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FARAONI

  • Faraone... da dove arrica questo termine?
  • Faraone... incarnazione di Dio.
  • Le Dinastie dei Faraoni
  • Re Scorpione
  • NARMER - l'Unificatore del Regno
  • ZOSER - la prima Piramide
  • I matrimoni incestuosi dei Faraoni
il faraone Thutmosis III - XVIII Dinastia

FARAONE... da dove arriva questo termine?

Il termine Faraone è la traduzione del greco PHAR-ON; traduzione, a sua volta,  dell’antico termine egizio: PER-Aa, ossia, PALAZZO-DIVINO o CASA-DIVINA.
Il FARAONE, dunque, non era considerato DIO oppure Figlio di DIO (come nelle prime Dinastie), bensì: Incarnazione di DIO.
Il corpo del Faraone era, cioè, il “Palazzo” in cui viveva lo Spirito del Dio: il dio Horo, per la precisione, figlio di Iside ed Osiride, i quali, tutti e tre insieme, formavano la TRIADE o Sacra Famiglia… niente di nuovo sotto questo Cielo!

 

FARAONE: Incarnazione di Dio

Il faraone Thut-ank-Ammon e il Dio Ammon

Abbiamo, oggi, l’abitudine di indicare con il termine FARAONE, Sovrani come Keope o Sesostri, vissuti in epoca della storia egizia piuttosto lontana.
In realtà, quello di  FARAONE è un  titolo attribuito ai sovrani del Nuovo Regno e, secondo alcuni studiosi, precisamente a Thutmosis III, sovrano della XVIII Dinastia, 1.200 anni circa a.C.
Erano cinque i titoli attribuiti ad un sovrano al momento della sua incoronazione:
- Horo:  il Falco Divino di cui il sovrano era la manifestazione in terra.-

- Le Due Signore: (Uadjet – Cobra e Nekhbeth- Avvoltoio)  Dee del Basso e Alto Egitto
-  Horo d’Oro (evocazione della vittoria di Horo su Seth)
- Colui che appartiene al giunco e all’ape (simboli del Sud e del Nord dell’Egitto)
- Figlio di Ra


Qual è il significato della parola Faraone?
E’ la traduzione, effettuata da un gruppo di studiosi ebrei ad Alessandria d’Egitto, dell’antico termine   egizio Per-aat in Far-aw
Per-aat, letteralmente significa: Palazzo Divino
Per meglio comprendere il concetto esaminiamo i seguenti termini egizi:
- Hut: significa dimora in senso lato 
- Per: significa, invece, dimora in senso fisico e materiale (casa, palazzo, edificio..)
- Mer : infine, è la dimora, sempre in senso fisico, del defunto (piramide, mastaba..)
 

Il corpo del Sovrano era, dunque, la “dimora” dello spirito di Dio: la sua incarnazione.
Egli era il tramite fra  Dio e l’Uomo ed era la manifestazione della “ma’at” ossia l’ Ordine Cosmico Naturale.  Era colui che esercitava il potere sugli elementi della natura ed in particolare sulle Acque, sulle Piene e sull’avvicendarsi delle Stagioni.

Le origini del concetto di Regalità Divina risalgono ai tempi preistorici.
A quell’epoca, però, che segnava la fine del Matriarcato e l’inizio del Patriarcato, quella di un Re era una vera lotta contro il tempo.
Quando il potere cominciava a mancargli, a causa di malattie o decadimento fisico, il Sovrano veniva ucciso e il suo sangue o le ceneri, venivano sparse sui terreni per favorirne la fertilità.
In verità, tale consuetudine era presente in tutte le società preistoriche e non solo in quella egizia.
Solamente in epoca storica, la cruenta usanza del sacrificio del Re fu sostituita da un rituale magico.
Consisteva, questo rituale, chiamato Festa  “Sed” o  Giubileo Reale, in una cerimonia attraverso cui il Re doveva recuperare le forze vitali.
Erano celebrate dopo i 30 anni di regno, ma assai spesso anche ad intervalli più ravvicinati.
La Cerimonia durava quattro o cinque giorni, durante i quali venivano innalzate cappelle alle Divinità Protettrici del Paese (la  dea Cobra e la dea Avvoltoio) e il Faraone cingeva le due Corone: del Nord e del Sud del Paese. 
Il rituale comprendeva offerte alle Dee e processioni, ma anche un prova di vigore da parte del Sovrano, il quale doveva procedere ad una corsa simbolica per quattro volte: i quattro punti cardinali entro cui era racchiuso il territorio del Regno.
Feste del Giubileo, in realtà, si celebrano ancora oggi: vedi la regina Elisabetta d’Inghilterra, vedi i Papi, ecc.


 

ISTITUZIONE FARAONICA

ISTITUZIONE  FARAONICA

Se, come disse Ecateo di Mileto, l'Egitto era un dono del Nilo, a sostenere la società era l'istituzione faraonica. Essa era la mente, l'anima, il cuore e la guida della società e qualsiasi paragone con qualunque altro tipo di società  non é neppure ipotizzabile.
Il Sovrano era al centro della storia e degli eventi di una società che non era guidata da precetti prescritti da Libri Sacri come Bibbia, Corano, ecc..  L'Egitto non ha mai avuto un Libro Sacro, né Rivelazioni o Apparizioni Divine che dettassero vincoli e comportamenti da seguire.
Il Faraone non aveva bisogno di "incontrare" Dio poiché egli stesso era Dio o Figlio di Dio, discendente di quegli Dei che regnarono sulla terra prima di lui.
Le Liste dei Faraoni, infatti, cominciano sempre da Regni  Divini:
- Regno degli Dei
- Regno dei Semidei o Esseri di Luce, figli di un Dio e di una donna mortale, ultimo dei quali fu il    Re-Scorpione, della Dinastia "O"
- Regno degli Uomini, primo dei quali fu Narmer

Le  origini della Regalità Divina risalgono ad epoca preistorica ed alla figura della stregone che nella società tribale era strettamente legata ai fenomeni della natura, la pioggia, soprattutto, da cui dipendevano pascoli, raccolto e bestiame. I primi sovrani conservarono gli attributi di questi capi stregoni:  bastone del comando, coda di leone,  barba posticcia, abito cermoniale, ecc.  Regalità  e Natura-Cosmo erano, dunque, strettamente connessi:  lo stregone d'epoca preistorica, capace di di controllare magicamente fenomeni atmosferici, si traforma nel Re  capace di esercitare il potere sulle Acque regolandone le piene, richiamare le piogge, allontanare la siccità, scacciare le tenebre, ecc...
Un legame con Cosmo e Natura davvero unico e particolare.
Ma  il potere del Re é legato anche alla sua forma fisica; quando questa comincia a decadere egli viene ucciso e le ceneri disperse per rendere fertile la terra.
Questo in età preistorica (vi sono cenni nei Testi delle Piramidi).
In età storica l'uccisione del Sovrano è solo simbolica e comprende un complesso  cerimoniale,  la "Festa Zed" o Giubileo, attraverso cui  egli riacquista forza e vigore per  tornare ad esercitare  il  "potere" sugli elementi della Natura.
Non si tratta, in verità,  di un potere dispotico e tirannico, come spesso si equivoca (cinema e letteratura) e si é equivocato in passato (storici come Erodoto o passi bibloci ), bensì di un comportamento di responsabilità ed equilibrio volto al raggiungimento del benessere del popolo.
Egli perciò é un sapiente, un dotto, un saggio. Studia gli Astri, le Acque, la Natura e frequenta Templi  e e Scuole alla ricerca di quegli Insegnamenti degli Antenati sui cui principi di saggezza poter  guidare la propria condotta,  che deve essere perfetta ed ineccepibile.
Egli é la personificazione della Ma'at, ossia la Verità, la Giustizia, la Rettitudine,  l'Ordine Cosmico Naturale e possiede anche i mezzi per provvedere ad istituire oppure restaurare la Ma'at che  sono la "Conoscenza delle Cose"e il "Verbo Creatore" o "Parola Magica", le He-Kau: con la seconda mette in atto la prima.

Ne consegue che, qualunque fosse il carattere meramente personale e umano di quegli uomini, la loro funzione e caratteristica regale-divina ne era nettamente scissa.
La morte di un Faraone, come tale e non come uomo, era un evento tragico e drammatico  per il Paese il quale lo viveva con angoscia e paura e nella trepida attesa del successore.
Sempre più spesso, però, questo successore era già presente,  Correggente del Faraone in carica e ciò per evitare tensioni e guerre dinastiche.
Quanto al Sovrano, la sua morte non era un evento conclusivo, ma solo un momento di transizione per salire in cielo e unirsi al suo  Creatore, abbandonando definitivamente la terra dove era vissuto quale "Horo incarnato".
Questa, dunque, la concezione di Sovrano durante l'Antico Regno, concretizzata e condotta all'apice attraverso la costruzione della "Mer", la Piramide, in cui viene coinvolto l'intero Paese.
Ma é proprio in quest'apice che inizia un sottile cambiamento nel concetto di una così  particolare istituzione:  il Re cessa di essere Dio e diventa Figlio-di-Dio , discendente  del  Dio che ha governato l'Egitto fin dall'origine del mondo. E ancora più tardi diventerà Per-Oa, Faraone, ossia Palazzo-Divino, ossia Incarnazione di Dio. E quel Dio sarà Horo e alla sua morte,  il Sovrano si identificherà con Osiride,  padre di Horo.

Il Faraone, dunque, é anche un uomo. Può accadere che la sua "divina influenza" si attenui, che gli Dei di cui é tramite si allontanino; la conseguenza (guerre, carestia, siccità)    ricade su  tutto il Paese.  Per questo occorre disporre non solo di "energie divine e soprannaturali", ma anche  di forze naturali e materiali e il Faraone dispone di entrambe: Magia e Soccorso-Divino, ma anche esercito e organizzazione amministrativa.
Nel Nuovo Regno i Sovrani dovettero  combattere per ottenere e conservare  il potere; i Sovrani-Guerrieri più famosi sono proprio quelli appartenenti a queste Dinastie.
Lo stesso Faraone ( il termine si fa risalire proprio a tale epoca, attribuendolo a Thutmosis III)
scendeva in campo, quale incarnazione di Montu, Dio della Guerra, per  sbaragliare nemici ed assoggettare popolazioni, na anche per affermare il proprio prestigio  e la propria Regalità-Divina. E con Amenopeth III°  il concetto di regalità-divina raggiunse davvero l'apice,  con l'erezione di colossali statue del Faraone e di  Templi grandiosi, così da spingere il Sovrano a venerare se stesso fra gli Dei.
Lo farà anche Ramseth II, quando si farà raffigurare nella Triade di Tebe quale Figlio di Mut ed Ammon, al posto di Konsu.

VITA DA FARAONE

VITA  DA  FARAONE

Il Faraone era un Sovrano diverso da tutti gli altri e diversa era anche la sua vita.
A differenza delle altre civiltà dell'età del bronzo le quali si  svilupparono in una serie di città-stato rivali tra loro, l'Egitto manifestò subito una tendenza verso una unità nazionale personificata nella figura del suo Dio-Re al cui modello umano finirono per uniformarsi, gradatamente, tutte le altre Divinità.  La figura del Dio-Re, concreta e tangibile, riusciva a soddisfare le esigenze di un popolo che possedeva di Dio un'immagine reale.
L'intero Paese prendeva parte alla "creazione" de suo Re-Dio fin dalla sua Incoronazione, una Cerimonia a cui partecipavano tutti gli Dei ed in cui  egli riceveva le varie Corone: la Corona Rossa del Basso Egitto, la Corona Bianca dell'Alto Egitto, ma anche  il Casco Blu da combattimento o la Coroma  Atef, ecc...  tutte oggetto di culto.

La concezione di Sovrano quale Dio-Incarnato faceva di lui la personificazione della Ma'at, vocabolo che tradotto vuol dire "Rettitudine" "Giustizia" "Verità", cosicché, con la sua Incarnazione, il Sovrano diventava il garante della Giustizia e  dell'Ordine Precostituito delle cose.
Con lui si apriva una nuova era. Ad ogni cambiamento di Re,  l'intero universo veniva ricreato secondo lo schema originario: la Ma'at, infatti, poggiava sulla tradizione degli eventi avvenuti in passato ed ai quali, nelle sue azioni, il Re doveva uniformarsi. La  Regalità,  infatti, era immortale e non riferita alla persona fisica, bensì al concetto che rappresentava.
Il Faraone che appariva per la prima volta al suo popolo era paragonato al Sole, ma  ciò che si celebrava attraverso la Cerimonia di Incoronazione non era la persona, non era l'uomo, ma l'istituzione e il principio di Regalità.
Il Faraone non era l'uomo, ma il principio che incarnava: al suo copetto, come al cospetto di una Divinità, ci si presentava con le dovute precauzioni perché l'inflenza e l'influsso che emanavano dalla sua persona erano quelle di un Dio, capaci di folgorare e incenerire.

Per questo il Faraone é diverso da ogni altro Sovrano; egli  non poteva comportarsi secondo la propria volontà, ma doveva render conto al suo popolo ed agli Dei di cui era l' Incanazione ed all'universo di cui era il garante.
La regolamentazione delle sue attività e della sua condotta erano assai rigide e come disse Diodoro:
"... egli aveva un tempo fissato non solo per quando doveva tenere udienze. rendere giustizia, ma anche per quando doveva passeggiare, fare il bagno o dormire con la consorte. In una parola, per ogni attività."
Ogni suo atto, pubblico o privato, era determinato da Leggi prescritte e non da volontà propria. A servirlo, inoltre, non erano servi o schiavi comuni, ma personale giovane e qualificato appartenente alle più nobili famiglie.
La vita di un Faraone non era, pertanto, semplice e sempre piacevole, come per certi sovrani di altre epoche o Paesi, ma piuttosto gravosa e pesante. Cominciava fin dal mattino un complicato rituale che andava dal risveglio alla cura della persona e alla scelta dell'abbigliamento: dalla parrucca ai sandali.
Uno dei titoli più ambiti era quello di "Portatore dei Sandali del Re".
Gli impegni quotidiani erano molteplici: doveva concedere udienze, praticare il culto, esercitare la giustizia... il sacro e il quatidiano, dunque, erano  legati indissolubilmente l nella sua persona di Uomo-Dio.
 

LA FAMIGLIA - sostegno indispensabile del Faraone


 

Il concetto di Dio-Re, in Egitto, andò mutando e perdendo potere fin dal Primo Periodo Intermedio. (seguito all’Antico Regno).
Durante il Nuovo Regno furono molti i Sovrani che conquistarono il potere attraverso guerre, lotte, intrighi di corte e non solo per nomina divina. Ne consegue che un Faraone non sarebbe stato in grado di regnare se non avesse goduto di un grande sostegno: quello della famiglia.
E’ evidente, perciò, la necessità di un Sovrano di avere tante mogli, tanti figli, tanti fratelli e sorelle a sostenerlo.

Ramesse II aveva una ventina di mogli ed altrettante concubine che lo resero padre di  duecento circa tra figli maschi e femmine.

La Regina Madre o Grande Consorte Reale era quella che godeva di grande prestigio e potere poiché era quella che aveva concepito il Divino-Faraone, ma anche perché il trono si ereditava per via femminile: Regno e Trono (oggetto di culto) costituivano la "dote" della principessa ereditaria che aveva, dunque, importanza non minore del futuro Faraone.

In teoria anche uno straniero poteva diventare Faraone sposando la Regina in carica o la principessa ereditaria; la vedova di Thutankammon, la regina Amksenammon,  tentò di farlo.  La stessa possibilità avevano i Funzionari di corte: accadde al Gran Visir Eye e al generale Haremhab.

Funzionari, Dignitari di corte, Sacerdoti di massimo grado, generali… erano quasi sempre imparentati tra loro.

Era auspicabile che, al fine di mantenere inalterata  la natura divina del Sovrano, la principessa ereritaria sposasse  il principe ereditario che, però, non era necessariamente il primogenito, (non lo è stato quasi mai) ma quello designato dall’intero collegio familiare. Così, Ramesse II, quartogenito di Sethy,  fu fatto Faraone al posto del fratello primogenito il quale, però, non la prese molto bene e gli mosse guerra.

Anche Kafra (meglio conosciuto come Kefren) , divenne Faraone dopo che uno dei fratelli gli usurpò per una decina di anni il trono, mentre invece il fratello maggiore, il primogenito di Khufu, (Keope) fu suo fedele alleato.  Alleato e sostenitore, oltre che architetto e progettista  nella costruzione della Grande Piramide, fu anche il fratello maggiore di Khufu.

Poteva anche accadere che principesse ereditarie non avessero fratelli, come  nel caso delle regine Hutsepsut e Tawseret, che si elessero Faraone o Reggente alla morte dei Faraoni in carica e poteva accadere, invece, che fosse  il Faraone in carica a non avere eredi maschi e allora, per scongiurare guerre dinastiche (tutt'altro che improbabili) questi sposava le figlie... le principesse ereditarie.

Benché limitati, si presentarono anche casi in cui cui non c'era nessuna principessa ereditaria; così fu per il faraone Amenopeth III e Amenopeth IV  i quali presero come spose, donne appartenenti a  rami collaterali della famiglia: il primo sposò la regina Tuya e il secondo la celeberrima Nefertiti, figlia, presumibilmente della regina Tuya e del Gran Visir Eye, deventato Faraone a sua volta dopo la morte di Thut-ank-Ammon.

 

 

I matrimoni incestuosi dei Faraoni


Perché i Faraoni sposavano figlie e sorelle, praticando, così, l’incesto?
La domanda è legittima e la risposta pare scontata:
“Per preservare la purezza del sangue.”
Un fondo di verità c’è, in questo, ma ci sono anche altre cause: tradizione, politica, religione…
Sappiamo che l’Egitto non era il solo Paese a seguire tale consuetudine: il babilonese Abramo aveva per Sposa Primaria la sorella Sarai e l’ittita Suppilulumia, di sorelle ne aveva sposate addirittura due.
In realtà, in Egitto l’incesto era considerato un reato e come tale punito, ma solo per la gente comune.
Perché, dunque, quella pratica contro natura nelle Famiglie Reali?
In Egitto ( e non solo in Egitto) il trono si ereditava per via femminile: durante il matriarcato prima e in retaggio di tale sistema, dopo.
Era nelle vene della Grande Consorte Reale che scorreva il “sangue divino” ed era lei ad essere, da sempre, considerata “Figlia di Dio”. (basta dare uno sguardo alle iscrizioni del Tempio di Deir El Bahary, il Complesso Funerario di Huthsepsut, la Regina-Faraone)

La Grande Consorte Reale trasmetteva alla principessa ereditaria il suo sangue divino assieme al diritto al trono:  questo, dunque, era “proprietà” della Grande Regina e passava in eredità alla figlia femmina e non al figlio maschio.
Il principe ereditario, designato dal Faraone in carica, lo riceveva dopo un complesso cerimoniale che possiamo riassumere in tre momenti:
- Le Nozze Divine:  tra la principessa ereditaria e il Dio Dinastico (Ammon, in questo caso), celebrate nel Tempio Dinastico di Karnak, a Tebe: uno dei misteri più impenetrabili dell’Antico Egitto.
- Le Nozze regali:  della principessa e futura Regina con il principe ereditario
- L’atto sessuale: e il conseguente mescolamento di sangue.

Attraverso tale cerimoniale lo spirito del Dio-Dinastico passava dal corpo della principessa in quello del principe: il futuro Faraone. (Per-oa, ossia Palazzo Divino:  il luogo in cui si incarnava la Divinità. Faraone, che vuol dire Incarnazione di Dio )

In teoria,  ogni uomo poteva, sposando la principessa ereditaria, diventare Faraone.
Il pericolo di guerre dinastiche tra principi era reale ed elevato; non esisteva diritto di primogenitura, ma solo quello di designazione da parte del Faraone, anche se di norma ad essere designato era, ma non sempre, il primogenito. (Ramseth II, ad es. era il quarto figlio di Seti e il fratello primogenito gli mosse guerra e Keope era il quinto figlio di Snefru e suo fratello primogenito fu tra i progettisti della Grande Piramide)
Reale ed elevato era anche quello costituito da guerre di conquista da parte di stranieri.
Il Faraone in carica, dunque, alla nascita della principessa ereditaria le assegnava un marito: uno dei principi ereditari. Accadeva, però, anche che la prendesse in sposa egli stesso, in assenza di fratelli.
Così fece il faraone Amenopeth IV (conosciuto anche come Akhenaton), che sposò tutte e sei le figlie; Sua Maestà Sety I, invece, fece sposare due sorelle al suo successore designato: Ramesse II (che pure era già sposato con la bellissima ma molto borghese Nefertari)
Lo stesso fece il faraone Thutmosis I con il figlio Thutmosis II, che diede come marito alla celeberrima Huthsepsut, Regina-Faraone.

nota: si suppone che sia stato per impedire una guerra dinastica che la principessa Maritammon, figlia di Akhenaton, e sorella di Anksenammon, moglie del celeberrimo Thut-ank-Ammon abbia finito per sposare il generale Haremhab diventato, in seguito a ciò, Faraone:  un Faraone usurpatore.
Come lo erano tutti i suoi discendenti: i Ramessidi.

 

LE DINASTIE dei FARAONI

Studiosi ed egittologi hanno diviso (per comodità) la Storia egizia in lunghi periodi: Antico, Medio e Nuovo Impero, interrotti da  un  Primo e Secondo periodo Intermedio in cui si susseguirono 30 Dinastie.
Sulle prime Dinastie, però, ancor oggi vi sono dubbi ed incertezze circa la datazione e gli stessi Sovrani. Cosicché, si è circoscritto un periodo (e le sue vicende) racchiudendolo in una “DINASTIA O”  antecedente al 3.200 a.C.
Nella presentazione di alcuni Faraoni noti e meno noti, partiremo proprio da uno di questi Sovrani appartenuto alla Dinastia O e conosciuto con il nome di:  RE SCORPIONE
 

RE SCORPIONE

Fu l’ultimo Sovrano della Dinastia 0.
Va precisato che non si trattava di veri e propri sovrani, ma di capi e principi locali.
Secondo le antiche credenze religiose e storiche, in Egitto in origine regnavano gli Dei, cui succedettero i Semi-Dei, i quali prepararono l’avvento al trono agli uomini.

Re Scorpione, secondo la tradizione, era l’ultimo dei Re Semi-Dei.
Comparve sulla scena nell’Alto Egitto quasi all’improvviso ma, in realtà, la sua presa di potere fu frutto di strategia militare, diplomazia e conoscenza scientifica (in relazione soprattutto alla metallurgia dell’epoca del bronzo, alla distribuzione delle acque mediante la canalizzazione ed allo sviluppo dell’agricoltura.
Scorpione fu anche un Re-Guerriero e lo testimonia la straordinaria “Mazza da guerra” in calcare, proveniente dal sito di Jerancopoli, l’allora capitale del territorio e conservata al Museo di Oxford.
Questo reperto é, in sostanza, l’affermazione da parte di Re Scorpione (questo nome gli è stato dato dal geroglifico dello scorpione inciso sulla mazza) della sua sovranità sul territorio dell’Alto Egitto ( il Sud del Paese) e sulle popolazioni, compresi i nomadi che si spostavano di oasi in oasi.
Sarà con il Re-Scorpione che si comincerà a delineare l’Egitto Faraonico.

Lo Scorpione non è certo il personaggio presentato nell’ultimo film, (dagli effetti speciali e dalle tante inesattezze storiche) ma è certamente una figura straordinaria.
Non si presenta come un principe o capo-clan, (numerosi, all’epoca), ma come un vero Monarca incoronato.
Non si limita a guerreggiare e conquistare popoli e territori, ma trasforma paludi e terre aride in terre coltivabili.  Controlla le piene del fiume, favorisce lo sviluppo dell’agricoltura e della pastorizia, quello della lavorazione del legno e del metallo, della tessitura e della ceramica.
Lo Scorpione è, in verità, il primo grande Sovrano di un Egitto non ancora unificato.

Su di lui fioriscono molte leggende, leggende, che affondano le proprie radici in miti assai lontani, risalenti alla lotta fra i Seguaci di Horo e i Seguaci di Seth.
Si tratta di un mito (quello della lotta fra Horo e Seth) che trova riscontri nelle vicende storiche e cioè, nelle lotte fra popolazioni dell’Alto e del Basso Egitto prima dell’unificazione dell’intero territorio.

Il mito.
Scorpione, il cui nome dovrebbe essere Selk-Hor (Selk, come Scorpione e Hor, come seguace di Horo), secondo la leggenda era figlio di un principe locale seguace di Horo e della dea Scorpione. Sterminata la famiglia a seguito di un’ennesimo scontro (o congiura) e scampato all’eccidio, il ragazzo venne allevato da un fedele servitore.
Valente guerriero e gran conoscitore della metallurgia, costui lo rese edotto dei “segreti della natura” e lo avviò alle armi, fino al momento della riscossa… il resto è quel poco che si può dedurre dalle scoperte archeologiche.

 

NARMER Colui-che-Perdura


RE NARMER - Colui che Perdura


Storia e mito circondano la figura di Narmer, conosciuto anche con il nome di Menes, primo Re dell’Egitto Dinastico. Perfino la sua morte è avvolta dall’alone di una suggestiva leggenda.

Si narra che durante una partita di caccia i suoi stessi cani lo abbiano segui ed erano per sbranarlo quando, come per incanto comparve un coccodrillo che lo mise in salvo permettendogli si salire sulla sua groppa.

Ad ucciderlo, invece, sempre secondo la leggenda, fu un ippopotamo.
Come spesso accade, però, anche qui il mito trova riscontro nella realtà storica: l’ippopotamo era animale sacro al dio Seth e i “Seguaci di Seth”, popolazioni del Delta, avevano come simbolo proprio questo animale.
Nermer, forse, morì durante una delle tante battaglie condotte contro quelle popolazioni che egli aveva sconfitto, unificando il Paese.
Fu da allora che il territorio fu indicato con il none di “Terra dei Due Regni” o “Paese delle Due Terre”.

Le battaglie tra i “Seguaci di Horo” e i “Seguaci di Seth”, del Basso Egitto i primi e dell’Alto Egitto i secondi, furono numerose e si trascinarono per lungo tempo con alterne vicende.
Si ignora da dove fossero giunti i “Seguaci di Horo”, gli invasori; si suppone che abbiamo invaso il territorio attraverso il Delta conquistando le popolazioni indigene: i “Seguaci di Seth”

La battaglia che condusse alla’unificazione del territorio, forse, fu una soltanto e venne minuziosamente descritta in quella che conosciamo come la ”tavolozza di Narmer”,  tavoletta di scisto verde per il trucco.
Si tratta di un documento di straordinario interesse: un vero bollettino di guerra. Vi si narrano le fasi della battaglia, la vittoria e le celebrazioni.

Decorata su entrambi i lati riporta nella facciata principale  il Faraone con il seguito, sotto un registro con la dea HATHOR;  più in basso  vi si trova la ciotola formata dal colo incrociato di due animali fantastici tenuti al guinzaglio e sotto è raffigurato un toro, simbolo della vittoria regale.

Sulla facciata posteriore, invece,  giganteggia la figura del Sovrano che annienta i nemici,

Narmer, il Sovrano vincitore ed unificatore del Paese appare per la prima volta raffigurato con entrambe le corone: quella rossa del Basso Egittoe quella Bianco dell’Alto Egitto.
Unificare il Paese non fu il solo merito di questo grande Re-Guerriero, Narmer portò l’intero territorio dalla condizione preistoria alla storia e tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che egli sia stato anche il fondatore di Memfi, capitale che resterà sempre uno dei centri religiosi, politici e culturali di tutta la storia egizia e che costituisce il capolavoro di questo Sovrano.

Possiamo immaginare Memfi, la Città-del-Muro-Bianco splendente di Templi e Palazzi, strade ombreggiate da palme e case in mattoni crudi, ma tutte con giardino.

Fu proprio il nome del grande Tempio di Memfi, dedicato al dio Ptha, protettore della città e del territorio, a dare il nome al Paese:
                 HUT-KA-PTHA

che significa: DIMORA DELLO SPIRITO DI PTHA, che i greci tradussero in: AE-GI-PTHOS e da cui Egitto.
Fu Narmer a istituire i Nomi (ossia le Province) per meglio amministrare il territorio  e fu lui a far “deviare” il fiume dando seguito ad un ingegnoso sistema di canalizzazione ed irrigazione iniziato con il Re Scorpione, che trasportava le acque il più lontano possibile.
Sotto il suo regno sorgono granai, si innalzano Templi, si costruiscono palazzi e città e si da impulso all’artigianato ed alla agricoltura; nascono e si sviluppano cantieri navali, si organizzano spedizioni commerciali soprattutto di rame e legno.
Con lui nasce anche il concetto di proprietà terriera con cui ricompensa chi lo ha servito fedelmente e nasce così la casta dei Dignitari. Si tratta,però, di un'economia religiosa, controllata dal Tempio, di cui il Sovrano é anche Gran Sacerdote. I campi sono recintati e parte dei raccolti,  controllati da scribi,  é destinata ai Tempio per essere redistribuita durante i frequenti perriodi di carestia o siccità.

AHA il Combattente

Fu, con molta probabilità, il secondo Sovrano d'Egitto dopo NARMER, di cui, sempre probabilmente, era l'unico figlio maschio.
Ancora oggi si dibatte per stabilire se quel NEMES,  il Faraone che fece deviare il corso del  Nilo, fosse Narmer oppure Aha: il padre oppure il figlio.
Aha, ossia il Combattente, è una figura dai contorni sfumati che oscilla fra Storia e Mito.
Aha si meritò in pieno il titolo di Combattente per le sue numerose campagne militari.

. Così come il padre, re Narmer, aveva combattuto allo scopo di unificare le Due Terre del regno e cioè, L'Alto Egitto e i "Seguaci di Horo" e il Basso Egitto e i "Seguaci di Seth", anche Aha combatté per contribuire e certamente ci riuscì, ad avvicinare l'Egitto del Sud, di cui era originario, all'Egitto del Nord.
Oltre alle battaglie interne, si batté e vinse sia contro la Nubia che contro la Libia ed intrattenne rapporti commerciali con la florida e ricca Byblos.

Come ogni vero Sovrano,  Aha non si limitò a condurre guerre di conquiste e consolidamento del suo Regno.  Come prima di lui Re Scorpione e lo stesso re Narmer, anche Aha si dedico allo sviluppo economico e sociale del Regno.

Allo scopo, condusse studi e richerche in diversi campi. La sua preferenza, pero, andava a Medicina ed Architettura.
Sappiamo {ce lo dice Manetone, sacerdote greco/egizio, autore di un-opera storica sulla Storia dell Antico Egitto che divise in 30 Dinastie,  che egli approfondi studi di Anatomia ed Edificazione.

Questo Sovrano, inoltre, fece edificare, tra gli altri, un Tempio che dedico a Neith, una delle Dee piu antiche d-Egitto, che si rivelo una mossa strategica e politica nello sforzo di unificazione del Regno.

Si fece costruire due tombe: a Sakkara ed Abydos, però non si sa in quale delle due sia veramente sepolto. Non si sa, cioè, quale delle due sia un semplice cenotafio, ossia una tomba simbolica in cui a riposare sia soltanto il Ka, ossia lo Spirito.

Politicamente, la scelta di due tombe gli permetteva di riposare sia nell'Alto che nel Basso Egitto e, per di più,  la presenza di una tomba o cenotafio che fosse, gli avrenne permesso di essere vicino ad Osiride almeno con lo spirito.

DJOSER il MAGNIFICO

DJOSER....  Il Magnifico

Secondo Sovrano della III° Dinastia può essere, in verità, considerato il vero fondatore per aver condotto il Paese verso uno dei periodi più illuminati di tutta la storia d'Egitto.
Il nome Djoser o Zoser, ossia il Magnifico, gli fu dato più tardi, forse durante il Primo Impero; il suo vero nome era Neterierkhet che all'incirca significa  "Sacro per eccellenza".
Il suo nome è legato soprattutto a Sakkara ed all'imponente Piramide a Gradoni, opera del  multiforme ingegno di Imhotep.
Di certo l'Egitto era un Paese già unito quando egli salì al trono, poiché  la costruzione di un'opera così colossale fu tale da richiedere la partecipazione di tutto il Paese  e non sarebbe  stato possibile altrimenti.

Sappiamo poco di lui, ma di certo si sa che era un uomo saggio e colto; ha perfino lasciato degli Scritti Sapienziali, utili per futuri Sovrani. Ed era autoritario,  ma giusto, come si conveniva ad un Re-Dio e la sua memoria fu onorata fino al  Tardo Impero.
Sappiamo, grazie ad una iscrizione rinvenuta nello Wady Hammamat che inviò spedizioni in Siria, di cui sfruttò le miniere di rame e sappiamo che tenne lontano dai confini, le orde di nomadi del deserto.
Di certo fu Djoser a  trasportare la capitale a Memfi, facendone una città splendida e degna degli epiteti con cui era conosciuta: La Città dal Muro Bianco, Memfi la Bella, Memfi la Prospera, ecc.
Ma fu sotto il suo regno che si verificò un episodio che sembra appartenere più alla leggenda che alla storia e che con molta probabilità ispirò il biblico episodio di Giuseppe.
Si parla di una terribile siccità che avrebbe colpito per sette lunghi anni il Paese.  Se ne parla in una stele d'epoca Tolemaica, forse in occasione di uno dei tanti eventi che periodicamente colpivano il Paese.
E' il racconto di un Sovrano afflitto per la sofferenza, le disgrazie e i disagi in cui versa il suo popolo; da sette anni, infatti, l'Egitto é in preda alla miseria.
"... i bambini piangono, i vecchi aspettano la morte, perfino ai più forti vengono meno le forze..  -  si   lamenta Djoser  -   I battenti dei Templi si chiudono e il culto agli Dei non viene  più praticato..."
Non resta che chiedere responsi all'oracolo di Thot  e il Sovrano invia emissari ad Herancopolis dove i sacerdote del Divino Ibis, consultati i Testi Sacri,  riferiranno al Re la risposta.
Ed ecco la risposta: Khnum, il Divino Ariete, - riferiscono i messaggeri -  tiene i Sacri Sandali appoggiati alle acque del Nilo nell'Isola Elefentina, dove ama dimorare e solo quando li  solleverà, l'acqua tornerà a fecondare la terra.
Djoser - riporta  ancora la stele - capisce che il Dignore delle Acque vuole essere onorato e questo egli fa : lunghe processioni sulle rive del  Nilo,  canti e preghiere, doni e sacrifici. E Khnum gli appare in sogno e gli promette che toglierà i Sandali dalle acque.
Djoser si sveglia e il miracolo si compie: il grano  torna a germogliare e la terra  a rinverdire e il popolo é nuovamente felice: la saggezza e la devozione del Re hanno riportato  l'abbondanza ed allontanato la miseria e la fame.
Il Re ha mostrato di essere l'intermediario tra uomini e Divinità.

L'opera più importante legata a questo Sovrano, però, é sicuramente la Piramide a Gradoni: una vera città-labirinto sulla cui funzione, però e complessa disposizione  si continua a discutere. Così come si discute o più esattamente si é cominciato a discutere, sull'unità strutturale della Piramide.
L'intero complesso é stato davvero costruito a più riprese? Una mastaba e due successive modifiche? Sono in molti, tecnici e studiosi, che mettono in dubbio questa teoria,  asserendo, invece,  che la grande opera abbia seguito il progetto iniziale.
Soprattutto ci si interroga ed a ben ragione, su quella che appare  come necessità di cambiamento del progetto iniziale, quasi una correzione.
Ma é plausibile che l'immenso genio di Imhotep  abbia conosciuto  incertezze, tentennamenti e necessità di modifiche?
D'altro campo, nemmeno Djoser era uomo indeciso.  Non é così che ci appare raffigurato nelle statue del serdab (saletta, nelle tombe, contenenti statue  del defunto).    Egli ci appare ieratico e sicuro; l'espressione grave e consapevole, propria di colui che rappresenta il mediatore in terra tra Dio e Uomo.
 

SNEFRU... e le Rematrici Reali

 RE SNEFRU e le Rematrici Reali

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Quando si parla di questo Sovrano, fondatore della IV° Dinastia, lo si fa soprattutto in relazione alle sue tre Piramidi… forse anche quattro.
Di lui si può tranquillamente affermare che sia stato il più grande costruttore dell’Antico Egitto; benché le informazioni che lo riguardano siano piuttosto scarne, imponenti strutture architettoniche parlano per lui.
C’é un particolare, però, che ci mostra questo Sovrano sotto una luce inaspettata. Si tratta di un papiro su cui è riportato uno dei più deliziosi racconti dell’antichità, tanto da ispirare una delle leggende della Bibbia: la spartizione delle acque ad opera di Mosè.
Leggiamo questo racconto, tracciato sul famoso papiro Westcar.
E’ il racconto di un’allegra e piacevole gita in barca sulle acque del Nilo; una scena idilliaca.
Ai remi della barca reale, splendente di ori ed avori, venti bellissime rematrici solcano il Nilo controcorrente. Sono le ragazze più belle del regno e ridono e cantano per la gioia del Re, il quale si gode lo splendido panorama degli argini del fiume arruffati di papiri e dei campi verdi del grano appena germogliato. Ma anche le fanciulle, coperte solamente da veli svolazzanti, sono una gioia per lo sguardo del Sovrano che, ad ognuna di loro, ha donato un bel fermaglio d’argento.
Quand’ecco che una delle rematrici, proprio quella che dà il ritmo alla voga, interrompe il canto e smette di remare. Lo stesso fanno le compagne.
Il Re preoccupato chiede che cosa sia successo. Gli rispondono che la ragazza ha fatto cadere in acqua il suo fermaglio ed è molto triste.
Il Re, però, sorride indulgente e promette alla fanciulla un fermaglio ancora più biù bello.
La fanciulla, però, non vuole un altro gioiello, vuole proprio quello e continua a piangere.
Sua Maestà le assicura che riavrà il suo fermaglio, ma che per raggiungerlo, sul fondo del fiume dove si trova, occorre l’opera di un mago e manda a chiamare Djedja, il “grande di magia” il quale arriva immediatamente e si mette all’opera.
Per mezzo di formule magiche, Djedja pratica un incantesimo: divide le acque del fiume e ne solleva una metà sull’altra e così in breve tempo il fermaglio viene recuperato e riconsegnato alla fanciulla; le acque vengono ricomposte e la gita può riprendere.

La bellezza e la grazia di questo racconto, che in realtà nasconde una simbologia religiosa, ci mostra il grado di raffinatezza culturale ed estetico raggiunto dalla corte di questo Sovrano.
A testimoniarlo sono, oltre alle numerose opere architettoniche, anche i gioielli e l’arredo raffinatissimo, rinvenuti nella tomba della sua sposa, la regina Hetephereses.
Il suo, fu un regno pacifico, a parte la spedizione in terra di Sinai per domare una rivolta di nomadi e il suo nome continuò ad essere venerato ancora nel Medio Impero ed oltre.
Sotto questo Sovrano fiorirono botteghe di artigiani, artisti, scultori, ecc… si aprirono cantieri navali e si approntarono spedizioni commerciali.
Il regno di Snefru, a ben ragione, dunque, si può collocare in uno dei periodi più prosperi e felici della storia egizia. Quasi un’età dell’oro.
 

KEOPE... e le Stanze di Thot


KEOPE... e le "Stanze di Thot"

KEOPE...      e le    "Stanze segrete di Thot"

Khufu, meglio conosciuto come Keope,  nasce nel 2589 e sale sul trono intorno al 2550 a.C. e continua l'opera di costruzione di suo padre, Snefru.
Di questo Sovrano la tradizione classica ci consegna il ritratto di un despota crudele ed insensibile. Un ritratto, in realtà, del tutto ingannevole che dà al lettore l'immagine falsata di
un'epoca in cui, al contrario,  l'umanità raggiunse vette che non eguaglierà neppure in futuro: senza conoscere il ferro né la ruota, ma con la sola "potenza" della pietra, costruisce la più grande  delle Meraviglie del Mondo Antico.   L'immagine, però,   di schiavi   oppressi e costretti a lavorare sotto la sferza di guardiani aguzzini é del tutto falsa: un'opera complessa e mirabile come la Piramide, richiedeva competenza ed esperienza di personale qualificato come architetti, geometri, scalpellini e non  era certamente impresa di schiavi e rozzi prigionieri nomadi.
Viene spontano, però, chiedersi perché mai Snefru, che  pure fece erigere non una,   bensì   tre  e forse quattro Piramidi,  non gode della stessa pessima fama.
La risposta ce la fornisce la Storia o, più esattamente, gli storiografi greci ed in particolare Erodoto che, bisogna ricordare, scrive di  fatti accaduti tremila anni prima e attinti a pettegolezzi,  più che a  fonti letterarie,  dell'Egitto dell'epoca decadente. 
Il  culto alla persona di Keope, in realtà, come quello  del figlio Kefren, era praticato ancora ai tempi di Alessandro Magno.

Testi risalenti alla sua epoca, invece, ce lo  descrivono come un riformatore in ambito civile e religioso. Egli riordinò l'amministrazione dello Stato creando la figura del Gran Visir (Primo Ministro, diremmo oggi) scegliendolo in seno alla famiglia reale ed ottenendo, così, il controllo diretto su tutti gli altri Funzionari.  In campo religioso, egli  limitò il potere dei Sacerdoti, creando, però, lo scontento di alcuni di essi che si vendicarono denigrando la sua figura e il suo operato.
Oggi, grazie alle scene dipinte nelle mastabe dei Funzionari,  conosciamo bene le condizioni di vita a quei tempi   e conosciamo  l'organizzazione dei lavori nei cantieri della  Piramide:  ferrea ma necessaria per il buon andamento del lavoro, proprio come avverrà in futuro per la costruzione di altre opere imponenti.

Nei racconti di Erodoto, Keope é un Sovrano odiato per aver ridotto in miseria il Paese.
"...  giunse a tal punto di malvagità - scrive lo storico greco, vissuto  nel  V secolo - che, per bisogno di ricchezze, mise sua figlia in un bordello e le ordinò di farsi pagare una certa quantità di denaro: non dicono quanto. La figlia adempì agli ordini del padre..."
Nessuno oggi crede più a questa turpe calunnia, ma il marchio infamante é, comunque, rimasto attaccato alla persona e al nome di questo Sovrano colto e dotto come lo erano tutti i Re egizi prima e  dopo di lui. Egli si interessò di Architettura, Astronomia, Astrologia e Storiografia Sacra dell'Egitto attraverso lo studio di antichi documenti religiosi antecedenti il regno di Menes.
Scrisse anche un trattato di Alchimia sacra ed ermetica.

Così come Snefru,  suo padre,   ci offre un quadretto idilliaco e familiare di lui in gita sulla Barca Reale, anche Keope ci offre in una scenetta familiare in cui compare  attorniato dai figli che gli raccontano favole. 
Djedefra, uno dei figli, gli parla di un mago,  Djeda, capace di grandi prodigi, come domare un leone o riattaccare al collo una testa mozzata.
Keope, uomo sapiente e dalla grande sete di conoscenza, vuole mettere alla prova il mago. In realtà egli é alla ricerca del numero esatto delle "Stanze di Thot", Dio della Conoscenza e della Magia, sul cui  modello vorrebbe farsi costruire il Tempio Funerario.
Il principe Djedefra si reca dal mago e gli chiede di accompagnarlo a corte dove il Sovrano é
ad attenderlo.
Keope appare subito affascinato dalla personalità del mago, dalla sua saggezza e sicurezza e dalla veneranda età:  centodieci anni.
Gli fa subito una domanda:
"Sai davvero riattaccare una testa mozzata?"
Alla risposta affermativa del mago, il Sovrano ordina di  far decapitare un prigioniero, ma il mago si oppone:
"No! - dice - Non un essere umano, mio Signore, perché é vietato fare una cosa simile al gregge sacro di Dio."
Il Sovrano accondiscende e fa portare un'oca a cui é stata mozzata la testa; ilmago la riattacca e la riporta in vita. Non ancora convinto, Keope fa portare un bue e il risultato é lo stesso. A questo punto il Sovrano gli  chiede:
"Quante sono le Camere Segrete di Thot?"
Djeda gli risponde di non saperlo,  ma che una possibiloità esiste per scoprirlo:
"Al Tempio di On (Eliopoli) è custodito uno scrigno di selce contenente l'informazione." dice.
Come andò a finire?
I messi del Sovrano non trovarono nulla al Tempio: qualcuno li aveva preceduti ed aveva trafugato lo scrigno e il suo prezioso contenuto.

Chi volesse avere ulteriori notizie al riguardo, potrebbe leggere il libro storico-fantasy
"DJOSER e i Libri di Thot"
di Maria Pace - Editrice  MONTECOVELLO

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KEFREN... e la Sfinge


KEFREN... e la Sfinge

Il nome di questo gigante della IV Dinastia dei Sovrani d'Egitto é legato soprattutto alla costruzione della Piramide e della Sfinge, una delle tante raffigurazioni del Sovrano.
Figlio di Keope, egli succedette al padre dopo il breve regno di un altro fratello, Djedefra,  e come questi, anch'egli inserì nella lista dei titpoli quello di "Figlio di Ra", a  dimostrazione dell'affermazione del culto solare nel  Paese.

Kafra, il nome egizio, significherebbe: Ra quando sorge.
Sotto il regno di questo Sovrano non pare vi siano  stati eventi storici di rilievo. In realtà, il Paese attraversò un periodo di pace e prosperità e lo dimostrano  proprio la Piramide e la Sfinge fatte da lui costruire.
Tendenziose e falso, dunque, il giudizio dello storico greco Erodoto il quale già s'era espresso assai durmente nei confronti di Keope. Secondo Erodoto, infatti, egli sarebbe stato un tiranno proprio come suo padre ed ecco in che termini si esprime:
"... gli egiziani, per odio, questi Re non vogliono neppure nominarli."
E aggiunge, tralasciando il particolare non trascurabile che si sta esprimendo su fatti risalenti e tremila anni prima:
"Le Piramidi erano attribuite al pastore Filitis che in quel periodo pascolava in quei luoghi."
Oggi lasciamo che queste affermazioni si commentino da sole.

Chi era questo Filitis?
In realtà, chi sia questo Filitis nessuno lo sa (sicuramente non lo sapeva Erodoto), ma si tende a collocarlo nell'epoca delle invasioni di popolazioni settentrionali  provenienti  dal Medio Oriente. Così facendo, però, si fa un salto  cronologico di almeno mezzo millennio.
Oggi nessuno fra gli studiosi e storici seri e preparati crede più alle calunniose favole raccontate per secoli

La Sfinge, questo straordinario monumento è assurto a simbolo dei misteri che ancor oggi circondano la civiltà egizia, porta il volto di questo Faraone e risale al 2570 a. C.
Corpo leonino e testa umana, sulla fronte  l’urex, il cobra reale, la Sfinge simboleggia la natura divina del Faraone e nella storia dell'arte dell'uomo non c'è nulla che soprende quanto questo volto, simbolo del più profondo mistero.
Durante lo scorrere di tutti questi secoli, non c’è stata generazione capace di sottrarsi al suo fascino enigmatico.
Per gli Arabi era Abu-el-hol, ossia, “Padre della paura”, a testimonianza dei sentimenti di timore che l’immenso colosso di pietra era capace di suscitare in gente superstiziosa che la credeva una raffigurazione del male; per gli Antichi Egizi, però, era la Shepes-ank, “L’Immagine Vivente”, provvista di Ka e Ren = Spirito e Nome.
Imponente ed enigmatico, fin dall’antichità, questo colossale felino di pietra ha alimentato leggende ed aneddoti. (talvolta anche riprovevoli)
Ricordiamo il faraone Thutmosis IV che, ancora ragazzo, a seguito di un sogno in cui la Sfinge gli prometteva il trono se l’avesse liberata della sabbia che minacciava di seppellirla, le dedicò una stele. I Mamelucchi, qualche millennio dopo, l’aggredirono a cannonate, portandole via il naso e, più recentemente, avventurieri senza scrupoli usarono la dinamite per penetrare al suo interno nella speranza di trovarvi tesori.
 

MICERINO.... e il giorno infinito


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Figlio di Keope, Micerino o Men-Kau-Ra, salì al trono intorno al 2490 a.C. e vi rimase per venti anni circa.
Erodoto non usa toni aspri, come ha fatto con i predecessori; lo stesso, però, non ci risparmia la calunnia. Dice di lui che é stato un Sovrano giusto e illuminato, la cui principale cura era il benessere dei suoi sudditi. Al contrario del padre, – dice ancora – che aveva fatto chiudere tutti i Templi e costretto la popolazione a lavorare solamente per lui, Micerino invece, fece riaprire Templi e Santuari e permise ai sudditi di lavorare anche per se stessi oltre che per il Sovrano. Ma poi aggiunge che gli Dei lo punirono proprio a causa di quella sua mitezza, riversandogli addosso sciagure degne del biblico Giobbe.
La prima fu la morte in giovane età dell’unica ed amatissima figlia.
Le cause della morte della giovane principessa, figlia della regina Khenramebty, in realtà,
sono del tutto ignote, ma la fantasia (un tantino perversa) dello storico greco supplisce alla mancanza di notizie.
Egli racconta che Micerino preso da insana passione per sua figlia, che viveva nel gineceo reale assieme alla Regina ed alle concubine, ne abusò.
Non reggendo alla vergogna ed al disgusto – racconta ancora lo storico – la principessa si impiccò e la Regina, sconvolta, fece tagliare le mani alle ancelle che l’avevano consegnata al padre.
Distrutto dal rimorso – continua il pruriginoso e fantasioso racconto – il Re fece chiudere il corpo dell’infelice principessa in un sarcofago dalla sagoma bovina, ricoperto da un mantello di porpora e lo espose in una apposita sala nella reggia di Sais.

Gli Dei, però, non perdonarono quel delitto (spiega ancora lo storico greco) poiché dalla città di Buto giunse al Sovrano un oracolo secondo il quale gli restavano da vivere ancora soltanto altri sei anni.
E qui la fantasia di Erodoto va davvero oltre ogni limite. Ecco cosa scrive:
“… poiché ormai contro di lui era stata pronunciata questa sentenza, si fece fabbricare molte lucerne: ogni volta che veniva la notte, dopo averle accese, beveva e godeva, non smettendo né di giorno né di notte: vagava per le paludi e per i boschi e là dove sentiva dire che c’erano luoghi più piacevoli e più belli. Aveva escogitato tutto ciò volendo dimostrare che l’oracolo era falso: per avere dodici anni invece che sei, essendo trasformate le notti in giorni…”

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In realtà, oltre questi fantasiosi dettagli della sua vita, di Micerino non vi sono, praticamente, altri dati storici. Si sa che durante il suo regno egli si dedicò soprattutto alla costruzione della sua Piramide e dei vari Templi e Santuari, facendo dell’Egitto, come già i suoi predecessori, un immenso cantiere. E si sa che in tutta la storia egizia, quello della IV Dinastia fu il periodo d’oro.

La Piramide di Micerino é la più piccola delle tre piramidi dell’altopiano di Gizah, ma é anche quella esteticamente più accurata e meglio rifinita. Anche le statue che lo ritraggono, a testimonianza dell’elevato grado di civiltà, sono di una grande armonia di linee e perfezione tecnica.
Questo Sovrano, il sui nome significa “Stabile é la potenza vitale di Ra” non ha avuto molta fortuna dopo la sua morte.
La sua Piramide, cui fu dato il nome di “Micerino é divino”, più di ogni altro monumento si vide “trasformata” in cava di pietre: fu a lungo saccheggiata per ricavarne pietre per la costruzione di Templi e sepolture.
Non é tutto!
Scoperto l’ingresso alla Piramide, nel 1837, dopo lunghe ricerche ed a seguito di una breccia praticata da Mamelucchi (gli stessi che avevano preso a cannonate la Sfinge), si riuscì a penetrare al suo interno fino a raggiungere la camera Funeraria dove fu trovato un sarcofago in basalto nero. Il coperchio, però, decorato a “facciata di palazzo” era rotto e ciò significava che la tomba era stata profanata. La bara di legno, al suo interno, conteneva resti umani, presumibilmente del Sovrano.
Inviato al British Museum di Londra, il sarcofago, però, non vi arrivò mai: la nave su cui viaggiava naufragò.
Il Faraone “punito dagli Dei” aveva scelto una nuova tomba!

SETROTRI il Guerriero... e l'esule SINUHE

SESOTRI  il  GUERRIERO...       e l'ESULE SINUHE

Sesotri e Sinuhe: due nomi le cui vicende si intrecciano benché il primo appartenga alla Storia e il secondo, invece, alla fantasia.
Conosciamo la storia di Sinuhe, l'esule egiziano malato di nostalgia, attraverso le pagine di un grande romanziere: Mika Waltari. Lo scrittore finlandese, però,  postdatò la vicenda di diversi secoli, collocandola all'epoca del faraone Amenopeth IV (meglio conosciuto come Akhenaton)  durante la  XVIII Dinastia.
La storia originale di Sinuhe, opera propagandistica ma autentico capolavoro della letteratura egizia,  risale invece al Medio Impero (periodo in cui vi fu un vero fiorire dell'arte letteraria egizia) ed alla XI Dinastia dei Faraoni.
Racconta  la morte del sovrano, Amenemhat I°  e l'ascesa di Sesori I°,  proprio come Waltari nel suo "Sinuhe, l'egiziano"  racconta la morte di Akhenaton e l'ascesa del faraone Haremhab, generale di Thut-ank-Ammon.
In realtà non si tratta di un unico racconto continuativo, ma della stesura di vari papiri (molti dei quali incompleti) da cui é stato possibile ricostruire l'intera vicenda che,  sebbene faccia   riferimento a fatti e persone reali, é una storia immaginaria.
Si parla di un funzionario di corte, Sinuhe, che casualmente viene a conoscenza di un complotto contro il Sovrano, Amenemhat I°. Preso dal terrore,  egli fugge e raggiunge il paese di Retenu, dove trova ospitalità e riceve onori. Trascorsi gli anni ed assalito da una crescente nostalgia per la sua terrra,   egli  chiederà al Sovrano di farlo ritornare in patria.
"Chi beve l'acqua del Nilo anche una sola volta, tornerà per berne ancora."

Nel racconto vi si narrano, dunque, avvenimenti realmente accaduti: la morte del Re e l'ascesa del suo erede.
Il Re, Amenemhat é caduto vittima di una congiura di corte  ordita  nell'interno dell'ipet reale, il gineceo e guidata dalla Regina in persona.   I fatti, però, sono avvolti nel mistero più fitto e gli storici ne discutono ancora oggi:   il drammatico episodio, infatti,  è narrato in prima persona dallo stesso Sovrano come se fosse ancora in vita.
"L'insegnamento di Amenemhat I° a Sesotri I°" é  il titolo della composizione e il Sovrano si rivolge all'erede, il principe Sesotri, come in un "Testamento spirituale".

Durante quei drammatici eventi, però, il principe Sesotri   si trovava lontano dalla corte, impegnato in una delle tante guerre contro le turbolenti popolazioni  confinanti:  predoni del deserto, nubiani, libici, ecc..
Si trovava proprio a combattere contro i libici quando lo raggiunse la notizia dell'attentato  in cui era rimasto vittima il Re e che aveva gettato il Paese nello scompiglio,  essendo  i congiurati infiltrati ovunque, perfino  nelle file dell'esercito stesso.
Avvertito del pericolo, il principe tornò di nascosto nella capitale, It-Tani, nel Faiyum e rientrò a Palazzo, occupandolo e riprendendone  possesso.

Secondo gli storici moderni, il Sovrano era ancora in vita quando fu raggiunto dal figlio  e   che  a dettargli gli "Insegnamenti", esortandolo a non fidarsi di nessuno dei cortigiani, sia stato proprio Amenemhat.
La versione originale, invece, riferisce di una apparizione del Re al figlio come "fantasma".
In ogni caso, la  cura del Sovrano morente era quella di far accettare il figlio quale legittimo erede al trono.
Perché tale preoccupazione?
Perché egli,  Amenemhat I°, era considerato un usurpatore.
L'epoca dei Re-Dei che regnavano per volontà divina era terminata con Nicotri, l'ultima Regina della VI Dinastia. Era seguito un periodo difficile e travagliato, passato alla storia con
il nome di "Primo Periodo Intermedio" in cui l'Egitto aveva conosciuto disagi e calamità di ogni genere.

Sesotri, il cui nome significa "L'Uomo di Useret" (una Dea di cui si hanno poche notizie)  riuscì a condurre il Paese verso la pace e la prosperità.
Egli fu   un grande guerriero ed un valente conquistatore.   Allargò notevolmente i confini del Paese giungendo quasi fino in Europa. Al contempo, si mostrò molto generoso con il suo popolo,  attuando una illuminata politica di riforme amministrative,  legislative e sociali che gli guadagnarono titoli quali: "Stella che illumina il Doppio Regno" o anche "Falco che conquista alla sua potenza" e nel romanzo di Sinuhe é definito "Maestro di saggezza i cui piani sono perfetti."
Egli liberò dalla schiavitù molti prigionieri di guerra (che appartenevano al Faraone-Stato come ogni cosa in Egitto) e  dal capestro dei debiti, tutti i sudditi; non mancò, però, di sedare prontamente e risolutamente ogni tentativo ri dibellione per evitare il ritorno all'anarchia del Periodo intermedio appena chiuso.

Sesotri fu anche un grande costruttore e dedicò a tutti gli Dei, da Ra ad Ammon, da Atum a Ptha, numerosi Templi; arricchì di complessi templari ed architettonici la capitale, dove si fece anche costruire la sua Piramide  L'opera sua più eccellente, di cui sono rimaste solo poche tracce fu un grandioso Tempio dedicato a Ra-Haracthy.
Durante il Nuovo Regno, secondo un malcostume consolidato nel tempo, la spettacolare costruzione, però,  fu utilizzata come cava di pietra per la costruzione di nuovi edifici.

Altro grande merito da riconoscere a questo Faraone, proprio come ad un moderno monarca illuminato, fu la valorizzazione del territorio del Faiyum attraverso una vasta opera di canalizzazione. Qui egli fissò anche la sua capitale: Shedet  (battezzata dai Greci Coccodrillopoli) sotto la protezione di Sobek, il Dio-Coccodrillo, Signore-dei-Pantani.