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REGINE

  • la regina Anksenammon
  • la regina cleopatra
  • la regina Anksenpepi
  • la regina Nefertari
  • la regina Nefertiti

Introduzione

Prima di fare i nomi di alcune celebri Regine dell’Antico Egitto, occorre fare una premessa.
Il diritto di successione al trono, nella terra dei Faraoni, avveniva per linea femminile. Era la principessa ereditaria, figlia della Grande Consorte Reale, a trasmettere al principe ereditario il diritto di salire al trono, attraverso le nozze e l’atto sessuale. Dopo essersi unita ad Ammon con il rituale delle Nozze-Divine, la principessa ereditaria si univa all’erede designato attraverso le Nozze Regali; il sangue divino, trasmessole da Ammon, passava, così, al futuro Faraone.
Faraone, ossia Palazzo-Divino, altro non è che l’Incarnazione della Divinità: il corpo mortale che ospitava lo spirito divino.
Ecco la ragione per cui gli antichi Sovrani egizi sposavano sorelle e consanguinee, non certo per predisposizione al vizio!
Di Grande Consorte Reale ce n’era una soltanto, ma di Regine, Primarie e Secondarie, ve n’erano molte, nel gineceo reale; senza contare le Concubine.
Ed ora conosciamo alcune di queste famose Regine.
 

LA REGINA ANKSENAMMON


ANKSENAMMON – La vedova di Thut-ank-Ammon

 

 

Era la terzogenita delle sei figlie di Nefertiti e del faraone Amenopeth IV, meglio conosciuto come Akhenaton (vedi pagina: Faraoni e Regine).
Alla morte di Akhenaton, avvenuta in circostanze più che sospette, la principessa fu fatta sposare all’unico erede, figlio di una Sposa Secondaria.
Il suo nome era Thut e diventerà poi Thut-ank-Ammon.
Aveva dieci anni e la sposina ne aveva cinque o sei in più.
Il loro regno durò otto anni, attraversato da fermenti religiosi, sociali e politici (vedi pagina Faraoni e Regine – Thut-ank-Ammon), ma la coppia era solida e in perfetta armonia. Lo testimoniano le tante raffigurazioni dei due regali sposi in atteggiamenti affettuosi e confidenziali.

 

Di questa Regina, bella e intelligente si parla più che altro per essere stata la sposa di Thut-ank-Ammon. In realtà, nonostante la giovane età, Ank-sen-Ammon fu una donna di carattere, coraggio e intraprendenza.
Lo testimoniano i fatti davvero straordinari citati nelle tavolette di BOGAZ-KOY, (provenienti dal regno degli Ittiti, nemici storici degli Egizi).
Si trattava di una lettera con cui la Regina faceva una’azzardata quanto inusuale richiesta al Re degli Ittiti attraverso una lettera.
Ma vediamo che cosa c’era scritto.

Innanzi tutto bisogna fare una precisazione. Il diritto di successione al trono, in Egitto, avveniva per via femminile: chi sposava la Regina o la Principessa-ereditaria, diventava Faraone.
Chiunque fosse, in teoria! (Vedi post: I matrimoni incestuosi dei Faraoni)

Alla morte del faraone Thut, all’età di soli diciotto anni e in circostanze sospette, proprio come suo padre Akhenaton, il trono rimase vacante e con all’orizzonte la minaccia di una guerra dinastica.
Il Gran visir Eye, padre naturale della regina Nefertiti, aveva sempre avuto mire sul trono d’Egitto e lo appoggiava in questo progetto il generale Horenreb, spinto dalla stessa aspirazione.

Eye, katy o Gran Visir, che pure non aveva alcuna goccia di sangue reale, costrinse la giovanissima vedova a sposarlo.
Mentre aspettava quelle nozze che tanto aborriva, la Regina oppose estrema resistenza; nel frattempo, si preparava la tomba del morto Faraone, Thut-ank-Ammon, non ancora pronta.
Amksenammon amava l’Egitto e il suo benessere e non voleva per il Paese un sovrano vecchio e malandato… per giunta, anche suo nonno.
Per evitarlo, fece la mossa politica più azzardata, ma astuta: inviò al Re degli Ittiti, con cui l’esercito egiziano era in guerra, il seguente messaggio:
“Mio marito, il Faraone d’Egitto Thut-ank-Ammon mi ha lasciata vedova e senza figli. Mi si dice che avete diversi figli maschi adulti. Mandatemene uno ed io ne farò il Faraone d’Egitto.”
Il Re ittita, che temeva un tranello, ma che da buon diplomatico sperava in una risoluzione pacifica dei contrasti con l’Egitto, prese tempo e la sua risposta arrivò un mese dopo: era cortese e assai diplomatica, ma non decisiva.
Disperata poiché le nozze con Eye si facevano sempre più vicine e non erano state ancora celebrate solo perché la tomba di Thut non era pronta, la Regina inviò una seconda lettera.
Questa volta il Re ittita comprese la grande opportunità che quell’intrepida, piccola donna gli stava offrendo ed accettò.
Ma era troppo tardi.
Il messaggero ittita fu intercettato dalle spie di Eye e arrestato; la Regina fu segregata nei suoi appartamenti in attesa delle nozze che avvennero senza aspettare che la tomba di Thut-ank-Ammon fosse completata, proprio per evitare nuovi imprevisti.
Testimonianze di quelle nozze furono un paio di cartigli reali in cui compare la coppia.
Eye morì meno di un anno dopo e puntualmente il generale Horenreb si fece avanti, scavalcando eventuali (se ce ne fossero stati) pretendenti appartenenti alla famiglia reale.
La regina Anksenammon rifiutò sdegnosamente: aveva già mal sopportato l’atto di usurpazione da parte del Gran Visir ma non tollerava l’ascesa al trono di un uomo dagli oscuri natali.
Di lei, purtroppo, sparì ogni traccia fino a quando, più di tremila anni dopo, il suo sarcofago non fu rinvenuto in una tomba comune assieme ad altri membri di sangue reale. 
Il generale dal canto suo divenne Faraone sposando (consenziente oppure no) la principessa Baketammon, sorella di Anksenammon e primogenita di Nefertiti e Akhenaton.
Questo Faraone(vedi  Pagina: Faraoni e Regine) può considerarsi a ben ragione l’anello di congiunzione fra la XVIII  e la XIX Dinastia dei Faraoni d’Egitto.

 

LA REGINA ANKSENPEPI


ANKHESENPEPI  II  - la Regina-Guerriera

 

 

 

Potremmo anche definirla la prima eroina del lungo percorso di riscatto della donna da una condizione di dipendenza. Benché amasse occuparsi di faccende puramente femminili, come lavorare al telaio, pretese per sé il rituale funebre riservato ai Faraoni e si fece mettere nella tomba, a Sakara, i “Testi delle Piramidi”, come per i Sovrani che l’avevano preceduta.
Bella, intelligente ed ambiziosa, fu madre e sposa di Faraoni. Figlia di un alto Dignitario di corte, sposò il faraone Pepi I, della VI Dinastia, e alla sua morte, avvenuta dopo 50 anni di regno,  sedusse il nipote, MeremRa, da cui ebbe un figlio, il futuro Pepi II, che ufficialmente salì al trono all’età di sei anni. Non si accontentò di regnare solo come Reggente, ma esercitò, di fatto, il potere di Regina e fece scolpire sulla pietra le sue gesta gloriose di Regina Guerriera.
Ankhesenpepi, infatti, dovette difendere dalle mire espansionistiche dei vicini Regni il trono destinato a suo figlio e lo fece impugnando le armi come un vero Faraone.

 

LA REGINA HUTHSEPSUT

Huthsepsut –  la Regina-Faraone 

 

 


Questa figura di Regina ha sempre affascinato studiosi e scrittori  e di lei si è molto discusso e si continua a farlo. Dei fatti che la riguardano, la versione più attendibile ed universalmente  accettata da studiosi ed egittologi è, forse, quella che segue.
Figlia del faraone Thutmosis III, della XVIII Dinastia, sposò, come consuetudine, il fratello Thumosis II. Alla morte di questi, essendo l’erede, il futuro, grande faraone Tutmosis III, ancora troppo giovane per governare il Paese, la Regina ne assunse la Reggenza.
Huthsepsut, però, non si accontentò di questo ruolo e quel che seguì fu uno degli esempi di intrighi di corte più clamorosi della storia.
Attraverso una messa in scena assai teatrale, occupò il trono senza colpo ferire e vi regnò per più di 20 anni come Regina-Faraone. Un mattino, mentre officiava in onore del dio Ammon, questi le apparve e, fra tuoni, fulmini e saette, così proclamò (pressappoco):
“In Te voglio compiacermi, figlia mia. Da oggi il tuo nuovo nome sarà Kem-hut-Ra: Colei che regna su Kem (Egitto) con il favore di Ra.”
Donna bella, colta e ambiziosa, era dotata anche di una acutezza politica e molte furono le riforme sociali da lei introdotte nel Paese. Era anche molto coraggiosa. Si narra che da bambina il padre la portasse spesso a caccia con sé.
Nell’assumere il potere, (si dice) si attaccò alla schiena la coda del leone da lei stessa cacciato e si pose al mento la “barba rituale”, per mostrare di essere coraggiosa e capace non meno di un uomo.
 

A sostenerla in questo progetto c’era, naturalmente, una corte di fedelissimi, sia a Palazzo Reale che al Tempio di Ammon. Primo fra tutti, fu Senenmut, architetto e Gran Dignitario, da cui ebbe anche una figlia: Nefrure, che in seguito fece sposare all’erede, Thutmosis III.
Per la sua tomba non scelse la Set-Maaty (Sede della Giustizia), oggi meglio conosciuta con il nome di “Valle dei Re”, dove erano sepolti tutti i Sovrani, ma non volle neppure la Set-Nefrure,(Sede della Bellezza) dove erano sepolte le Regine. Lei scelse un sito diverso, l’attuale Deir-el-Bahari, dove si fece costruire uno dei più straordinari Complessi Funerari: il Sublime dei Sublimi.
Sulle pareti e sulle colonne fece trascrivere la sua storia, quelle delle sue conquiste militari e, soprattutto, l’accoglienza, alla nascita, da parte del dio Ammon, Patrono di Tebe, che la riconosceva come  “Sua Figlia” e ne legittimava il diritto ad occupare il trono d’Egitto.
Morì all’età di 60 anni circa, dopo quasi 22 anni di regno.
La tradizione vuole che il successore, dopo la sua morte, si sia accanito nel voler cancellare di lei perfino la memoria, per vendicarsi di averlo per così tanto tempo tenuto lontano dal trono. In realtà, il faraone Thutmosis III, fece vaghi cenni, in alcune iscrizioni, ad un “periodo di disaccordo” con la Regina.
Certo è che non era facile far cancellare tutte le iscrizioni dai colossali monumenti fatti erigere dalla Regina; più devastante fu l’intervento del faraone Akhenaton, che ordinò di cancellare il nome di Ammon da tutti gli edifici del Paese, compresi quelli della Regina-Faraone.

 

LA REGINA NEFERTITI

NEFERTITI      

 


“E’ giunta la Bella”, questo il significato del suo nome. Che fosse bellissima lo testimoniano i numerosi manufatti, statue, busti e pitture, che la raffigurano. Uno, in particolare, un busto, è considerato un capolavoro dell’antichità.
Figlia della regina Tuya, controversa è invece la paternità: alcuni l’attribuiscono al faraone Amenopeth III, di cui Tuya era Grande consorte Reale, altri (la maggioranza) invece indicano come suo padre  Aj, Gran Visir e amante della Regina.
Sposò Amenopet IV, colui che diventerà Akhenaton, il Faraone-Eretico e in suo onore cambierà il proprio nome in Nefer-Neferu-Aton e seguirà il marito nel suo progetto di accettazione e riconoscimento di un Dio Unico: Aton, il Sole.
Ebbe sei figlie, tutte femmine. AnksenAmmon (diventata Anksenaton), quartogenita della coppia reale, sposerà il futuro e assai famoso ThutamkAmmon.
Donna intelligente e di notevoli capacità politiche e soprattutto diplomatiche, finirà per sopperire alle carenze governative del marito il quale, nel suo fervore religioso, aveva finito per dedicarsi completamente al suo Dio.
 

NEFERTARI

NEFERTARI

 


La parola nefer vuol dire bella;  il nome della Regina significa: Bellissima, La-più-bella.
Nefer non aveva sangue reale nelle vene; forse era figlia di un Dignitario o forse era una delle tante belle ragazze che vivevano a corte. Il principe Ramseth, il futuro Faraone, se ne innamorò subito e la sposò prima ancora che il padre, il faraone Seti Primo, lo nominasse suo erede.
Ramseth, però, aveva già una Grande Consorte Reale, la sorella Istnofret, principessa di sangue reale, che gli aveva trasmesso il diritto di occupare il trono. Innamoratissimo di Nefertari, però, egli concesse anche a lei il titolo di Grande Consorte Reale.
Nefertari, donna bellissima e di grande ingegno, ebbe una grande influenza sul Sovrano e appariva costantemente al suo fianco in ogni Cerimonia pubblica. Influì anche nelle sue decisioni militari, ma soprattutto diplomatiche ed è stata trovata una ricca documentazione che la riguarda, circa un Trattato di Pace ed alleanza con il popolo Ittita, con cui l’Egitto era spesso in guerra.
Nefertari morì a 40 anni circa, compianta da tutti.
Il Sovrano, che aveva di lei la massima considerazione, volle tangibilmente dimostrarlo, dedicandole un Tempio nel famosissimo complesso templare di Abu Simbel.
Volle per lei, inoltre, una delle più belle tombe nella Valle delle Regine, nell’attuale sito di Deir-el-Medina.


              

CLEOPATRA


Di questo personaggio, appartenente alla Dinastia dei Tolomei, di origine greca, si è ormai detto tutto e forse non sempre a proposito.
Tralasceremo la sua celebre storia d’amore con Marco Antonio e il tentativo di seduzione nei confronti di Ottaviano Augusto, né parleremo del suo matrimonio con Giulio Cesare e del suo arrivo, cinematograficamente trionfale, a Roma, in realtà osteggiato da tutti, essendo, i fatti, assai noti.
Non parleremo nemmeno della sua morte: aspide o vipera? Di qualunque veleno si trattò, certo è che pose fine alla sua vita.
Parleremo della sua fanciullezza e giovinezza.
Altre Regine con il suo nome l’hanno preceduta: lei era Cleopatra VI, nata ad Alessandria d’Egitto nel 69 a.C., da Tolomeo XII.
Fu l’ultima Regina di quella Dinastia. Regnò dal 51 al 30 a.C., anno in cui morì.
Non era particolarmente bella, ma astuta, ambiziosa, colta e di un fascino assai particolare oltre ad avere una spiccata personalità.
Aveva 18 anni quando morì il padre, lasciando il Regno al fratello, Tolomeo XIII, di soli 10 anni ed a lei il ruolo di Consorte Reale.
Roma, di cui l’Egitto era una Provincia, aveva nominato Pompeo come tutore del ragazzo. Per di più, il potente eunuco Potino l’aveva posto sotto la sua protezione, e Cleopatra si vide costretta a fuggire in Siria, dove organizzò un proprio esercito.
Molto colta (parlava perfettamente cinque o sei lingue) e con particolari doti politiche e diplomatiche, come si è già detto, approfittò della guerra civile scoppiata a Roma tra Pompeo e Giulio Cesare.
Potino, per compiacere Cesare, fece uccidere Pompeo e fu quell’episodio che spinse Cleopatra a osare ciò che nessuno avrebbe osato mai: avvolta in un tappeto, (una storia che ormai tutti conoscono bene) si presentò al cospetto di Cesare, che ne restò davvero impressionato. Fra i due nacque la passione e per compiacere la “Sua Regina”, Cesare fece  uccidere Tolomeo, lasciando a lei il potere assoluto.
La richiamò a Roma, ma… basta vedere il celeberrimo film con la Taylor e Burton, (con accenti hollywoodiani) per conoscere il seguito della storia.
Morto Cesare, Cleopatra cadde fra le braccia di Marco Antonio, suicidatosi questi, tentò di sedurre Ottaviano Augusto e alla fine pose fine ai propri giorni con il veleno di un serpente.