascendente, invece, simboleggi la ” Sala della Verità all’Ombra”
    - che la Grande Galleria rappresenti la “Sala della Verità alla Luce”
    - che la Sala del Sarcofago sia la “Sala del Mistero, del Giudizio,ecc…”

    E non poteva mancare l’apporto dell’Esoterismo che, con grande disinvoltura, accostò alla Piramide il “Libro dei Morti” custodito al Museo Egizio di Torino.
    In che modo?
    Attraverso una comparazione delle assise dei blocchi della Grande Piramide con i Capitoli del famoso Papiro di Torino, dimenticando, però, che questo fu redatto più di 2000 anni dopo la costruzione delle Piramidi di Gizah.
    Essendo, nell’ambiente esoterico, la Cabala Ebraica considerata la chiave di lettura delle Sacre Scritture, infine, si accostò questa pseudo-scienza ai componenti della Grande Piramide per comparare ed interpretare gli eventi descritti nella Bibbia.
    Lo si fece introducendo, nel Rituale e nelle Cerimonie in uso presso queste associazioni, eventi e figure divine appartenenti alla religione dell’Antico Egitto come Iside e Thot (l’Ermete greco)

    Scrive Kingsland:
    “Alcune Piramidi sono ricettacoli di Conoscenza e Saggezza dissimulati negli Antichi Misteri e noti agli Iniziati…”
    Sempre dello stesso autore:
    “… il segreto delle Piramidi é noto agli Iniziati che non hanno mai perso la Saggezza degli Egiziani, in relazione al Libro dei Morti con il Cristianesimo e le Sacre Scritture…”
    “La Piramidologia – giunse ad affermare A. Rutheford – é la Scienza che dimostra il rapporto della Grande Piramide con la Verità Biblica.”

    La Grande Piramide nasconderebbe, dunque, la “chiave di interpretazione” per scoprire i Segreti dell’Universo e della Perfezione ed al contempo, costuirebbe una “tavola di profezia” secondo la quale:
    - ci sarebbe stato il rientro in patria di tutte le 12 tribù di Israele.
    - a New York il 29/5/1928 sarebbe caduta la Borsa.
    - che l’Islam sarebbe stato abolito in Turchia
    e molte altre assurdità smentite dai fatti.

    PIRAMIDE di DJOSER


    PIRaMIDE DI DJOSER


    L'epoca di costruzione delle Piramidi ebbe inizio con la III° Dinastia.  Non si trattava ancora di una vera struttura dalla geometrica forma di piramide, ma il principio concettuale, probabilmente, era il tentativo di "trasporre un concetto spirituale in un monumento", come  scrive Cimmino nel suo   "Storia dellePiramidi";  la speranza, cioé, del Faraone, di  avvicinarsi    a Ra e diventarne parte integrante.
    La destinazione del grande conplesso non doveva essere solamente  funeraria, ma  avere anche  una funzione celebrativa della regalità e della divinità del sovrano e la struttura, con la sua forma, doveva rispecchiarne il pensiero innovativo.
    Non solo una mastaba, ma una successione di mastabe a forma di parallelepipedo, fino a comporre una "scala" di sei gradoni. La Piramide di Djoser, infatti, è conosciuta anche col nome di "Piramide   a Gradoni".
    In realtà non fu l'unica. Altre ve ne furono, fatte costruire da Sekhemkhet, a Saqqara, e da Ka'aba a Zaviet el-Aryan.

    La Piramide di Djoser,  primo, colossale Mausoleo faraonico, fu opera della genialità di un sol uomo: Imhopet, architetto, consigliere e confidente del Sovrano e suo Gran Visir (una specie di Primo Ministro).
    Con Imhotep  l'architettura egizia  conobbe  una rivoluzione ed una evoluzione che solo la pietra poteva offrire, al contrario della mastaba, costruita in legno e mattoni crudi.
    Con Imhotep, infatti,  si sperimentarono tutte le possibilità della pietra:  resistenza, maneggiabilità, ecc.  Le pietre usate erano  di poco più grandi dei mattoni delle mastabe, ma aumentarono presto di dimensione.
    Il progetto iniziale, con molta probabilità, prevedeva una sola mastaba, a pianta quadrata di m. 63 per 8.30 di altezza;  la pianta finale, invece, risulta a base leggermente rettangolare e precisamente di 120 m.  circa per 110,   per un'altezza di 60 metri.
    Alla prima mastaba, il grande architetto Imhotep aveva fatto aggiungere due strati che andavano gradualmente restringendosi fino ad assumere l'aspetto di una scala a quattro gradoni,    per un'altezza di 42 metri circa.
    Il progetto, però, subì ulteriori variazioni. Almeno quattro, che trasformarono la strattura da mastaba in piramide.
    La prima variazione ampliò solo lievemente la mastaba originaria,  il secondo intervento, invece, modificò la base in rettangolo,  con  un ampliamento di 8.32 metri,  ma solo sul lato  est.  Successivamente vennero aggiunti gli ultimi due gradoni e infine si procedette al rivestimento esterno in fine pietra calcare proveniente dalle cave di Tura.

    La Piramide, così come la vediamo, è solo la parte visibile del mausoleo. Essa, infatti, poggia su una serie di pozzi che conducono alla stanza sepolcrale, a numerose camere ed a corridoi che formano un intricato labirinto.
    Si arriva alla Sala del Sarcoffago attraverso  una trincea  discendente di 21 metri circa e poi si percorre un tunnel di altri 20 metri e da qui, scendendo  lungo un pozzo quadrato,  di  7 metri per 7 e profondo 28 metri, si raggiunge la camera funeraria che,  interamente rivestita di blocchi  di calcare rosa di Assuan, fungerebbe da sarcofago.

    La grande Piramide, però, costituisce solamente la parte centrale di una struttura  composta di elementi racchiusi all'interno di un muro  perimetrale dalle proporzioni veramente straordinarie:   945 metri circa per 278, con un'altezza non inferiore a metri 10,50.
    All'interno di questa gigantesca muraglia si trovano:
    - un colonnato
    - il grande cortile  meridionale al cui interno si trovano un altare  e numerosi altri elementi
    - il cortile per la cerimonia del Giubileo, la Festa Heb-Sed,    con i Templi dedicati all'Alto e Basso egitto e il Tempio a T (completamente distrutto),  probabilmente  per il Culto del Sovrano
    - la  PIRAMIDE
    - Undici pozzi annessi che,  ad una profondità di 33 metri circa,  raggiungono un complesso sistema di tunnel; presumibilmente era una zona destinata alla sepoltura di membri della famiglia reale e questo,  forse, costituisce il primo esempio  di tomba  reale  ad uso di "tomba di famiglia".
    - Due strutture denominate "Casa Sud"  e  "Casa Nord", con i rispettivi cortili.
    - il Tempio Funerario, con relativo cortile, corridoi e piccoli vani.  Completamente distrutto. Sotto la parte ovest,  una massiccia terrazza, si  snodanono lunghissime gallerie sotterranee
    lungo  il cui percorso si aprono numerosi vani lunghi e stretti.
    - Il Serdab, un vano contenente la statua del Sovrano e rappresentante il suo KA o Spirito.
    - Il grande cortile settentrionale, anche questo con altare.


    La grande muraglia che contiene tutti questi elementi è costituita da due muri paralleli assai spessi il cui spazio era stato  riempito da detriti e altro materiale pietroso.
    Il tutto fu  rivestito di materiale di calcare sia   all'interno che all'esterno.
    All'interno il rivestimento era costituito da una successione di pannelli   che si alternavano in rientranze e sporgenze di mezzo metro circa.
    All'esterno, invece, il rivestimento risultava davvero  assai spettacolare: 211  lastroni intervallati da nicchie larghe 4,20 metri circa.
    Vi era una sola, monumentale entrata e si apriva ad angolo sul lato sud-est, fiancheggiata da due torri da cui partiva un altrettanto spettacolare colonnato.
     

    PIRAMIDI DI SNEFRU

    LA PIRAMIDE  ROSSA


    Tra tutte le Piramidi presenti sul suolo egizio, la Piramide Rossa é, esteticamente,  senza dubbio la più bella e suggestiva, benché non abbia la grandiosità di quella di Keope, passata alla storia dell'umanità come una delle  sette meraviglie del mondo.
    Snefru, fondatore della IV Dinastia dei Faraoni, fu il primo grande costruttore di Piramidi.
    Ne eresse ben tre e secondo alcuni studiosi, forse quattro.
    Con questo grande Sovrano, però,  il complesso funerario reale subì sostanziali cambiamenti rispetto al passato e sarà proprio la sua Piramide, la PIRAMIDE ROSSA,   a   fare da modello ai suoi successori.
    Non più numerose strutture intorno al Mausoleo del Re, come per la Piramide di Djoser, che annoverava edifici civili e religiosi: cortili, palazzi, templi, corte del Giubileo,ecc... ma pochi e particolari elementi racchiusi in una cinta muraria:
    -  Piramide.
    -  Piramide rituale di piccole dimensioni.
    -  Tempio Funerario: una cappella con tavola per offerte collocata in mezzo a due stele.
    -  Via Processionale: collegava il Tempio Funerario al Tempio a Valle; lunga e scoperta, era  
        la strada utilizzata per trasportare materiale e successivamente, opportunamente  
        adattata con rifiniture e decorazioni.
    -  Tempio a valle: situato in riva al Nilo, era una struttura collegata alla Strada Processionale.
    Si trattava di  elementi funzionali nella loro destinazione, che era quella funeraria, ma anche nell'adempimento di cerimonie rituali e cerimoniali, oltre che simbolici   essendo considerata, la Piramide, non solamente una struttura fisica, ma anche una istituzione      con personalità giuridica a cui  riconoscere un culto.

    La prima Piramide, re Snefru la fece innalzare a Meidum, ai margini del Faiyum, una depressione nel teeritorio dell'Alto Egitto  e già quella era una struttura assai vicina ad una Piramide.  Nacquero polemiche circa l'attribuzione di quella Piramide; alcuni studiosi ne attribuivano la paternità ad Huni, ultimo sovrano della III Dinastia, asserendo che Snefru l'avesse solo ultimata e vi avesse aggiunto modifiche.

    Nei pressi di Dashur, invece, in pieno deserto, sorge un sito che ospita vari complessi funerari reali. In questo sito re Snefru fece erigere ben due Piramidi conosciute come:
    - Piramide a Doppia Pendenza
    - Piramide Rossa

    La Piramide a Doppia Pendenza, quadrata e con un lato di 188,60 cm. circa per un'altezza   di 107,07 (oggi ridotta a circa 101,20) si presenta con una brusca inclinazione intorno ai 54°,  a 49 m. circa di altezza e con una ulteriore inclinazione  di 43° circa,  per ulteriori 56 metri.
    Sulla sua doppia pendenza le ipotesi sono varie. C'é chi ipotizza che la struttura sia stata progettata così fin dall'inizio e c'é chi sostiene invece che sia dovuta alla necessità di portare a termine anzitempo la costruzione a causa di una malattia del sovrano.
    L'ipotesi più accreditata oggi  é che a metà costruzione, forse a causa di calcoli errati, ci siano stati dei cedimenti all'interno della struttura, comprovati da fessure e spaccature comparse sulle pareti della camera superiore e dalla presenza di puntelli sistemati a sostegno.

    La Piramide Rossa, non distante dalla prima é quella che più si avvicina al concetto di di una costruzione a struttura piramidale.
    E' conosciuta con vari nomi, oltre che Piramide Rossa: Piramide Aguzza, Piramide della Catena, ecc...
    Progettata dall'architetto reale NeferMaat, fratello del Sovrano é sicuramente il primo monumento funerario reale ad essere stato concepito, progettato e costruito a forma geometrica di piramide ed è stata quella al cui modello si sono ispirati tutti i successori.
    Meno celebrata di quelle di Gizah è anche  meno studiata, nonostante, come si è detto,    sia stata quella che ha fatto da modello a tutte le altre, compreso la celeberrima Grande Piramide, ossia, la Piramide di Keope.
    La Piramide Rossa è alta 104,40 metri  e poggia su una base di 218,50 metri per 221,50.
    Vi si accede attraverso un ingresso situato sul lato nord a 28 metri di altezza e per raggiungere quella che è considerata la camera funeraria, si attraversa un corridoio  discendente di 59 m. più un altro orizzontale di 7,50 che portano ad una prima camera l massiccio centrale della struttura, alta circa 12 m. Da qui, un secondo corridoio porta ad una seconda camera di minori proporzioni situata al di sotto del livello del suolo. Un terzo corridoio conduce  ad  una  terza camera: 8,30 per 3,60 metri per un'altezza di 15 m. circa, ricavata nche dovrebbe essere, secondo gli studiosi, proprio la camera sepolcrale.
    Se questa abbia accolto oppure no le spoglie del Sovrano non si sa con certezza.
    Non si sa, infatti, in quale delle tre Piramidi Snefru abbia scelto di farsi seppellire, ma gli studiosi propendono proprio per la Piramide Rossa a causa del ritrovamento di uno scheletro umano. Ma anche perché non essendo stata studiata bene la sua struttura interna,  di essa si conosce ben poco.
    Dai pochi studi emerge, però che fu preparata una piattaforma su cui far poggiare la struttura e che il terreno fu livellato e che furono assisi blocchi di calcare grezzo e successivamente di calcare fine. A questo punto furono innalzate le pareti delle camere e dei corridoi orizzontali e successivamente si procedette alla costruzion del  massiccio centrale dove fu inserita la terza camera,  quella che presumibilmente   dovrebbe  essere   la camera funeraria.
     

    PIRAMIDI DI GIZAH


    Non distante da Memfi  troviamo l'altopiano di Gizah.
    Fu lì che i discendenti di re Snefru,  Khufu, Kafra e Menkaura (Keope, Kefren e Micerino)  scelsero di fissare le loro dimore eterne. Qui   le Piramidi  raggiunsero proporzioni davvero  gigantesche e la pietra utilizzata non fu solamente calcare delle locali cave, ma pregiato granito proveniente da Assuan situate a diverse centinaia di chilometri.

    PIRAMIDE DI KEOPE

    LA PIRAMIDE DI KEOPE


    Non distante da Memfi  troviamo l'altopiano di Gizah.
    Fu lì che i discendenti di re Snefru,  Khufu, Kafra e Menkaura (Keope, Kefren e Micerino)  scelsero di fissare le loro dimore eterne. Qui   le Piramidi  raggiunsero proporzioni davvero  gigantesche e la pietra utilizzata non fu solamente calcare delle locali cave, ma pregiato granito proveniente da Assuan situate a diverse centinaia di chilometri.
    Le tecniche di costruzione si erano evolute dall'epoca di Djoser e gli archeologi oggi sono riusciti in gran parte a ricostruire le fasi del lavoro e le caratteristiche di questi monumenti.
    Non si sa quale fosse la topografia esatta dell'altopiano, di certo, però, si sa che l'immensa struttura poggia su un grosso nucleo roccioso di cui non si conoscono le esatte dimensioni ma tale da  poter supportare l'immane peso.
    Quel nucleo  é visibile in più parti:
    - nell'angolo Nord-Est
    - Nella parte terminale del corridoio discendente
    - nel pozzo di servizio
    - in vari punti dell'angolo Nord-Ovest

    Il terreno tutt'intorno al nucleo fu spianato e livellato e la roccia fu intagliata e rafforzata con la prima assise di blocchi di calcare bianco.
    Non meno di 210 le assise.  Mil ioni di blocchi; non meno di 2.500.000 o 2.600.000. Alcuni  di dimensioni davvero enormi.
    Il rivestimento esterno in calcare bianco di Thura è quasi scomparso.
    L'altezza della struttura, così come appare oggi arriva a 146 metri su un perimetro di 230 metri circa ( 445 cubiti egiziani)
    L'ingresso monumentale (non é quello attuale usato dai visitatori) é situato sulla facciata Nord a 16,77 metri dal suolo ed era nascosto dal rivestimento esterno.  Questa entrata conduce attraverso una galleria ad una camera a  30 metri sottoterra e continua per altri 18 metri a fondo cieco. La  camera fu trovata vuota.
    Da un punto di questa galleria parte un corridoio ascendente che confluisce a sua volta nella Grande Galleria e continua in una galleria orizzontale fino ad una stanza battezzata "Camera della Regina",  a 120 metri circa dal vertice della struttura.

    La Grande Galleria! Costituisce l'opera più straordinaria della Piramide. Alta 8,54 metri e larga metri 2.06, si estende per una lunghezza di 46.66 metri, con una pendenza di 26° 2' 30'',   opera  di ingegneria ed architettura di livello inimmaginabile per l'epoca.   Porta alla Camera del Re, alta  43 metri dal suolo; il soffitto o Stanze Superiori , che si innalza per  23 metri circa,   costituisse un vero miracolo di ingegneria: 9  lastroni di granito disposti in  5 vani di scarico  sormontati da 2 disposti ad "architrave".  Alcuni di questi blocchi recano  scritte incise da capisquadra che hanno voluto lasciare traccia della loro opera.

    Nel punto di congiunzione  del corridoio orizzontale con il corridoio  ascendente e lo zoccolo della Grande Galleria si apre un pozzo (il cui  uso ha dato origine a svariate teorie) scende verticalmente per diversi metri per poi  spingersi obliquamente attraverso il muro di costruzione della Piramide e più giù,  il nucleo roccioso, fino a raggiungere  una  profondità di 60 metri. Con molta probabilità é servito come via di scarico di materiali e via di uscita degli operai a lavori ultimati.

    Due Condotti  ascendenti partono dalla Grande Galleria e dalla Camera del Re verso l'esterno. Quello a Nord sbuca a 76 metri d'altezza dal suolo; quello a Sud, leggermente più in giù. L'ipotesi più accreditata (anche su questi stretti corridoi, infatti, sono sorte le più azzardate e fantasiose teorie) è che si tratti di condotti di ventilazione  per permettere agli operai che lavoravano alla Camera del Re di respirare: il senso che si prova là sotto, infatti, è di soffocamento.  Questi cunicoli  furono bloccati sia  all'esterno che  all'interno e ciò rafforza questa teoria.
    Altri condotti, probabilmente con lo stesso scopo, partono verso l'alto dal corridoio  orizzontale e dalla Camera della Regina.

    Come i ladri sono arrivati alla Camera Funeraria?  Forse penetrando nel corridoio discendente
    e percorrendolo; superati  i vari tappi di chiusura avranno raggiunto la camera, che hanno trovato vuota. Tornati indietro devono essere arrivati alla Grande Galleria, ne hanno demolito  la lastra di maschermento, superato il blocco di chiusura e le tre sacarinesche e sono entrati nella Camera del Re.

    La struttura a Piramide, però, é solo uno degli elementi che compongono l'intero complesso.; gli altri  sono:
    -   Il Tempio a Valle ( i cui Riti e Cerimonie sono materia di discussione) non é stato trovato e
    non se ne conosce  pianta  e dimensioni.

    - La Via Processionale, che univa il Tempio a Valle con il Tempio Funerario e di cui si ignorano le esatte proporzioni; secondo Erodoto  era lungo 1050 metri ed inizialmente costituiva una rampa per il trasporto di materiale.  Aveva un dislivello di 20 metri circa, la pavimentazione lastricata di ed era fiancheggiata da due muri;  alla fine dei lavori, venne  decorata e destinata ad uso cerimoniale.   Probabilmente era anche coperta per proteggere le decorazioni.

    - Il Tempio Funerario sorgeva fuori del recinto della Piramide. Alto 52,50 metri (100  cubiti)   per  un perimetro di 40,50 metri (77 cubiti).   Costituito da un cortile circondato da  un portico di 38 pilastri in granito ed a base quadrata,  qui si celebrava il  Culto del Re.  Mancano statue di Divinità e ci sono solamente poche immagini del Sovrano con annesse iscrizioni.

    Su questa Pirmide sono sorte infinite teorie circa l'uso e la destinazione, non sempre  confortate dal raziocinio e sollecitando anche  l'interesse di scuole esoteriche e misteriche.
    Gli interrogativi,  in realtà, sono molti e restano sena una risposta soddisfacente: primo fra gli altri: dov'é la mummia del Sovrano?

    PIRAMIDE DI KEFREN

    L'archeologo Belzoni nel 1818, dopo numerosi ed inutili tentativi da più parte,  riuscì a penetrare nella Piramide di Kefren e ad esplorarla. Egli trovò l'ingresso principale, occultata da tre enormi blocchi di granito, sulla facciata nord   a 12 metri circa d' altezza dal suolo.


    Al turista che arriva a Gizah e si trova di fronte le tre Piramidi, l'impressione che ne riceve a  prima vista é che la Primanide di Kefren sia più alta di quella di suo padre, il  faraone Keope.
    Non é così. Semplicemente, la piramide di Kefren poggia su uno zoccolo roccioso più  alto di oltre 10 metri.
    L'intero complesso funerario, composto di più elementi, era delimitato da  un perimetro dal lato non inferiore ai 340 metri, dallo spessore variabile ma non inferiore a 7,60 metri per un'altezza di 2,80.
    Alta 143 metri circa, la Piramide di Kefren, a base quadrata con lato 215,16 metri ed un'inclinazione di 50° 20', manca  del pyramidion,  sostituito da una piattaforma  ed è stata depredata del  rivestimento esterno di pregiata pietra di Turah, di cui  conserva soltanto una minima parte.
    Come per il faraone Keope, anche questa Piramide poggia su un nucleo di roccia opportunamente sagomato, livellato e rinforzato, a nord-est ed a sud-est,  da un terrapieno di calcare delle locali cave.

    Oltre all'ingresso principale, sulla facciata nord si apre un secondo ingresso ad altezza del pavimento, trovato bloccato da tappi di chiusura e occultato da lastre di pietra;   anche questo scoperto dal grande archeologo padovano.
    Da questo ingresso parte un corridoio discendente largo poco più di 1 metro e alto 1,20   che si spinge attraverso il  nucleo roccioso per 41 metri;  prosegue orizzontalmente per altri 20 metri,  quasi a livello della superficie del suolo prima di  risalire  per ulteriori   26 metri.
    Poco oltre, 6,70 metri circa, si trova la Camera Funeraria.  Lunga più  14, 17  metri e larga più di 5,  la cripta ha pareti alte 5,24 metri ed è  sormontata da  un soffitto a "V"rovesciato,  per un'altezza totale di 6,84 metri.

    Una seconda camera sepolcrale fu trovata un po' più in alto ed anche una seconda entrata, ad un'altezza di 12,90 metri dal suolo.  Da qui parte un corridoio discendente di 37 m che percorre il massiccio in muratora e si spinge nel nucleo roccioso sotterraneo;  proseguendo orizzontalmente per ulteriori 52 metri, raggiungere un bloccaggio in granito e  la Camer-Funeraria del Sovrano (di cui sopra). Scavata nella roccia  a livello delle lastre del soffitto, é  interamente rivestita di blocchi e lastre di  granito.
    Qui Belzoni scoprì il sarcofago, levigato all'interno ed all'esterno,  ma vuoto. 
    Era incassato nei blocchi del pavimento fino al coperchio, anche questo levigato e con chiusura a scorrimento, ma  ridotto in due pezzi.  Era stato   ricavato da un unico blocco di granito della misura di 2,63 metri di lunghezza per 1,07 di larghezza e con pareti della spessore di 23 cm. circa.


                                             
    Tutt'intorno alla Piramide si apriva un cortile largo 10,47 metri pavimentato con lastre di calcare bianco e delimitato da  mura spesse 3 metri e mezzo circa per un'altezza di 8 metri.
    Appena fuori di questo recinto, lungo  il lato meridionale della Piramide, sorgeva il Tempio Funerario  per  il  Culto del Re, lungo quasi 112 metri.
    Il Vestibolo d'ingresso, in pregiati blocchi di granito e pavimentato con luccicanti lastre di alabastro, era provvisto di un tetto sostenuto da Pilastri.
    Doveva essere molto spettacolare.
    Questo vestibolo portava ad un corridoio  attraverso  cui si accedeva ad un porticato con pilastri e statue del Sovrano.
    La prima Sala Ipostila (a cielo aperto) era divisa in tre sezioni serrette da:  8 pilastri, poi 4 e infine 2.
    Nella prima sezione erano stati ricavati due serdab (che si suppone ospitassero due state del Re), più altre due colossali statue.
    A metà circa della terza sezione, un breve corridoio conduceva ad una seconda Sala Ipostila  disposta per lunghezza e sorretta da una doppia fila di 5 pilastri di granito. Attraverso un corridoio si accedeva ad un  ampio cortile, 30 metri per 18,  pavimentato con preziosa pietra di alabastro. Tutt'intorno correva un ampio camminamento su cui si aprivano 16 atrii   affiancati da altrettanti Pilastri e statue del Sovrano.
    L'accesso non doveva essere consentito a tutti ed a tutti gli ambienti.
    Dal fondo del camminamento, infatti,  partivano 5 brevi passaggi  per altrettante sale le quali dovevano ospitare statue del Faraone ed era qui che terminava lo spazio pubblico: oltre quella zona potevano andare solo i Sacerdoti addetti al culto funerario del Re.
    In prossimità del Tempio Funerario furono trovate cinque fosse per Barche Funerarie tutte, però,  vuote.

    Direttamente dal Vestibolo del Tempio Funerario partiva la Strada Processionale, lunga 494,60 metri,  che, adattata alla topografia del posto, subì un dislivello di 50° circa.
    Delimitata da un  muro di blocchi di calcare locale,  pavimentata con calcare grezzo, dopo un percorso di 494,60 metri raggiungeva il Tempio a Valle.
    Questo era un vero gioiello, scopito come una scultura.
    In pregiatissimo granito rosso di Assuan, a pianta quadrata di 44,80 metri  per un'altezza di oltre 13, aveva due porte d'accesso in legno larghe 2,80 per 6 metri di altezza.
    Due coppie di sfingi fiancheggiavano le due Entrate, al centro delle quali era stata ricavata un  vano contenente, presumibilmente, una statua.
    Due lunghi corridoi, partendo dai due ingressi raggiungevano un'enorme sala a "T"  coperta da un soffitto sostenuto da 16 colonne a sezione quadrata all'interno della quale erano state collocate 23 statue in diorite ed alabastro. Raffiguravano il Sovrano seduto sul trono   e con la testa circondata dalle ali di un falco scolpito sulla sommità dell'alto schienale.

    PIRAMIDE DI MICERINO


    Assai più piccola delle precedenti, almeno un decimo della massa di quella di Keope,  la Piramide di Micerino, di cui non si conoscono le dimensioni esatte, non ha la grandiosità  che  le consegnò  alla Storia. Le sue dimensioni sono assai inferiori: 65,5 metri di altezza, con una base quadrata del lato di 105 metri ed una inclinazione di 51°.
    Le ragioni che indussero  il Faraone a non seguire l'esempio dei predecessori  devono essere state diverse e non solamente pratiche ed economiche, ma anche politiche.
    Le entrate sono due, anche se una é rimasta cieca ed all'interno.
    La prima si trova quasi in superficie, alla base della facciata settentrionale della Piramide. Da qui parte un corridoio discendente di 20 metri che, proseguendo  orizzontalmente per ulteriori 6 metri, raggiunge una stanza scavata nel sottosuolo a 6 metri di profondoità, progettata, forse, come Camera Funeraria, ma poi abbandonata.
    Il secondo ingresso si apre a metà della facciata Nord a poco più di 4 metri dal suolo.
    Attraverso un corridoio discendente  di 31 metri, che si spinge prima nella struttura muraria e poi nel nucleo roccioso che sostiene la struttura,  raggiunge un vano in cui si trovano profonde nicchie scavate nei muri: 4 sul lato est e 2 sul  lato Nord.   Spingendosi giù per altri 12,60 metri, raggiunge una prima Sala Funeraria   (quella  raggiunta dall'altro  corridoio e poi abbandonato) e dopo una rampa di 9 metri circa, occultata da una lastra di pavimentzione, arriva finalmente alla Cripta del Sarcofago, un vano alto 3 metri e mezzo, largo 6 metri e mezzo per 2,30.
    La morte del Sovrano deve essere stata improvvisa ed imprevista poiché gli altri elementi che compongono l'intero complesso funerario furono portati a termine dal figlio Shepseskak.
    Il Tempio Funerario, in prossimità dell'ingresso, presentava una struttura piuttosto complessa: Vestibolo aperto su un cortile rettangolare  e un portico fiancheggiato da sale e corridoi.
    Da qui parte la Strada Processionale, in blocchi di calcare e pavimentazione di mattoni crudi, fiancheggiata da muri e forse coperta.  Spingendosi per 600 metri giunge al Tempio a Valle.
    Costituito da un cortile rettangolare  lungo 41 metri e largo 19,40, a cui si accedeva attraverso un vestibolo a pianta quadrata sorretto da 4 colonne, il Tempio a Valle terminava in un Santuario in cui furono trovate le famose statue del Sovrano: otto  Triadi in cui  Micerino compare in mezzo a due Divinità.

    Leggende scabrose... intorno alle Piramidi di Gizah

     

    Nella storia dell'Antico Egitto tre soprattutto furono gli artefici della gloria del Paese. Tre giganti che hanno condotto l'uomo e l'umanità verso vette di conoscenza mai raggiunte prima: Khufu, KafRa e MenkauRa (Keope, Kefren e Micerino).
    Per questo ci disturba l'immagine ingannevole e tendenziosa delle migliaia di schiavi brutalizzati da sadici guardiani e capisquadra. Ma, altrettanto ci disturabano alcune leggende giunte fino a noi dalla fantasiosa, scorretta e disinformata cronaca di alcuni (pur eccellenti) autori storici classici.  Erodoto, per citarne uno. Leggende prive di fondamento storico e derivanti, spesso, da equivoci come quello della regina KantKau, sposa di Userkaf, fondatore della V° Dinastia dei Faraoni, confusa con la sposa di un altro Faraone appartenente alla stessa Dinastia. L'autorità inndiscussa di  storici insigni come Erodoto, Esopo, ecc.. finiscono, a volte,  per  trasformare le leggende in fatti storici e questo costringe altri storici e studiosi ad approfondite indagini.

    Vogliamo cominciare dall'ultimo dei tre Sovrani. Da Micerino.
    Scrive Erodoto che questo Sovrano, più che dal Regno, era  "preso dalla figlia",   di  cui non si conosce nemmeno il nome.
    Secondo questa leggenda, la principessa viveva nel gineceo reale. Il Sovrano, preso da insana passione, la violentò e la  fanciulla, turbatissima, si tolse la vita.
    La regina Khamerembty (?), sua madre, scolvolta,  ne vendicò la morte facendo tagliare  le  mani alle ancelle che l'avevano consegnata al padre.
    Distrutto dal rimorso, continua la leggenda, Micerino ordinò per la figlia un sarcofago  rivestito d'oro dalla forma di mucca ed ordinò che fosse sistemato nel salone di un Palazzo Reale a Sais e che la stanza  fosse sempre immersa in esotici profumi e perennemente illuminata da una lucerna.

    Altre leggende, ugualmente denigratorie ed appartenenti  alla Letteratura antifaraonica d'epoca decadente, si mescolarono a quelle  già esistenti, soprattutto in relazione ad un'altra leggenda riguardante, questa volta, il faraone Keope e una delle sue figlie.
    Si racconta che questo  Sovrano, cui non erano sufficienti le riccheze necessarie alla costruzione  della  sua Piramide, avesse  obbligato la più   bella delle sue  figlie  ad entrare in un  bordello ed a prostituirsi dietro compenso da consegnare al padre.
    La principessa, continua questa  calunniosa e poco credibile leggenda, ad ogni prestazione, però, si faceva donare dallo spasimante di turno un blocco di pietra con cui farsi costruire una propria Piramide, che sorgerebbe accanto alle tre, proprio davanti a quella di Keope.

                                                

    Su questa leggenda se ne  inserì un'altra assai simile, riguardante nuovamente  Micerino. A far erigere la terza Piramide di Gizah, afferma questa leggenda, non sarebbe stato il figlio di Kefren , ma una cortigiana condotta in Egitto da Xanto di Samo: Rhodope.
    Costei, una schiava trace di grande bellezza,   affrancata da Carasso, fratello della poetessa Saffo, divenne con la sua professione talmente ricca da potersi costruire una Piramide: quella attribuita a Micerino, per  l'appunto. Già Erodoto, in realtà, invitava a non  prestar   fede a  tale fatto.
    Ad ingarbugliare  la già complessa matassa arrivò un'ennesima leggenda che coinvolgeva un'altra   mitica figura, quella di una regina di nome  Nicotris.
    Di lei Eusebio così scrive:
    "... una donna, Nicotris, regnò.   Aveva coraggio più di tutti gli   uomini della sua epoca ed era bella più di tutte le donne, bionda e con le gote rosa. Si dice che   abbia fatto costruire la terza Piramide..."
    Alcuni storici ritengono che, avendo la regina Nicotris, l'ultima della VI° Dinastia,  fatto restaurare la Piramide di Micerino,  da questo evento possa essere nata tale leggenda.
    La regina Nicotris fu anche identificata con la bella Rhodope... ma di questa cortigiana circondata di un alone di mistero e magia, rimandiamo ad altra lettura:
    alla  Pagina "Universo Donna", di questo stesso sito.